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Giovedì 24 Maggio 2018 | 13:27

Dalla Capitaneria

Taranto, demolito ecomostro
sulla spiaggia a San Vito

Sacrichi diretit nel sottosuolo, ambiente deturpato: fine di una situazione di illegalità sulla costa jonica

Taranto, demolita ecomostrosulla spiaggia a San Vito

Si sono concluse le attività di demolizione di tutte le opere abusivamente realizzate sul pubblico demanio marittimo in un noto stabilimento balneare sito in località S.Vito del Comune di Taranto, ponendo così fine ad una situazione di grave abusivismo demaniale e danneggiamento ambientale, accertata più di un anno fa dai militari della Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Taranto.

Dopo una attività di indagine era stato accertato che la struttura occupava senza alcun titolo demaniale ed edilizio porzioni di demanio marittimo, per un totale di oltre 350 mq, avendo realizzato sulla spiaggia  opere di difficile rimozione in calcestruzzo sommariamente riassunte in n.5 pianerottoli costruiti su massetti in cemento armato e  delimitati da ringhiere in ferro e/o staccionate in legno, collegati tra loro da camminamenti realizzati anch’essi in calcestruzzo; con gradini in cemento armato che consentivano l’accesso direttamente alla spiaggia, oltre a tre freschiere e  diverse postazioni doccia con annessi impianti di smaltimento acque, anch’essi senza titolo. Gli scarichi delle predette docce confluivano direttamente nel sottosuolo e solo in caso di “troppo pieno” convogliate su un pianerottolo in calcestruzzo anch’esso abusivo.

Inoltre, sul confine demaniale marittimo era stato realizzato uno scivolo in cemento armato delle dimensioni di 22mq circa ed un muro in tufo della lunghezza di circa 20 m ed altezza di circa 2,50 m,  nonché  n.2 pilastri in cemento armato ed un cancello in ferro con scalinata in cemento armato di 7 gradini, anch’essi del tutto abusivi.

A ciò si aggiunga la circostanza che, grazie all'attività di verifica svolta congiuntamente a tecnici della Direzione urbanistica del Comune di Taranto, i militari  avevano rilevato nella fascia di rispetto di 30 m dal confine demaniale, ulteriori innumerevoli opere realizzate in completa assenza di titoli edilizi e paesaggistici nonché privi della prescritta autorizzazione rilasciata dalla Autorità marittima a tutela della sicurezza della navigazione.

I complessi  controlli effettuati dalla polizia giudiziaria sulle aree demaniali marittime e sulla limitrofa proprietà privata, scoprendo all’esistenza di un impianto di depurazione con annesso scarico in “subirrigazione” a servizio della struttura, in quanto carente, tra le altre cose, della prescritta autorizzazione rilasciata dalla competente Autorità.

Difatti la struttura in questione utilizzava un impianto di trattamento e smaltimento reflui sottodimensionato rispetto ai reali utenti dello stabilimento ed ai servizi offerti, tra cui ristorante e discoteca, nonché difforme dalla stessa documentazione tecnica di funzionamento, così da non consentire il corretto svolgimento delle fasi di depurazione dei reflui, causando  una  compromissione della falda sotterranea esistente. Infine si rilevava che anche l’area asfaltata destinata a parcheggio era priva degli impianti di trattamento delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne, previsti dalla normativa vigente, tanto  più  con pendenza verso il mare.

Al termine della attività si era proceduto a porre sotto sequestro tutte le opere realizzate abusivamente sul pubblico demanio marittimo, per il deturpamento e danneggiamento di aree sottoposte a vincoli paesaggistici ed idrogeologici causato, nonchè, al fine di prevenire ulteriori e più gravi danni all’ambiente, l’impianto di depurazione della struttura ed il sito destinato alla sub irrigazione dei reflui, oltre al piazzale asfaltato adibito a parcheggio, mentre i titolari della struttura erano stati denunciati alla competente autorità giudiziaria per i reati di abusiva occupazione demaniale, deturpamento e danneggiamento delle bellezze naturali, in materia edilizia e paesaggistica.

Tale complessa attività, culminata oggi con l’avvenuta regolarizzazione delle pratiche amministrative afferenti allo stabilimento balneare e demolizione di tutte le opere abusive a salvaguardia del libero utilizzo del pubblico demanio marittimo e a tutela dell’ambiente marino e costiero, ha consentito  quindi di ricondurre l’intera vicenda nei canoni della piena legalità.

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