Giovedì 24 Gennaio 2019 | 05:31

LETTERE ALLA GAZZETTA

Perplessità sulla riforma costituzionale

La riforma del Renzi abroga l’ Art. 58 della Costituzione, disponendo, invece, che alla carica di senatore potranno accede solo persone nominate nell’ambito di una cerchia ristretta di amministratori locali. Da una lettura sistematica, logica e coerente dell’articolato costituzionale: Art. 1, c. 2°. “La sovranità appartiene al popolo…”; Art. 58, 1° c. “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto …” e 2° c. “Sono eleggibili a senatore gli elettori…”, si evince in primis che il diritto sovrano ad eleggere i rappresentanti negli organi legislativi nazionali spetta esclusivamente al popolo. Orbene non v’è chi non vede una violazione inaudita sia del diritto fondante e fondamentale della sovranità popolare, sia del 2° c. ex Art. 58, in quanto la modifica priva il cittadino elettore di competere all’elezione a senatore. Il tutto poi va doverosamente collegato con il combinato disposto della legge elettorale detta ITALICUM, per cui andremo ad eleggere il capo assoluto. Il che non può non allarmare. In conclusione, atteso che nessuno si oppone alla riduzione dei parlamentari, alla fiducia di una sola camera e alla doppia lettura di tutte le leggi, devono essere i detti ineludibili profili di merito ad essere alla base di qualsiasi discussione, che non può che concludere per un <NO> senza se e senza ma al referendum costituzionale.

Libero Di Bitonto, Ruvo di Puglia (Bari)

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