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Amarcord

Nino Manfredi ad Altamura in «Anni ruggenti» di Zampa

Eustachio Cosmo fu tra le comparse nella scena del teatro Mercadante. Ecco il suo ricordo di quella esperienza 58 anni dopo

ALTAMURA - Tra gli amarcord cinematografici ad Altamura, uno dei film più datati ma maggiormente evocativo è «Anni ruggenti» (o «Gli anni ruggenti») di Luigi Zampa, girato nel 1962. Per più giorni il teatro Mercadante fu interamente messo a disposizione della produzione per girare delle scene in interni.

La storia, ambientata nel 1937, in epoca fascista, è una commedia degli equivoci. Omero Battifiori, un giovane assicuratore che crede nel regime, è interpretato da Nino Manfredi. Per ragioni di lavoro è inviato in un piccolo Comune pugliese dal nome inventato (Gioiavallata) dove viene scambiato per un gerarca del partito inviato da Roma a compiere in incognito un’ispezione politico-amministrativa.

Riverito in ogni modo, quasi convola a nozze con la figlia del podestà, fino a quando l’equivoco sull’identità svanisce. Con l’arrivo del vero gerarca, il protagonista lascia la Puglia con una consapevolazza diversa su quella stagione politica in cui aveva creduto.

La produzione, girata in esterni sia in Puglia (Ostuni e Alberobello) sia in Basilicata (Matera), fece tappa ad Altamura per la scena (cinque minuti nel film) di uno spettacolo teatrale e musicale organizzato dal Partito nazionale fascista in cui Manfredi, all’epoca una stella nascente del cinema italiano, recitò insieme a Gino Cervi e Gastone Moschin, prendendo posto nel palco centrale dedicato alle autorità.

Nelle inquadrature la sala teatrale e gli ordini di palchi appaiono interamente pieni. Tante le comparse del posto, in prevalenza uomini.

Tra loro, in prima fila, Eustachio Cosmo, in quegli anni giovane esercente del cinema comunale a Matera, all’epoca gestito dal padre. Cinema oggi guidato dal figlio Donato, in una staffetta generazionale della famiglia Cosmo che non si è mai interrotta.
«Sono passati tanti anni - dice Eustachio Cosmo che fu comparsa nel film di Zampa - ma i ricordi sono vivissimi. La selezione avvenne direttamente al teatro Mercadante. Bisognava presentarsi lì se si voleva partecipare. Furono scelti pure il mio compianto cognato, Francesco Popolizio, che nel film interpretò la piccola parte del farmacista, e mio cugino Alberto. Mi fecero sedere in prima fila. Al loro comando - ricorda -, tutti noi applaudivamo gli attori presenti sul palcoscenico. Fu una bella esperienza, per me durò solo un giorno».

C’era tanta curiosità per vedere Nino Manfredi. «Ma non era possibile poterlo salutare o stringergli la mano - narra Cosmo -, era impossibile avvicinarsi. Manfredi arrivava quando doveva girare una scena e poi subito dopo andava via».
Un’esperienza indimenticabile, senza compensi ma ugualmente memorabile.
Scandagliando nei ricordi dell’epoca, riemerge un dettaglio finora rimasto nel dimenticatoio. Fuori dal teatro si tenne una manifestazione del Movimento sociale italiano. Avendo appreso che il film si basava su uno scambio di persona e il fascismo non ne usciva bene, i simpatizzanti altamurani della Fiamma tricolore misero in atto un presidio all’esterno del «Mercadante» con lo scopo di non far girare la pellicola.

Manifestazione che durò poco e rimase senza esito. Il film si fece e oggi in quel lungometraggio batte forte anche l’identità altamurana, sebbene la città non sia mai nominata nella trama.

Campeggia in bella vista lo storico sipario del teatro in cui è ritratto Federico II di Svevia mentre ordina la costruzione della Cattedrale, l’unica chiesa fatta erigere dall’imperatore che, invece, ha disseminato castelli e manieri ovunque sia passato.
Quel sipario, poi restaurato negli scorsi anni, quando tutto il piccolo ma preziosissimo teatro - una «bomboniera» come da tutti viene definito - è stato rimesso a nuovo, per consentirne la riapertura nel 2014, con l’inaugurazione ufficiale del maestro Riccardo Muti in concerto. Era chiuso da un quarto di secolo, dal 1990, per il mancato adeguamento alle norme della sicurezza e antincendio. Un atto di mecenatismo moderno ha permesso di restituire il teatro alla città di Altamura.

Tra i vari titoli in cui Altamura è stata set, la pellicola di Zampa merita sicuramente di essere annoverata tra i più importanti. Altri film girati in loco sono: «L’Italia in pigiama» (1977, regia di Guido Guerrasio) che destò scandalo; «Tre fratelli» (1981, di Francesco Rosi) per cui fu scelta la masseria Viti De Angelis; «Io speriamo che me la cavo» (1992, di Lina Wertmüller, con Paolo Villaggio) con i ciak alla stazione ferroviaria; i film di Sergio Rubini «Tutto l’amore che c’è» (2000) e «L’uomo nero» (2009) in cui l’ex studente del Liceo scientifico scelse gli esterni al Pulo; «Focaccia Blues» (2009, con regia di Nico Cirasola), la «favola» moderna del McDonald’s fatto chiudure da una panetteria-focacceria di Altamura, preso a simbolo della tradizione gastronomica murgiana. «Focaccia Blues» è peculiare in quanto interamente girato ad Altamura dove, ovviamente, è pure ambientato. L’ultima produzione è stata quella del «Pinocchio» di Matteo Garrone, con le scene in interni presso la masseria Patrone, a Jesce.

Un’altra produzione importante è stata la miniserie televisiva della Rai «Pane e libertà», dedicata alla vita del sindacalista Giuseppe Di Vittorio, interpretato da Pierfrancesco Favino. In piazza Duomo e negli uffici della curia diocesana presso la Cattedrale nel 2009 il regista Alberto Negrin filmò l’assalto alla Camera del lavoro di Bari. Pochi sanno che la colonna sonora di «Pane e libertà» è stata firmata dal monumentale Ennio Morricone e fa parte della sua sterminata produzione musicale.

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