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Lecce, restauro finito: Santa Croce ora si svela

Domenica prossima, cadrà il velo che ricopre l’impalcatura davanti alla basilica di Santa Croce. I ponteggi, che hanno consentito le visite straordinarie a leccesi e forestieri, saranno smontati nel giro di un mese

LECCE - I lavori di restauro, durati esattamente due anni, sono terminati. Domenica prossima, cadrà il velo che ricopre l’impalcatura davanti alla basilica di Santa Croce, per mostrare tutta la magnificenza di una facciata restaurata dopo un accuratissimo lavoro di cesello, come ha spiegato la Soprintendente Maria Piccarreta, ieri mattina, nella conferenza stampa organizzata sul ponteggio in corrispondenza del rosone, l’ultima occasione per ammirare da vicino le figure che prendono vita nella delicata e preziosa pietra leccese incisa da Penna e Zimbalo.

«Due anni di restauro sono stati il minimo indispensabile - ha spiegato la Soprintendente - in un’operazione che è stata un capolavoro di sinergia tra la Regione, ente finanziatore; la Soprintendenza, che ha redatto il progetto e diretto i lavori; l’Arcidiocesi, soggetto beneficiario e proprietario della Basilica; la ditta Nicolì, l’impresa esecutrice del restauro». Al titolare Valentino Nicolì, la Soprintendente ha rivolto «un plauso per l’idea geniale di consentire ai visitatori di salire sui ponteggi, che ha fatto da apripista per altre città, ed è stata subito copiata a Milano. Così, è stato possibile, a chiunque, ammirare la magnificenza della facciata, per la quale ancora oggi si sorprendono i restauratori che qui hanno lavorato per tanto tempo. Un’esperienza eccezionale e irripetibile: quello che sarebbe stato un handicap è diventato valore aggiunto». Non ultimo, l’architetto Piccarreta ha evidenziato l’enorme responsabilità, per motivi di sicurezza, che l’impresa ha voluto assumersi.

Nell’opera di restauro, è emersa l’eccellenza della Soprintendenza di Lecce, che ha lavorato in collaborazione con L’Opificio delle pietre dure, di Firenze - il cui consulente, Mauro Matteini, parteciperà domenica all’inaugurazione - e con il Laboratorio di diagnostica per la conservazione ed il restauro dei Musei vaticani, diretto da Ulderico Santamaria - il quale sarà a Lecce in un successivo momento.
Per il restauro, si diceva, la Regione ha messo a disposizione due milioni di euro, nell’ambito di «Smart in» la strategia per il rilancio del patrimonio culturale con l’obiettivo di garantire la valorizzazione, la fruizione ed il restauro dei beni culturali della Puglia.

«Restauro non significa muri e chiusure ma fruizione - ha spiegato l’assessore all’Industria turistica e culturale Loredana Capone - un laboratorio esperienziale non virtuale ma concreto. La nostra strategia è stata quella quella di unire il sogno alle radici, all’identità, mettendo in campo strumenti, e quindi risorse, e una squadra di qualità. Sembrerà banale ma è questo il motivo del successo. La squadra - ha specificato - dagli uffici alla Sovrintendenza, alla Curia, all’impresa che ha progettato e curato i lavori. Affinché Santa Croce risplendesse ciascuno ha avuto il suo ruolo fondamentale. Niente è stato casuale: anche la conferenza stampa sul ponteggio è un fatto eccezionale». «Oggi, dunque - ha continuato Capone - il bellissimo sogno è diventato realtà. Domenica riconsegneremo la Basilica alla sua comunità. La musica di Raffaele Casarano, che accompagnerà ne lo svelamento, renderà tutto ancora più magico. Santa Croce è il simbolo della città: un’architettura magnifica, esuberante nello stile e forte nel racconto. Perché il Salento e la Puglia hanno molto più da far vivere e raccontare della sola splendida costa - ha aggiunto - e quello dei beni ecclesiastici è un capitolo che abbiamo voluto approfondire e rilanciare, anche nell’ottica di una diversificazione dell’offerta turistica. Noi pugliesi abbiamo questa grande fortuna: siamo eredi di un enorme e straordinario patrimonio artistico e culturale, di questo patrimonio dobbiamo “Avere Cura”» ha concluso evidenziando il life motive del restauro di Santa Croce.

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