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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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La protesta

Corteo anti Salvini, in 300 a Bari. Lui replica: «Sono centri a-sociali»

Striscioni e cartelli sfilano nel centro della città nel corteo antifascista organizzato da comitati e associazioni cittadine baresi riuniti nella rete «Mai con Salvini»

BARI - In circa 300 sfilano nel centro di Bari nel corteo antifascista organizzato da comitati e associazioni cittadine baresi riuniti nella rete «Mai con Salvini» in occasione della visita del ministro dell’Interno e in contemporanea al comizio che il leader della lega sta tenendo in città. Il corteo «Bari non si Lega. Atto II» è partito da piazza Umberto si concluderà in piazza Díaz, sul lungomare di Bari, non lontano dal teatro Petruzzelli dove si tiene il comizio.

«Rifiutiamo la presenza del seminatore di odio Salvini e dei suoi alfieri della legalità sbilenca», dicono gli organizzatori. Quando il corteo ha incrociato il punto più vicino al comizio,sono partiti i fischi alla volta di Salvini «Matteo 49, noi terroni con memoria», e ancora «Ci chiamavano briganti, ci chiamano teppisti, ieri partigiani, oggi antifascisti» sono alcuni degli striscioni che accompagnano i manifestanti. L’atto primo della rete «Mai con Salvini» si celebrò il 21 settembre 2018. In quella occasione, al termine del corteo antirazzista e antifascista organizzato per un’altra visita di Salvini a Bari, che inizialmente era prevista quel giorno ma fu poi anticipata, alcuni manifestanti furono aggrediti da un gruppo di attivisti di CasaPound, la cui sede - in seguito a quei fatti - è stata sequestrata su disposizione della Procura di Bari e 30 persone sono indagate per «riorganizzazione del disciolto partito fascista» e «manifestazione fascista».
«Il 21 settembre - dicono i manifestanti - abbiamo dimostrato che la Bari solidale, meticcia, antirazzista, non si piega alla bufera di odio, razzismo e discriminazione».

Intanto dal palco del comizio a sostegno del candidato sindaco della Lega, Fabio Romito, lo stesso Salvini ironizza: «Per me questi non sono centri sociali, ma centri a-sociali». 

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