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Il cinema in Puglia

Il dramma degli ebrei nel film girato tra Bari, Palese e Cozze

L’indimenticabile pellicola del 1948. Tra gli sceneggiatori anche Carlo Levi

Numerose comparse vestite all’araba nell’estate del 1948, sapientemente guidate dal regista cinematografico Duilio Coletti, concorrono a ricostruire una zona di Gerusalemme e di Haifa, che altro non è che il fantastico Arco delle Meraviglie di Bari Vecchia. Qui vengono girate alcune scene di un grande film, il quarto nel dopoguerra, intitolato «Il Grido della Terra», realizzato anche tra Bari, Palese Macchie e Cozze. Una pellicola d’avventura piuttosto che un film politico, secondo il progetto del produttore Alberto Salvadori. La politica doveva essere tenuta il più lontano possibile, ma questo film si serve di una sfondo di evidente attualità, il tragico dramma degli ebrei, e la tuttora irrisolta, dai governi succedutesi nei vari continenti, relativa alla questione della Palestina.

Ma torniamo sul set. Mentre il centro storico di Barivecchia proponeva il cuore degli ambienti palestinesi, già le prime scene sarebbero state effettuate nelle baracche di metallo in Palese, all’interno del campo di raccolta dei profughi ebrei, solamente, da qualche tempo inutilizzate. Molte giovanissime comparse vennero reclutate nelle quinte elementari delle scuole di Palese, ma ben 250 figuranti di nazionalità ebrea vennero ricaricati sui camion dal campo «International Refugee Organisation» di Trani e riportate, in questo caso come comparse nella struttura di prigionia palesina.

Questo era l’ambiente esterno della prima parte del film. La troupe era costituita da un significativo cast internazionale di attori. In attesa del ciak, del’imbarco «clandestino» previsto dalla trama, attori e tecnici trascorsero il tempo libero sulla splendida spiaggia di Cozze, tra gli estuari delle antichi lame.
I personaggi: il professore, (impersonato da Filippo Scelzo), noto chirurgo israelita, e Dina (Marina Berti, pseudonimo di Elena Maurene Bertolino) la sua futura nuora, e poi gli altri profughi diretti in Palestina, coordinati da Ariè (Andrea Checchi). In Palestina è in corso la guerriglia fra partigiani ebrei e inglesi occupanti. Uno dei coraggiosi israeliti è David Taumen, figlio del professore e ancora ufficialmente legato sentimentalmente a Dina, ma la trama d’amore è in agguato con la bella Judith (Vivi Goi), anch’essa pronta a mettere in discussione la sua esistenza per l’indipendenza ebraica.

Informato dell’arrivo del padre, David Taumen, che non sperava più di rivedere, va a trovarlo in una colonia agricola, che ha prestato accoglienza ai profughi, ma viene addirittura turbato dall’imprevista presenza di Dina. Ecco allora un nuovo colpo di scena. David Taumen si rivede con Ariè, entrambi hanno combattuto con gli alleati, ma i due, dopo i primi amicali convenevoli vanno in rotta di collisione. Il figlio del professore è diventato un pericoloso terrorista, mentre Andrea Checchi, nel ruolo di Ariè, predica la moderazione. Un distaccamento inglese accerchia la colonia agricola, alla ricerca degli immigrati clandestini. Taumen e Dina potrebbero evitare la cattura. Ma il giorno dopo David avrebbe commesso un attentato contro il quartier generale britannico, viene fermato e fatto prigioniero, ma scatta una terribile rappresaglia dei terroristi: acciuffano e prendono in ostaggio un tenente inglese Bikmore, impersonato dall’attore londinese Peter Trend, già compagno d’armi di David. E a questo punto accade la tragedia. Entrambi vengono fucilati.

Tra gli sceneggiatori de «Il Grido della Terra», oltre a Giorgio Prosperi (importante autore televisivo di Roma) e Alessandro Fersen (un drammaturgo polacco di religione ebraica) c’è l’indimenticabile scrittore e pittore torinese Carlo Levi, molto legato a questi territori, che nel 1945, aveva scritto il romanzo «Cristo si è fermato ad Eboli», nel quale rievocava quella civiltà rurale lucana, conosciuta durante il periodo di confino a queste latitudini. Non a caso il regista abruzzese Duilio Coletti, laureato in medicina e chirurgia, che esercitò per poco tempo la professione prima di diventare un regista di grande professionalità, si avvalse tra gli sceneggiatori del meridionalista Levi, che concorse nel film «Il Grido della Terra», uscito nelle sale cinematografiche il 1949, a comporre un’accurata riproposizione storica degli avvenimenti.

La produzione, in contemporanea alla risoluzione del caso palestinese, sarebbe risultato un modello di «cinema in diretta», accordato con il neorealismo, si aggiunse al positivo risultato di una pellicola di azione e di evidente portata spettacolare, girato nella meravigliosa bellezza del territorio pugliese. Da Palese, ricco di tante testimonianze antiche, torri e masserie fortificate, al centro storico di Bari, la città delle chiese e delle fortificazioni, a Cozze di Mola di bari, dai colori del mare verde e azzurro, a qualche chilometro dalla abbazia di San Vito con la splendida loggia cinquecentesca e di origine benedettina, accanto alla meraviglia delle spiagge di San Vito e di San Giovanni. Ricordiamo diversi attori di primo piano del film a cominciare da Marina Berti, moglie del cineasta Claudio Gora, pseudonimo di Emilio Giordana e madre degli attori Andrea.

Marina, Carlo, Luca e Cristina Giordana. Questa bellissima attrice italiana ha girato quasi 80 film, tra cui importanti produzioni internazionali, specialmente riferiti a grandi kolossal hollywoodiani, oltre ad una serie di sceneggiati televisivi Nel «Grido della Terra» troviamo ancora la livornese Vivi Gioi, una delle più popolari e attraenti attici italiane negli anni ’40 e ’50. E come non ricordare l’attore Carlo Ninchi, che apparteneva ad una famiglia di interpreti teatrali e del cinema italiano, tra il fratello Annibale, la cugina Ave, anche conduttrice televisiva e il nipote Alessandro, che successivamente abbracciò la carriera di regista. In questo periodo vengono diffuse da «Radio Bari» le trasmissioni tanto agognate dell’Italia libera.

Con le voci di due celebrità cinematografiche, di origine ebraica, Arnoldo Foà e Cesare Polacco, notevoli interpreti de «Il Grido della Terra». Non sfugga il coinvolgimento nella pellicola di due attori pugliesi: il leccese Nino Marchesini che partecipò nella sua carriera a circa 70 film e il barese Claudio Perone, che in seguito si sarebbe esaltato sul set lavorando con Pietro Germi, Mario Camerini e Dino Risi, prima di segnalarsi come amministratore di teatro.

Va detto che de «Il Grido della Terra» esiste una versione ristrutturata dalla Cineteca nazionale venne proposta attraverso la retrospettiva «Questi fantasmi: Cinema Italiano ritrovato (1946 – 1975)» alla 65esima mostra internazionale cinematografica del 2008 a Venezia.

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