A Bari alcuni magistrati hanno seguito insieme, negli uffici del Tribunale, lo scrutinio del referendum. E dopo i risultati arriva la soddisfazione del comitato per il No. Ilaria Casu, giudice per le indagini preliminari che ha coordinato il comitato a Bari, ritiene che «i cittadini abbiano compreso la reale posta in gioco, che era quella secondo cui la politica voleva esercitare un controllo sulla magistratura. Hanno compreso i pericoli che per la nostra democrazia questo avrebbe rappresentato e quindi hanno dato una risposta chiara e inequivocabile».
Il procuratore di Bari, Roberto Rossi, molto impegnato nella campagna referendaria negli ultimi mesi con iniziative pubbliche, ritiene che «è stato fatto un grande lavoro da parte di tante persone che hanno provato a spiegare il valore, il senso e la forza della Costituzione».
«La Costituzione – continua ancora Rossi - è la nostra madre, è nostro padre, è quello che ci fa italiani. La difesa dei diritti dei cittadini, l'autonomia dei magistrati, l'equilibrio dei poteri sono principi che la gente ha compreso e assorbito. Le centinaia di incontri che abbiamo organizzato guardando in faccia le persone hanno avuto questa funzione».
«Siamo molto soddisfatti – dice Antonella Cafagna, presidente della giunta esecutiva della Anm del distretto di Bari -, è stata una grande avventura di democrazia e i cittadini hanno scelto da che parte stare. Hanno scelto di stare dalla parte della difesa dei valori costituzionali. L'elettorato ha capito che in gioco vi era non la tenuta o meno del governo, ma la difesa di un valore essenziale, che è quello della separazione dei poteri. Noi abbiamo voluto spiegare questo e i cittadini l'hanno compreso bene, scegliendo in che direzione si dovesse andare. Una riforma della giustizia è assolutamente indispensabile e adesso, da questo momento, dobbiamo guardare a ciò che serve per intervenire su un sistema che presenta indubbiamente delle criticità».
Prendono atto della sconfitta gli avvocati della Camera Penale di Bari. Il vicepresidente Filippo Castellaneta sottolinea che «il giusto processo rimane un obiettivo perenne della nostra azione e pensiamo ancora che la separazione del carriere potesse essere un mezzo per raggiungerlo».















