Forte di un percorso artistico che lo ha già visto affermarsi in alcune importanti competizioni nazionali, Il VMV trio - Marco Cutillo chitarra, Vincenzo Di Gioia sax contralto e Vito Tenzone batteria – giunge al suo primo disco con “The Search of Meaning” edito dalla Inner Urge Records, etichetta barese gestita dal chitarrista e docente Fabrizio Savino. E titolo migliore non si potrebbe immaginare, perché il trio, i cui componenti sono tutti meno che trentenni, propone negli otto brani in scaletta una personale riflessione semantica – con le conseguenti declinazioni – sui propri linguaggi di riferimento.
Cosa non da poco in questi tempi confusi nei quali sembra che il pensiero debole sia ineluttabilmente destinato a prendere il sopravvento. Preliminarmente, sarà bene ricordare che i componenti del trio si sono formati con ottimi risultati nella Scuola di Jazz del Conservatorio “Piccinni”, sebbene quello della musica afroamericana, pur importante, sia solo uno dei territori abbracciati dalle loro esplorazioni. A renderli interessanti è infatti la loro capacità di evitare accuratamente sterili esercizi di stile per orientarsi sul terreno della maturità espressiva attraverso una musica che sa “prendersi il suo tempo” senza mai cadere in verbosità inutili o in ipertrofiche sovraesposizioni solistiche.
Ammantate di un respiro a tratti cinematografico, le composizioni sanno allora costruire dei percorsi di taglio emozionale impreziositi dalla personalità degli interpreti: Cutillo padroneggia la chitarra con grande naturalezza e supporta con intelligenza i propri compagni non facendo mai sentire la mancanza del basso; Di Gioia ha solide radici nella storia del sax alto contemporaneo e sa passare da momenti di ispirato lirismo ad altri di più fremente trasporto emotivo; Tenzone dispone di una “palette” di colori percussivi fuori dal comune e sa costruire figurazioni capaci di andare ben oltre la semplice scansione ritmica. Basato interamente su un repertorio originale equamente suddiviso fra le firme dei tre, il disco parte con la introduzione cameristica di “Opening”, a firma di Cutillo che è anche l’autore del melodico “Missing Pieces” e di “Outrage”, costruito su un solido interplay di chitarra - acustica ed elettrica - e batteria. A firma congiunta dei tre è invece il breve “Troubled Consciousness”, una sorta di litania incantatoria e allucinata con Di Gioia anche al piano, mentre Tenzone firma “May 14 (The Story if Us)”, sorta di racconto in musica che si fa apprezzare per varietà espressiva, con l’autore impegnato tanto alla batteria, quanto alle tastiere. Di Gioia è l’autore di “Film” - i cui riverberi potrebbero a momenti ricordare alcune incisioni di Garbarek - e del circolare “Now Fly, the Dream Is Real”, nel quale si ritaglia anche una lunga, coinvolgente cavalcata solistica. Tocca infine a Tenzone, con “Where Am I Now”, concludere un viaggio che si vorrebbe continuasse ancora.
Se è questo il nuovo volto – e il nuovo suono – del jazz pugliese, non si può che restare soddisfatti: in mezzo a non poca musica “di plastica” e a fotocopie sbiadite dei campioni del passato, imbattersi in tre solisti impegnati a lavorare sulla costruzione di personalità originali è decisamente una bella sorpresa.
















