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Basilicata, un giorno in volo con l'elisoccorso per salvare una vita

A bordo tra ricordi e speranze: la «Gazzetta» ha seguito il 118 Basilicata in tutte le fasi, dalla chiamata all'arrivo

Le sirene delle ambulanze e il rumore degli elicotteri. Quante volte hanno interrotto il silenzio del lockdown. Quante volte abbiamo visto l’elicottero giallo del 118 solcare il cielo lasciandosi alle spalle o dirigendosi verso il complesso dell’Ospedale “San Carlo” di Potenza. Un mondo che la Gazzetta, continuando il suo viaggio nella sanità in Basilicata, ha deciso di esplorare con un nuovo focus dedicato proprio al Dipartimento emergenza urgenza - 118 Basilicata dell’Azienda sanitaria locale di Potenza (Asp). Un reportage con il fotoreporter Tony Vece partendo proprio dal cuore della gestione del soccorso: la centrale operativa unica regionale. È il dottor Serafino Rizzo, direttore facente funzioni del Dipartimento Emergenza Urgenza - 118 Basilicata, che ci accompagna al primo piano dell’edificio circolare dal tetto a forma di cupola, il più grande. «Pronto 118, da dove chiama?». L’intervista deve durare 90 secondi e in pochi minuti deve essere ben chiara la situazione, quale tipo di intervento è necessario, con quale mezzo procedere e partire con l’elisoccorso o l’ambulanza. C’è anche un tipo di trasporto secondario per trasferire pazienti. Ad esempio, un neonato dal “San Carlo” al “Santo Bono” o un ustionato a Brindisi al Centro grandi ustioni o in un’altra struttura. L’elisoccorso oltre a velocizzare i tempi, rende anche più efficienti i servizi.
Ma è necessaria una preparazione specifica per poter svolgere tale attività. E proprio oggi oggi parte un nuovo corso Hems per abilitare un quindicina di medici e infermieri all’attività di elisoccorso.

Il 118 si sintetizza in una frase, ripete il dottor Rizzo: «offrire al paziente giusto, il soccorso nel tempo giusto, nel modo giusto, alla destinazione giusta». Parole che assumono un significato particolare in quel momento, quando per uno strano gioco del destino il nostro reportage si è trasformato in un racconto in presa diretta di una missione di soccorso. Quello che il dottor Rizzo e l’equipaggio in turno ci stava raccontando (si vedano gli altri pezzi in pagina), ha preso forma dinanzi agli occhi della cronista e del fotoreporter, diventati inaspettatamente testimoni di tutte le fasi di quell’intervento «giusto» dall’inizio alla fine: dalla telefonata al 118, all’attivazione della procedura di intervento dell’elisoccorso.


«Le operazioni decollo e atterraggio sono presenziate dal servizio antincendio. Il tecnico è deputato alla sicurezza dell’imbarco e dello sbarco ed è lui che dà il via alle operazioni». Sono passate le 13 da qualche minuto, l’equipaggio è rientrato nell’alloggio del team vicino alla centrale. Avevano appena scolato la pasta per un momento di convivialità. È solo un attimo per passare dalla tranquillità al caos. «Ho scelto questo lavoro... », l’intervista, che si stava chiudendo, si ferma su queste parole, interrotta dallo squillo del telefono. Sono le 13.10. Il comandante pilota è il primo a uscire dall’alloggio. Come un flashback i racconti dell’equipaggio, le dimostrazioni di volo, prendono forma. Il mezzo antincendio si ferma a pochi metri dal velivolo. A terra c’è il tecnico con il portellone già aperto. Sono le 13.12. Il comandante pilota con il tablet sotto il braccio, va deciso verso l’elicottero. Il passo è veloce, i piedi si sollevano entrambi da terra, quasi librandosi nell’aria. Mette in moto, sotto il controllo del tecnico che dà l’ok al medico anestesista rianimatore e all’infermiere e vigila sul loro imbarco. Completate le operazioni, il tempo di volgere lo sguardo all’equipaggio: è tutto a posto, si decolla. Sono le 13.14.
L’elicottero spicca il volo verso un cielo azzurro, in mezzo a un gruppo di nuvole, fin quando si perde nell’orizzonte, il rumore si affievolisce e puoi sentire forte solo il battito del tuo cuore. Una ridda di emozioni quella che si vive da terra, pari a quella che si vive dall’alto. In un attimo il pensiero corre a tutte le volte che quel rumore forte ha catturato la nostra attenzione e ci siamo chiesti. «Chissà cosa sarà successo», accompagnato dalla consapevolezza che quell’elicottero stava volando per prendersi cura di qualcuno in chissà quale posto della Basilicata.


È questo il lavoro del 118, quello raccontato dall’equipaggio e che abbiamo potuto vivere in diretta. Il tempo di fare qualche considerazione, di rendersi conto di quello che è appena successo, mentre ritornano alla mente le parole del dottor Rizzo. «Quando c’è un evento, il pilota riceve la segnalazione sul suo tablet e quando dà l’ok alla fattibilità del volo, tutto l’equipaggio viene allertato».

La macchina del 118 continua a correre. Il tempo è volato via velocemente e il rumore ci porta a volgere gli occhi a cielo. L’elicottero giallo è sopra di noi e si prepara ad atterrare. Il mezzo antincendio è pronto, ma c’è anche l’ambulanza del 118. L’elicottero tocca terra, il tecnico dà l’ok allo sbarco. Scende la barella e il paziente viene caricato sull’ambulanza alla volta del Pronto soccorso del San Carlo, dove attendono il suo arrivo. Un intervento primario a Tricarico. «Siamo atterrati sulla piazzola del punto di primo intervento, dove c’erano i carabinieri ad attenderci per portarci a casa del paziente», spiega il dottor Guarini. Sono le 13.56 quando l’elicottero arriva sulla base di Potenza, dove l’ambulanza del 118 è pronta a portare il paziente al “San Carlo”. Si può tornare in alloggio, la mattinata è finita. La pasta è ormai scotta, ma la missione è stata portata a termine.

(foto Tony Vece)

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