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Cancellata subito l'onta della D, i tifosi sono scesi in strada a festeggiare

Festa sì, ma molto sobria. Non è il caso di tappezzare la città di colori biancorossi. L’onta della serie D è ormai alle spalle. Ciò che conta è guardare al futuro. Un sentimento che accomuna il popolo dei tifosi del Bari, che in ogni caso ieri sera hanno atteso in massa la squadra all’aeroporto di Palese.
«Ho vissuto questa stagione come una specie di vacanza in un posto sgarruppato», scherza l’avvocato Gianni Di Cagno. «Ho visto quasi tutte le partite in casa, anche quest’anno ho fatto l’abbonamento». Le sue sensazioni? «L’inizio del campionato sembrava promettere molto, poi la squadra è andata progressivamente calando e questo ha un po’ deluso i tifosi, ma va dato atto alla società di avere messo su uno squadrone per la categoria in pochissimo tempo. Solo un grande gruppo come De Laurentiis aveva i mezzi per poterlo fare. Mi è piaciuto quando al San Nicola ho visto squadre che sono venute a giocare a viso aperto». E ora è il momento di guardare alla prossima stagione. «Una grande incognita, speriamo che per la serie C possa essere allestita una squadra all’altezza per arrivare in serie B. Il nodo della proprietà con una società divisa tra Napoli e Bari resta. È il peccato originale, vederemo».


«Sarebbe stata una stagione inaccettabile se non fosse stata vissuta come un nuovo inizio, anche perché la Serie D, diciamolo, è un campionato veramente triste», osserva Roberto Maffei, odontoiatra, storico esponente della Curva Nord negli anni Ottanta, tra i fondatori del tifo organizzato barese. «Era evidente fossimo solo di passaggio nella categoria in ragione dell’organizzazione di una società importante che sono sicuro allestirà in serie C una squadra in grado di raggiungere categorie che ci competono. Penso che l’affluenza e l’attenzione del pubblico è stata più che sufficiente in questa stagione». Cosa resta di questa serie D? «Alcuni paesaggi siciliani e alcuni campi sportivi più che stadi in cui abbiamo giocato e che mai avrei immaginato un giorno di visitare». I calciatori simbolo? «Quelli esperti come Brienza e Bolzoni, ma a impressionarmi è stato soprattutto Di Cesare. Vederlo disperarsi per un’ammonizione e per la conseguente squalifica in quanto diffidato; vederlo togliere il pallone a un compagno di squadra per battere lui un calcio di punizione; vederlo impegnarsi al massimo in questa categoria, mi ha emozionato. Quanto ai tifosi, per noi è un atto di fede seguire la squadra, indipendentemente rispetto alla serie. Ma ora, voltiamo pagina».


«Ho appena finito di scrivere un messaggio al presidente De Laurentiis - racconta con orgoglio Antonio Vasile, vicepresidente di Aeroporti di Puglia, imprenditore nel settore alberghiero, da sempre super tifoso del Bari -. Senza i De Laurentiis non sarebbe stato possibile. Penso proprio che ci sarà una festa il 27 aprile, ma non fatemi aggiungere nulla... La stagione è stata caratterizzata dalla grande sofferenza di fronte alla più grande tragedia sportiva della squadra del cuore. Sono certo che, forti di questa esperienza, ci siano tutte le condizioni societarie per dare stabilità a un percorso di più ampio respiro. Recuperate energie ed entusiasmo, è il momento di tornare a riempire lo stadio». Quasi scontato, il suo primo pensiero una volta raggiunta la promozione. «È andato a mio padre Vito che non c’è più».

(foto Luca Turi)

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