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Canne della Battaglia, la stazione semi-abbandonata rivive grazie a un'installazione-mosaico

Tra visione e realtà: i temi che hanno guidato il lavoro di alcuni architetti per realizzare questa installazione

BARLETTA - Valle di Aufidus. Parco paesaggistico di Canne. Tra visione e realtà. Questi i temi sui quali si sono concentrati con una interessante riflessione gli architetti Massimiliano Cafagna, Olga Paparusso, Patrizia Silecchia, Ornella Spadaro e Giuseppe Tupputi congiuntamente con i graphic designer Francesco Delrosso, Marco Lacerenza, Antonio Lionetti, e Saverio Rociola. Tutto questo in un lavoro collettivo che ha trovato l’impegno in un «laboratorio di immaginazione urbana».
Scrivono: «In molti conoscono le vicende legate alla famosa “battaglia di Canne” in cui, nel 216 a. C., Annibale sconfisse l’esercito romano dove riconobbe, in una piana immersa nel paesaggio della Valle dell’Ofanto ai piedi della cittadella di Canne, il luogo idoneo per attuare la sua geometria di battaglia».

Si interrogano: «Siamo noi oggi capaci di elaborare uno sguardo che abbia – ovviamente nel campo socio-culturale ed economico, nell’ambito della battaglia per la rivalorizzazione paesaggistica ed ambientale del nostro territorio – un valore strategico pari a quello che condusse Annibale alla vittoria? Siamo noi oggi capaci di assumere tale visione che studia, analizza e scompone, e poi ricompone e ricostruisce, trasforma e crea? Che comprende le possibilità già in nuce nella condizione di un territorio, di un paesaggio, e prova a svilupparle, producendo, al contempo, plusvalore estetico, culturale, economico, sociale ed ecologico?». E poi: «Forse, ad oggi, la risposta è negativa; e sarà difficile intraprendere questa sfida senza riconoscere che quello di Canne della Battaglia è un paesaggio ricco di molte e variegate emergenze storico-archeologiche, di segni, tracce, frammenti di epoche antiche che si sono lentamente stratificati, restando tutti simultaneamente visibili sul corpo del territorio.

La Valle dell’Ofanto è un paesaggio che conserva, nei suoi lineamenti antropogeografici, impronte, resti, orme dei nostri passati plurimi e più o meno lontani: è un paesaggio in cui si passa, senza soluzione di continuità, da un Menhir preistorico alle splendide masserie Canne e Antenisi costruite tra il Settecento e l’Ottocento; dalle grotte scavate nella roccia da popoli che abitarono queste terre più di 6.000 anni fa alle Terme di San Mercurio, di periodo romano, e poi alla fontana medievale di San Ruggiero, costruita nel luogo di una sorgente naturale. Anche la stessa cittadella ha avuto più vite e nasconde oggi diverse tracce, custodendo diverse storie. Edificata dagli Apuli fra il VI e il IV secolo a.C., essa diventò un importante emporio fluviale nel periodo romano e, dopo le devastazioni barbariche, ebbe nuova fioritura in epoca medievale. Eppure si fa fatica a riconoscere nella Valle di Aufidus questi valori potenziali tutt’oggi presenti nel paesaggio in cui si colloca il Parco Archeologico di Canne della Battaglia>.

La conclusione: «Allora “Canne della Battaglia” coincide solo con la più famosa “Battaglia di Canne”, e ci si dimentica di tutto il resto. Ci si dimentica addirittura che un territorio non può vivere isolato, ma si deve connettere ad altri luoghi, nella stazione di Canne, completamente sottoutilizzata e semi-abbandonata (e, tra l’altro, mal collegata con la maggior parte dei monumenti qui citati). Ci si dimentica del territorio, con le sue tracce che parlano del nostro passato e potrebbero essere la base per costruire il progetto del nostro futuro. Il riconoscimento di questo stato di cose ci ha condotto a ideare l’istallazione Mosaico di Aufidus, un opera di land art realizzata presso la stazione di Canne, con l’obiettivo di trasformare il pietrame che sostiene i binari ferroviari in un mosaico colorato in quattro tonalità: il celeste e il blu che rappresentano l’acqua, il fiume in secca e in piena, ovvero in generale le qualità paesaggistiche dei luoghi; il rosso che rappresenta il sangue e l’arancio che rappresenta l’argilla, ovvero in generale la storia dei luoghi nei suoi connotati immateriali e materiali».

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