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La preziosa memoria del festival «Florere»

 
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La preziosa memoria del festival «Florere»

Se ne parliamo non è assolutamente un caso, perché ripercorrere la storia dell’Europa Festival Jazz di Noci, significa sfogliare le pagine di alcune delle esperienze musicali più elettrizzanti del Vecchio Continente

Martedì 21 Aprile 2026, 15:36

Riallacciare il filo della memoria passata non è sempre, necessariamente, un’operazione nostalgica, perché ricordarci «come eravamo» può spesso essere fondamentale per aiutarci a decidere – o quantomeno a capire – «come saremo». Ecco allora che, in un’epoca in cui un po’ in tutta Italia – e la Puglia non fa eccezione – l’avvicinarsi della bella stagione coincide con l’arrivo di numerosi festival che sbandierano la parola «jazz» nel nome, ma poi dimenticano di declinarla nelle scelte artistiche, recuperare una preziosa memoria passata può diventare una ripartenza per iniziare a lanciare ponti verso il futuro.

All’insegna dei giovani interpreti creativi è costruito il cartellone di «Florere», il festival che il 30 giugno e il 1° luglio prossimi vedrà la cittadina di Noci tornare agli antichi fasti di roccaforte della musica di ricerca, rinverdendo una tradizione che dal 1989 al 2000 la pose al centro della scena jazzistica europea e accese i riflettori sulla Puglia ben prima che la regione diventasse una meta turistica privilegiata. Se ne parliamo non è assolutamente un caso, perché ripercorrere la storia dell’Europa Festival Jazz di Noci, nato per iniziativa di Vittorino Curci e Pino Minafra, significa sfogliare le pagine di alcune delle esperienze musicali più elettrizzanti del Vecchio Continente, con oltre quattrocento musicisti ospitati nelle varie edizioni, da Misha Mengelberg a John Surman, da Mike Westbrook a Enrico Rava, da Evan Parker a Peter Kowald e Sergey Kuryokhin. Di quel festival, grazie al quale nel 1994 l’enciclopedia francese Grand Larousse ospitò un’ampia voce sul jazz italiano, resta oggi un’eredità imprescindibile che «Florere» intende rinverdire attraverso una nuova fioritura per un polo artistico e culturale metaforicamente identificato nel fiore femminile dell’albero di noce, ad augurare una nuova efflorescenza che, partendo da giovani talenti, produca frutti copiosi.

Organizzato dall’associazione Teatro dell’Ascolto presieduta dal contrabbassista e compositore romano Paolo Damiani – che ricordiamo anche come direttore artistico delle più esaltanti edizioni dei «Rumori Mediterranei» di Roccella Jonica, oltre che del festival romano «Una striscia di terra feconda» -, il festival «Florere» si giova del patrocinio del Comune di Noci, ma soprattutto è tra i vincitori del bando «Per chi crea» della Siae ed avrà appunto come focus l’attenzione dedicata agli artisti emergenti al di sotto dei 35 anni di età. Tralasciando per ora il cartellone, che verrà presentato a tempo debito, ci piace invece sottolineare come il legame con le nuove generazioni sia rappresentato anche da Elena Paparusso, giovane cantante nocese ormai residente a Roma, che affianca Damiani in questa impresa.

Ma per tornare a Damiani – che è appena succeduto a Roberto Ottaviano alla presidenza della Federazione «Il Jazz Italiano» – la sua presenza a Noci non è casuale dal momento che fu tra i protagonisti delle storiche edizioni del festival e nel 1990 prese anche parte alla nascita della Italian Instabile Orchestra, ancora oggi considerata tra le principali formazioni orchestrali del jazz europeo. Non è un caso che l’imminente edizione del Torino Jazz Festival dedicherà all’Orchestra ben due appuntamenti: il 29 aprile al cinema Massimo con la proiezione del documentario «Instabile, ma non troppo», realizzato dal cineasta pugliese Luigi Taccone e il 30 alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani con un concerto che, secondo i «rumors», dopo trentasei anni potrebbe addirittura mettere la parola fine all’avventura della formazione. Eredità pesanti da preservare e, come i talenti evangelici, da far fruttare al meglio, senza mai dimenticare che alcuni dei migliori risultati creativi di questa Puglia musicale sono giunti quando le agenzie regionali, con tutto il loro armamentario di fondi, bandi e regolamenti, erano di là da venire. Come dire che, per spiccare il volo, idee forti, tenace passione e un pizzico di follia servono anche più delle risorse materiali.

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Ugo Sbisà

Ali e Radici

Biografia:

La musica come racconto del nostro tempo e del nostro Sud.

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