Martedì 28 Giugno 2022 | 04:43

In Puglia e Basilicata

LAVORO SENZA BARRIERE

Nel penitenziario di Lecce nasce una start up per arredi carcerari

Nell'istituto salentino ultimata la prima fase del progetto «Milia» finalizzato alla produzione in legno. Gli operatori Arpal prendono in carico 127 detenuti

10 Giugno 2022

Formarsi e lavorare all’interno del carcere anche per riscrivere il proprio futuro fuori dal penitenziario. Nella casa circondariale di Lecce sta prendendo forma il progetto Milia - Modelli sperimentali di intervento per il lavoro e l'inclusione attiva delle persone in esecuzione penale – con la nascita di una vera e propria start up carceraria per la produzione di manufatti in legno che andranno a soddisfare, attraverso il lavoro degli stessi detenuti, l’intero fabbisogno nazionale di arredi carcerari.

«L’obiettivo del progetto – spiega l’assessore alla Formazione e Lavoro della Regione Puglia Sebastiano Leo - è il recupero e il rafforzamento delle competenze delle persone detenute, ma anche l'acquisizione di professionalità richieste dal mercato del lavoro». Il progetto è finanziato tramite il Pon Inclusione, per un valore complessivo di 750mila euro, e mette in rete gli istituti penitenziari di Lecce e Sulmona. Per la sua realizzazione, è stata sottoscritta apposita convenzione di sovvenzione tra la Direzione Generale per la Coesione del Ministero della Giustizia e la Regione Puglia. 

Nei giorni scorsi, è stata completata la prima fase del progetto: un gruppo di operatori del Centro per l’Impiego di Lecce e dell’Ufficio coordinamento Servizi per l’Impiego dell’Ambito di Lecce di Arpal Puglia ha proceduto alla presa in carico globale di 127 detenuti attraverso colloqui individuali finalizzati a mettere in luce le pregresse esperienze, i profili psico-sociali e il potenziale di ciascuno di loro. Un’attività cruciale, che è alla base della successiva erogazione di specifica formazione nel settore della falegnameria. Il fine è chiaro: ridurre la vulnerabilità dei soggetti che escono dal circuito carcerario e garantire continuità lavorativa al momento del ritorno in libertà.

La sperimentazione di questi percorsi di inserimento lavorativo intramurario trova ispirazione nell'esperienza spagnola di C.I.R.E. (Centre d'Iniciatives para la Reinserciò). Il Ministero della Giustizia ha deciso di puntare sui settori delle produzioni agricole e delle falegnamerie, proprio per consentire ai detenuti di acquisire competenze «spendibili» al termine del periodo di detenzione.

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