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Lettere alla Gazzetta

La disfida dei «dem» all’insegna del tutti contro tutti

Più di 50 anni fa nel clima festoso delle celebrazioni per il Centenario dell’Unità d’Italia Garinei e Giovannini scrissero una delle più belle commedie musicali: “Rinaldo in campo”. Per Domenico Modugno fu un trionfo. Oggi nel clima velenoso del tutti contro tutti, dell’avviata inarrestabile Disunità d’Italia, di “Garibà, ma chi te l’ha fatto fare, potevi startene a casa, non ascoltare quel Cavour guerrafondaio, stavamo bene così noi del Sud” non dal mondo cavalleresco della Nobiltate, dalle pagine polverose di Codici e Pandette scende in campo Orlando ieri ed oggi ministro dem della Giustizia terzo iscritto alle gare di fine Aprile per la conquista della Segreteria.
Se ci riuscirà per lo sconfitto che troppo precipitosamente si dimise ed ora con la solita arroganza vuol rientrare non una commedia musicale, sarà un’autentica tragedia. Sbalzato di sella rimarrà appiedato come accadde in quel maledetto 4 dicembre. Tutti i sogni e i bisogni presenti e futuri annegheranno miseramente in Arno. Il Cerchio Magico Fiorentino vestito a lutto andrà verso una lenta estinzione.Lugubri rintocchi di campane si avvertiranno dalle parti di Banca Etruria e del Monte dei Paschi insieme a lamenti misti a bestemmie in dolce stil vecchio toscano. Nella sezione Pd di Rignano resterà a consolarlo solo il Babbo amoroso ma non troppo dopo l’infelice augurio d’una condanna doppia nel caso che…Una tristezza, lontano dai bei tempi di Consip sip sip hurra!
Maledetti Toscani, come scrisse Curzio Malaparte che conosceva bene vizi e virtù di Guelfi e Ghibellini. Se finirà con l’Orlando vincitore e con il giovane Matteo sconfitto anche sul versante Tosco-Appulo-Emiliano, mentre nelle botteghe di tutta Italia si lavorerà senza soste per costruire cento, mille, diecimila carri del vincitore sui quali saliranno legioni di fedelissimi ante-primarie, italiani che non hanno mai dubitato ecco spuntare nella romana via del Nazareno Michelone Rinaldo, sanguigno barbuto Cavalier barese. Uomo Regionevole ma non troppo. Siederà armi e bagagli alla destra del Padre Orlando Giustiziere solo dopo avergli portato molti voti non inutili ex voto. E quindi godere giustamente i frutti (anche di mare) della sua sincera, spontanea adesione al nuovo Verbo di Casa PD. Ma chi scriverà la vera, triste historia del giovane Cavalier perdente, l’uomo che rottamò se stesso? Garinei e Giovannini sono morti da un pezzo. Serve un nuovo Ser Lodovico Ariosto, lo spallino di Ferrara poeta alla Corte degli Estensi, che scriva non un Orlando 2.0 un fiammeggiante ”Matteo Furioso”.Da Verdiniano non verdiano “Rigoletto” annuncerà sin dal primo capitolo “vendetta, tremenda vendetta” da consumare, giorno verrà, nelle cupe stanze romane del partito.
Data una sciacquata in Arno all’armatura poi messa ad asciugare al Sole dell’avvenire, fatto un salto nella natìa Terra Santa di Rignano per salutare i suoi, Matteo non muoverà da neo Crociato verso Gerusalemme per riaccendere lo spento sacro sepolcro del Partito Democratico. Deciso una volta per tutte a schiacciarli muoverà lancia in resta contro gufi, Grilli, Berlu mosconi ed altri animali domestici che gli hanno rovinato la festa. Ovvero “State sereni D’Alema, Bersani, Cuperlo, Emiliano e Speranza, in guardia messeri questa mia lancia vi bucherà la panza”.

Vito Trione, Bari

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