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Da Caparezza a Fedez, la vita sul set del barese Christian, star a 7 anni

Il piccolo Christian Petaroscia, di Valenzano, ha già collezionato successi davanti alla cinepresa

«Chi è quello tatuato accanto a Christian?». Nonna Angela, 65 anni, in verità sa e fa finta di non sapere. La battuta richiama una famosa barzelletta, ma non è solo per questo che nonno Nicola, 69, scoppia in una fragorosa risata. Piuttosto si compiace per la pubblicazione su Instagram da parte di Fedez di una foto che ritrae il nipotino abbracciato al rapper. Contemporaneamente strizza l'occhio per indurci a guardare la vivacità del piccolo che scorrazza, mentre papà Francesco, 42 anni, fiero e misurato, ascolta la moglie parlare del figlio. Annarita Quaranta, 37, è loquace, snocciola nomi e luoghi, personaggi e location, trame e aneddoti, inanellando le prime esperienze fatte dal bimbo grazie a Isabella Romano, la titolare di una agenzia barese di casting specializzata nel reclutamento di bambini e ragazzi nei settori della moda, della pubblicità, del cinema e della televisione. «Qualche giorno fa ha girato con Fedez, tra Torre Guaceto e Monopoli, le scene di uno spot pubblicitario commissionato da una compagnia telefonica (Christian è uno dei ragazzini che raggiungono la spiaggia per tuffarsi in mare, ndr). Lo ha coccolato e ha voluto fare con lui un clip che ha diffuso sul suo profilo social».

«Chi è quello tatuato accanto a Christian?». Il protagonista di questa storia non è Federico Leonardo Lucia, sposo della blogger Chiara Ferragni e padre di Leone, alle prese (cerca post in Rete) con una lezione di barese propinatagli incautamente dal famoso genitore. È appunto Christian Petaroscia, 7 anni, barese (e infatti il «ce ngenamascié, sciemaninne, ce non genamascié, non nge ne sime scenné» è quasi perfetto), residente a Valenzano, dove si diverte con gli amichetti subito dopo aver terminato gli allenamenti con i compagni della Nik Calcio Bari. Anche sul rettangolo di gioco è uno che attacca («ha vinto la classifica dei cannonieri», dice contento il papà). È ai primi passi, ma fa già un sacco di gol. A quanto dicono, prende la palla e se ne va dritto in porta, spesso beccandosi i rimproveri dell'allenatore. Lui, però, è fatto così, come altri mancini della storia. Prendere o lasciare. Alla sua età sa già quel che vuole («da grande farò il calciatore e l'attore: prima vado alla partita, poi finisco e mi sposto per il ciak»). Esuberante, estroverso ed egocentrico («se non è al centro dell'attenzione si innervosisce», afferma la mamma), è un ribelle con dolcissimi lineamenti del viso, su cui spicca una vaporosa capigliatura riccia. Detto alla molfettese, proprio una capa rezza.

Uno dei primi ad accorgersi di lui (certo, su segnalazione dell'agente, e dopo alcune esperienze da modello per aziende pugliesi e nazionali) è stato proprio Michele Salvemini, in arte Caparezza, il cantautore, rapper e produttore discografico. Si è rivisto in Christian a tal punto da fargli avere un ruolo nel video ufficiale della canzone Una chiave, uno dei brani dell'album Prisoner 709, uscito nel 2017, in cui c'è un colloquio di Caparezza con il se stesso bambino, interpretato proprio da Christian. Si sono talmente intesi da rivedersi a distanza di qualche mese in occasione del concerto che il cantante ha tenuto a Bisceglie l'11 agosto scorso. Lo ha fatto salire sul palco e Mowgli («così lo chiamano Pio e Amedeo», anche loro protagonisti della campagna pubblicitaria per cui è stato ingaggiato Fedez; nel secondo clip, in uscita a giorni, comparirà un’altra barese, Martina Traversa) si è esibito con la solita selvaggia sfacciataggine, una predisposizione che forse in futuro lo aiuterà a districarsi nella... giungla cinematografica. «Ma quello che di solito piace alle produzioni e in particolare ai registi - aggiunge la madre - è l'espressività, oltre che la naturalezza e la capacità di lavorare anche per ore senza stancarsi».

Christian è nel cast del nuovo film, interamente girato in Puglia tra novembre e dicembre scorsi, dal titolo Bar Giuseppe, un lungometraggio di Giulio Base con Ennio Fantastichini e Nicola Nocella, giovane attore di Terlizzi già pluripremiato (e voluto da Checco Zalone in Tolo Tolo). Ma è in un corto di 15' che la famiglia Petaroscia confida per far conoscere a tutto tondo le capacità del piccino. Christian Petaroscia sarà infatti il protagonista di Inverno, l'ultimo lavoro del regista molfettese Giulio Mastromauro, girato in provincia di Roma e ambientato all'interno di un parco di roulotte attiguo a un luna park da rimettere in funzione alla fine dell'inverno. Il piccolo Timo dovrà fare i conti con la perdita della madre. «So - racconta Anna Quaranta - che hanno cercato per mesi qualcuno che potesse interpretare quel ruolo. Dopo una selezione che ha coinvolto centinaia di bambini, il regista ha scelto lui. Siamo stati a Roma per sette giorni. Ha imparato parti del copione in greco. Un giorno è stato necessario restare sul set fino alle 2 di notte e non ha fato una piega. È stato amore a prima vista tra lui e Giulio Mastromauro. Ci dice che Christian è un talento cosmico, che con lui è sempre buona la prima e che non ha bisogno di una scuola di recitazione. Si sentono spesso. Christian gli chiede: "ma quando esce questo film?"».

Il corto (in lingua greca, sottotitolato in inglese e in italiano) è in fase di post produzione. In un mese sarà concluso. Nel frattempo, sono stati avviati contatti per la presentazione che avverrà in occasione di uno dei festival internazionali in programma prossimamente. Giulio Mastromauro, 36 anni, già regista e sceneggiatore dei corti Valzer (2016), Nuvola (2015) e Carlo e Clara (2013), e vincitore di oltre 40 premi tra cui un Premio Speciale ai David di Donatello, mantiene il riserbo, ma la sensazione è che il lancio avverrà durante la 76ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il cui inizio è previsto il prossimo 28 agosto. «Durante le prime proiezioni private alla presenza degli addetti ai lavori - afferma Matromauro, da poco rientrato dal Sardinia Film Festival - sono tutti rimasti stupefatti. I produttori erano sbalorditi dalla capacità di Christian. Lo dico subito: tra le migliaia di bambini italiani visti, si è rivelato il più talentuoso. Ha uno sguardo e una espressività che bucano lo schermo. La camera lo ama. E lui riesce a gestirla, cosa che non riesce nemmeno agli adulti più esperti. Ha la faccia tosta, ha un carattere che lo aiuta a essere spavaldo. Ha una sicurezza che è difficile trovare in un bimbo».

È stato un colpo di fulmine («come tra innamorati»), dopo la selezione tra circa mille bambini tra i 6 e i 12 anni, molti dei quali già con esperienza e a loro agio sul set. Poi, è arrivato Christian... «Il personaggio - approfondisce Mastromauro - è molto complesso. Cercavo una caratteristica peculiare, qualcuno che avesse la forza di esprimersi attraverso il corpo e lo sguardo, ma che avesse nello stesso tempo una vena malinconica. Quando ho visto il provino, mi ha folgorato. Fermate il casting, ho detto, lo abbiamo trovato. Qualcuno aveva dei dubbi, ma io sono istintivo e ho pensato fosse la scelta giusta. Ho lavorato molto sulla preparazione, soprattutto sulla lingua: ho scelto il greco che per musicalità mi sembrava perfetto per veicolare il sentimento in un contesto reale, intimo e caldo. Christian sul set è un vulcano: grandissima vitalità, per certi versi difficile da gestire. Tanto che in molti erano spaventati, credevano fosse una scelta azzardata per un personaggio complesso e introverso».

Invece, Christian è stato una rivelazione per tutti, anche per gli altri interpreti (da Giulio Beranek a Babak Karimi, da Elisabetta De Vito a Olga Torrico). «Ma non per me - conclude Mastromauro -. Ha risposto alla grande alle sollecitazioni. Dal primo giorno ho costruito un rapporto umano significativo. Discutevamo ed era subito concentrato e pronto a rispettare le indicazioni restando autentico. Nella scena madre, di grande complessità tecnica e artistica, si è creato un momento di tale intimità tra me e lui da essere riusciti a girarla splendidamente. Christian ha un grande potenziale. Ha bisogno di qualcuno che lo capisca e lo consigli nella maniera giusta. I bambini sembrano più attori degli adulti ma col passare del tempo perdono in spontaneità e diventano meccanici. Questo può penalizzarli. Christian non deve perdere la sua naturalezza. Ha un enorme talento che va gestito nel tempo».

(foto Matteo Graia)

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