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L'intervista

Pierdavide Carone e Dear Jack in Puglia dopo il successo di Caramelle: «La musica crea ancora connessioni»

Il brano tratta il tema della pedofilia e ha riscosso un fiume di consensi inaspettati. E il pugliese Carone rivela l'ultimo insegnamento che gli ha lasciato Lucio Dalla

Pierdavide Carone e Dear Jack in Puglia dopo il successo di Caramelle: «La musica crea ancora connessioni»

Arriveranno tra poche ore in Puglia (23 marzo a Conversano - Bari, alla Casa delle Arti, e 24 marzo a Lecce, Parco di Belloluogo - ingresso libero) Pierdavide Carone e Dear Jack, sull'onda del successo del brano Caramelle, che tratta in modo delicato e tagliente il tema della pedofilia. Nel tour, che è partito da Bologna, oltre a Caramelle e a un viaggio in entrambi i repertori dei due artisti, ci sono anche reinterpretazioni di classici della musica italiana, da Lucio Dalla ("Disperato Erotico Stomp") a Morandi ("C'era un ragazzo"), Celentano, Battisti e tanti altri. L'inedita accoppiata sarà nuovamente in Puglia anche ad aprile, il 6 ad Andria (Bt), nell'auditorium Don Bosco e il 7 a Cerignola (Fg), a Palazzo Fornari. Abbiamo raggiunto telefonicamente il pugliese Pierdavide Carone e Lorenzo Cantarini dei Dear Jack per farci raccontare le emozioni di questo periodo.

Come nasce la collaborazione tra voi e come vi sentite ad affrontare quest'avventura insieme?

Pierdavide Carone: «Noi ci conosciamo da tanti anni, ma la nostra amicizia è sempre stata extralavorativa. Forse è stato un bene, perché quando si è presentata l'occasione di affrontare un pezzo così difficile come Caramelle, sapevamo che sarebbe stato un percorso importante, e affrontarlo insieme è stato più semplice e più bello. Tutto il clamore che si è creato dietro al brano non ce lo saremmo mai aspettato. E siccome non si torna indietro, il tour era il proseguimento naturale di questo percorso, e indubbiamente continueremo a fare altre cose insieme»

Lorenzo Cantarini: «Il tour per noi era l'esigenza primaria, una delle cose che ci lega è la passione di stare sul palco e la voglia di suonare i nostri strumenti. Spesso quando si progetta un singolo magari c'è una strategia discografica, di promozione, noi invece abbiamo bisogno di suonare. Noi siamo proprio "band", ci piace stare insieme, non era scontato trovarci così bene con Pierdavide, anche se eravamo già amici, ma con lui è stato estremamente semplice»

Qual è stato l'impatto esterno che ha avuto Caramelle?

P.C.: «Io avevo un po' paura di affrontare questa canzone, ero scettico, nonostante l'avessi scritta, non sapevo come avrebbe reagito il pubblico o chi ha vissuto esperienze del genere sulla propria pelle. Sono stati proprio loro, invece, a essere i più empatici: ci scrivono, ci raccontano le loro storie personali. Non avremmo mai immaginato di entrare in una sfera extramusicale, si sono avvicinate a noi anche alcune onlus. Quando sono loro a cercarti vuol dire che la canzone è stata scritta nel modo giusto, i dubbi vengono fugati»

L.C.: «Era un aspetto che non potevamo immaginare. Ci ha dato una chiave di lettura per essere all'altezza di queste situazioni, non avevamo programmi, avevamo un pezzo in cui credevamo. Forse la musica è ancora capace di creare delle connessioni profonde, crea un canale comunicativo forte e apre porte in qualche modo segrete»

Vi aspettano quattro date in Puglia. Per te Pierdavide cosa significa venire a suonare nella tua terra?

P.C.: «È sicuramente suggestivo. Le mie prime canzoni le ho scritte nella mia cameretta a Palagianello (Ta), sapere di tornare vicino a quei posti fa venire in mente emozioni. La Puglia mi ricorda l'adolescenza, quando quello che faccio adesso era solo un sogno nel cassetto. A 30 anni vedere dove mi ha portato, dove sono riuscito a portarlo io, e tirare queste somme vicino ai luoghi dov'è nato tutto è davvero importante»

Progetti futuri?

P.C.: «Con i Dear Jack abbiamo creato un bel precedente, da continuare. Il percorso live sarà lungo, sicuramente verrà accompagnato da altre canzoni insieme. Sicuramente con il prossimo brano vogliamo alleggerirci: vorremmo darci al romanticismo più sfrenato, quasi ingenuo»

L.C.: «Stiamo scrivendo molto, abbiamo canzoni in cui crediamo tantissimo, frutto di una sperimentazione musicale dell'ultimo anno. Il progetto con Pierdavide ci sta piacendo molto, non abbiamo programmi precisi ma vorremmo farlo andare avanti per un po'. La nostra band forse sta riuscendo a mostrarsi sotto una luce diversa, un po' più matura, il nostro approccio alla musica sarà un po' differente»

E dei Dear Jack che anni fa aprivano a San Siro i concerti dei Modà, a prescindere da tutti i cambi di formazione che avete avuto, cosa è rimasto?

L.C.: «Oggi siamo più disillusi, e questo è ciò che è cambiato. Rimane la nostra attitudine alla musica e al palco, l'innamoramento che viviamo quando suoniamo dal vivo è sempre lo stesso»

Un'ultima cosa a Pierdavide. Tu resterai nella memoria di tutti come ultimo artista a esserti esibito a Sanremo con l'immenso Lucio Dalla. Qual è stato l'insegnamento più grande che ti ha lasciato

P.C.: «La consapevolezza. Di poter fare il cantautore, di essere un cantautore. Anche prima di incontrare Lucio avevo affrontato tematiche particolari, dalla malasanità alla politica, ma "Nanì", il duetto con Dalla, è stato uno spartiacque, perché prima affrontavo tutto rifugiandomi nell'ironia e nella dissacrazione. Era più comodo, ero più giovane. Oggi so di poter trattare ogni tema con la dovuta solennità e importanza. Lucio mi ha reso un artista più consapevole, gliene sarò grato per sempre»

(photo credits Virginia Bettoja)

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