Martedì 24 Marzo 2026 | 19:29

Come affrontare lo scompenso cardiaco? Le prospettive

 
Nicola Simonetti

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Cuore

Epidemia in aumento con oltre 1 milione di casi/anno in Italia (oltre il 10% degli over 70 anni), principale causa di ricovero negli anziani, con alta mortalità (50% a 2-4 anni dalla diagnosi) ed elevati costi sanitari (i ricoveri costano € 550 milioni/anno)

Martedì 24 Marzo 2026, 16:37

Sopraffiato (dispnea, confusione mentale o vertigini ed è subito scompenso cardiaco che, nel tempo, si aggraverà perché il cuore non ce la fa più a battere, a riposo, 100mla volte al giorno né a smaltire oltre 7mila litri di sangue che uno sforzo fisico intenso porta a 30-40 litri/minuto. 
È incapacità del cuore a garantire adeguato invio di sangue ai tessuti del corpo. Epidemia in aumento con oltre 1 milione di casi/anno in Italia (oltre il 10% degli over 70 anni), principale causa di ricovero negli anziani, con alta mortalità (50% a 2-4 anni dalla diagnosi) ed elevati costi sanitari (i ricoveri costano € 550 milioni/anno). Causa principale è l’infarto (50%), seguita dall'ipertensione. 

Ma non tutti gli scompensi sono uguali. All’incontro di “Conoscere e curare il cuore - la cardiologia che cambia”, organizzato dal prof. F. Prati, direttore cardiologia osp. S Giov. Addolorata e docente cardiologia università UniCamillus, Roma - focalizzato quello “a frazione di eiezione preservata” che rappresenta, oggi, sfida più complessa in cardiologia clinica. Non è una variante ma una sindrome eterogenea, sistemica infiammatoria, influenzata da coesistenti altre patologie (da invecchiamento e stile di vita), che mette in crisi i modelli diagnostici e terapeutici classici, spesso sottodiagnosticata, misconosciuta e priva di un indicatore esclusivo, caratteristico segno-guida che non lasci dubbi sicchè molti pazienti non presentano congestione evidente e
manifestano soltanto ridotta tolleranza allo sforzo. La malattia spesso bara: si rende invisibile finché non diventa avanzata.
Problema è il riempimento delle cavità cardiache e l’ incapacità del ventricolo di appagare le richieste di sangue. Più vittime gli anziani, spesso donne, con co-presenza di obesità, diabete, ipertensione, invecchiamento e predisposizione genetica: cascata di alterazioni miocardiche e vascolari che interessano l’intero sistema cuore-vasi.

L’infiammazione cronica coopera pure a disfunzione della fase che spinge il sangue (il cuore è pompa aspirante e premente), rigidità vascolare e dissidio ventricoli-arterie: una rivoluzione in cui la complessità è mestiere e la diagnosi difficile per la co-presenza di altre patologie con sintomi variegati. Il percorso diagnostico richiede approccio sistematico di esclusione fra infiammazioni sistemiche e falsi negativi concorrendo a sottostimare o ignorare la malattia.
Per affrontare la complessità – conclude il prof. Prati - si sono sviluppati algoritmi diagnostici strutturati che consentono diagnosi rapide in gran parte dei casi: ecocardiografia da sforzo, test cardiopolmonare rivelano alterazioni invisibili a riposo donde diagnosi tardive o, persino, di “assenza di malattia”, errore concettuale reo di sottostima clinica e ritardo terapeutico.

“Nella cura, ci sono progressi senza rivoluzione e si è lontani dalle conquiste ottenute in altri scompensi”.
Oggi, registriamo meno ricoveri, disturbi ridotti ma non riduzione marcata di mortalità. Pur se, ora, emergono nuove terapie
cardiometaboliche, i risultati non premiano. Malattia, in definitiva, ancora sfuggente e diagnosi difficile per definizioni non univoche, falsi negativi, sintomi propri di malattie respiratorie, sottostima clinica, esami ambigui, accesso costoso a
terapie mirate. Senza una diagnosi precisa non può esistere medicina di precisione. Per ora un delitto perfetto: difficile da curare e da riconoscere.

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Nicola Simonetti

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