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Sono cominciate nelle tre tensostrutture montate dalla Protezione civile regionale le udienze di rinvio dei processi penali ordinari, dopo la dichiarazione di inagibilità dell'immobile

BARI - Sono cominciate nelle tre tensostrutture montate dalla Protezione civile regionale le udienze di rinvio dei processi penali ordinari, dopo la dichiarazione di inagibilità del Palagiustizia barese di via Nazariantz. All’ingresso del palazzo ci sono i bagni chimici, poi un totem con le indicazioni delle aule d’udienza allestite in altrettante tensostrutture montate sul parcheggio sterrato, quindi il gazebo giallo con i carabinieri che fanno i controlli. La tenda più grande, quella da 200 mq, è refrigerata mentre le altre due, da 75 mq l’una, non hanno condizionatori.

"Non avremmo mai voluto celebrare una udienza sotto una tenda della Protezione civile» è scritto su un cartello all’ingresso a firma dei giudici presidenti delle sezioni penali. «Siamo vittime, tutti noi operatori della giustizia ed anche tutti i cittadini che del servizio giustizia fruiscono, non di un terremoto naturale ma di uno provocato dalla burocrazia e inefficienze».

«La sensazione è bruttissima, siamo costernati. Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo fatto di tutto per smaltire l’arretrato, arrivando a scrivere ciascun giudice fino a 450 sentenze all’anno e ora tutto il lavoro fatto rischia di essere buttato all’aria» ha detto Rosa Calia Di Pinto, segretario dell’Anm di Bari.

«Non é il momento di trovare i colpevoli ma di risolvere i problemi» ha detto il procuratore aggiunto Roberto Rossi, auspicando «un intervento quanto più rapido possibile delle istituzioni centrali».

Alle 13 il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, sarà in via Nazariantz a Bari per incontrare i magistrati e visitare la tendopoli. Poi un corteo di protesta di magistrati, avvocati e cancellieri marcerà in silenzio verso la sede giudiziaria di piazza De Nicola dove Legnini parteciperà ad una riunione con i vertici degli uffici e rappresentanti del Ministero della Giustizia. 

LEGNINI: TENDOPOLI NON DA PAESE CIVILE - «Oggi pomeriggio verificherò a Bari la situazione con i capi degli uffici giudiziari e i rappresentati delle istituzioni. Io rispetto le decisioni delle istituzioni ma di certo le tende non possono essere una soluzione per svolgere udienze né altra attività».

Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini a Maglie rispondendo ai giornalisti sull'emergenza del Palagiustizia di Bari. «Oggi - ha proseguito - mi aspetto che si individuino soluzioni che peraltro so essere state già in parte esaminate per provvedere ad una sistemazione dignitosa. É una situazione d’emergenza eccezionale e va risolta specie perché riguarda una realtà così importante, con una magistratura impegnata in prima linea anche al contrasto della criminalità organizzata. Le tende ripeto non possono essere una soluzione, la soluzione é un’altra, l’utilizzo delle tende va circoscritto a pochissime settimane». Ad un giornalista che gli chiedeva se decisioni di questo genere non fossero da Paese incivile, Legnini ha risposto: «se questa situazione dovesse perdurare nel tempo, sì».

DECARO: OCCORRE DICHIARARE STATO EMERGENZA - «Occorre dichiarare lo stato di emergenza ed utilizzare le procedure della protezione civile anche attraverso la requisizione di un edificio adatto all’uso. Chi ha il potere non attenda più». Lo dichiara il sindaco di Bari, Antonio Decaro, intervenendo sulla questione dell’edilizia giudiziaria barese, costretta in parte a trasferirsi in una tendopoli allestita all’esterno del palazzo di via Nazariantz (sede della Procura e del Tribunale penale) dopo la dichiarazione della inagibilità dell’immobile.

«Guardando le scene della tendopoli in via Nazariantz - dice Decaro - la città di Bari prova un sentimento di vergogna. Prova vergogna nei confronti dei magistrati, degli avvocati, di tutti gli operatori e dei cittadini che attendono giustizia. È assurdo costruire edifici a pericolo crollo. Non bisognava arrivare a tanto. Ci sarà tempo per guardare e individuare le responsabilità. Ora lo Stato deve rialzare la testa. È definitivamente finito il tempo dei dubbi, delle sottili interpretazioni e dei rinvii. Di fronte ad una situazione straordinaria bisogna ricorrere a rimedi eccezionali».

"Le calamità - continua il sindaco - non sono solo quelle naturali ma anche quelle della burocrazia. Siamo di fronte ad una calamità burocratica. Questo è un terremoto tecnico e amministrativo e sotto le macerie rischia di morire lo Stato»

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