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Potenza città dello sport 2021: la famiglia D'Onofrio con il karate nelle vene

Francesco, Terryana e Orsola sul tatami di papà Vincenzo

POTENZA - Continua la lunghissima staffetta della Gazzetta verso il 2021, anno di Potenza «Città europea dello Sport». Dopo «Matera Capitale Europea della Cultura 2019», sarà il Comune di Potenza a condurre la Basilicata in una nuova esaltante avventura internazionale. Continua la staffetta, attraverso le testimonianze dei protagonisti di ieri, di oggi e di domani, tra curiosità, ricordi, aneddoti legati alla loro storia sportiva. Anche on line sulla Gazzetta con le foto e i video-messaggi del nostro fotoreporter Tony Vece.

Dopo l’olimpionico Donato Sabia (26 gennaio), il campione del mondo Franco Selvaggi (2 febbraio) e il portabandiera di nuoto e pallanuoto Roberto Urgesi (10 febbraio), il testimone passa a Vincenzo D’Onofrio, 51 anni, allenatore di karate, padre di Francesco, Terryana e Orsola, atleti che si sono imposti a livello internazionale.

Prima fra tutti Terryana, medaglia d’oro a squadre, ieri, con la Nazionale italiana di kata (combattimento simulato contro avversari immaginari) femminile, con Carola Casale e Michela Pezzetti, contro la Spagna alla Karate Wkf Premier League di Dubai 2020 (servizio nello Sport a pag. X). E sempre ieri, vince anche Orsola a Follonica nella gara di kata, categoria Cadetti, valevole per il ranking nazionale Fijlkam 2020».

Una giornata memorabile ieri per la famiglia iridata. Ma tutto è iniziato oltre 40 anni fa in un piccolo centro della Basilicata.
«A Sant’Arcangelo. Era il 1979. Avevo 11 anni quando mi sono appassionato alle arti marziali. All’epoca, oltre al calcio non c’erano tante possibilità di fare sport e l’apertura di una palestra di karate rappresentava una vera novità per noi ragazzini attratti dal mito cinematografico di Bruce Lee. Il mio Maestro Filippo Mastrodomenico, che si era formato a Matera alla scuola dei fratelli Appio, aprì una palestra. Eravamo in tanti a frequentarla e ho cominciato ad appassionarmi vincendo anche tre titoli italiani, già nella Categoria Speranza 14-15 anni. Poi gli studi fuori, le scuole superiori a Lagonegro e l’università, senza mai lasciare lo sport. E nel 1992 ho aperto la mia palestra a Sant’Arcangelo, la “Japan Center Karate”, poi diventata “Asd Centro attività motorie D’Onofrio”, denominazione che mantiene tuttora. È ancora un piccolo tatami di 40 metri quadrati, sul quale siamo riusciti pian piano a costruire i nostri piccoli campioni».

Perché in questa avventura non sei partito da solo...
«Parallelamente all’avvio della palestra, il matrimonio con Antonella e la nascita di cinque figli. Da sposati abbiamo voluto completare il nostro percorso di studi. Io, con la laurea in Scienze motorie, perché volevo avere le giuste competenze scientifiche per non danneggiare i miei allievi, e mia moglie in Scienze politiche».

E così i bambini sono praticamente cresciuti in palestra?
«Mia moglie era sempre con me. Lei seguiva i figli nello studio e nel quotidiano, mentre io mi occupavo di loro dal punto di visto sportivo».

In ordine di nascita, Francesco, Terryana, Giusy, Orsola e Karol Maria. Parliamo di loro.
«Praticamente sono nati in palestra. La mamma li portava a respirare l’aria del dojo, il luogo dove si pratica il karate, etimologicamente significa “luogo dove si segue la via”. E dove ci sono stati diversi titoli nazionali. L’hanno definita una fucina di campioni: hanno ottenuto risultati sui tatami nazionali e internazionali».

Ed è un palmarès davvero di tutto rispetto quello di Francesco e Terryana?

«Hanno iniziato da piccolissimi e si è percepito subito nell’ambiente il loro talento. Terryana aveva solo 3 anni, le piaceva stare in palestra e, come dice lei stessa, guardare quello strano modo di allenarsi, la lingua incomprensibile, l’urlo assordante per poi fermarsi di colpo».

Incomprensibile e misterioso un po’ come il suo nome...
«Solo l’insieme di due nomi, Teresa e Anna, come le due nonne, trasformati in Terry e Ana per poi diventare Terryana. Si è allenata con me fino all’età di 19 anni, ora ne ha 22 e continua l’attività agonistica nel Gruppo sportivo dell’Esercito italiano. Si è appena laureata in Scienze motorie all’Università del Foro Italico a Roma e prosegue gli studi per la Specialistica».

Ma per Terryana, papà Vincenzo rimane comunque un riferimento...
«Prima delle gare importanti viene sempre a Sant’Arcangelo o mi chiama. È la più attaccata al papà, del quale si fida ciecamente. Anche da Dubai in questi giorni ci siamo sempre sentiti».

E Francesco?
«È il più grande, ha 24 anni, e continua l’attività nel team della Polizia di Stato. Anche lui si divide tra il combattimento, il kumite e lo studio di Scienze motorie a Roma all’Università di Tor Vergata».

Giusy ha scelto, invece, un’altra strada?
«Ha 19 anni e studia Lettere all’Unibas. La chiamo la ”maestrina di turno”. Non ha voluto seguire l’attività agonistica. Ma è rimasta nel settore. Sta intraprendendo la carriera di arbitro di karate sotto la guida di Domenico Vignola di Potenza (arbitro nazionale)».

Invece, è lei che continua ad allenare Orsola, che sul tatami sta mostrando davvero tanta grinta...
«La mia “peperina” ha 14 anni e frequenta il secondo liceo. È reduce dalla vittoria del titolo europeo con la Nazionale giovanile di karate a Budapest, dopo aver battuto la Spagna, Campione del mondo uscente.

E Karol Maria?
«È il piccolo di casa. Ha solo 10 anni, ma è già bravo. Comincia a muovere i primi passi a livello regionale, ma ama molto anche il calcio. Per ora si divide tra il tatami e il pallone. Sarà lui a deciderà cosa fare».

Se pensa a un anno importante quale le viene in mente?
«Il 2020, naturalmente, l’anno delle Olimpiadi di Tokyo. Poi in definitiva, gli anni dispari sono per Terryana e i pari per Francesco. Certo il 2018 ha rappresentato la svolta storica per il karate italiano con Terryana seconda nel kata e Francesco primo nel kumite ai Campionati mondiali universitari a Kobe in Giappone».

C’è un rituale che vi accompagna prima di ogni gara.
«Mi avvicino a Terryana e le ripeto. “Ogni tecnica deve essere una cannonata”. Poi lei per darsi forza lo ripete con me. A Francesco, invece, dico: ”Prima di darle pensa a non prenderle”. E a Orsola: “Vai e combatti”».

Cosa significa vincere in Giappone nella patria del karate, l’isola di Okinawa?

«È storia nel kumite con la vittoria di Francesco. E quando in alcune specialità, come anche il kata, si vince contro un giapponese è come se cadesse un mito. Ma l’Italia, come Spagna sono molto considerate in Giappone e in tutto il mondo».

Sono state settimane segnate da tre gare importantissime culminate ieri con la gara di Dubai di Terryana e
le giovanili di Orsola a Follonica, ma papà Vincenzo segue ancora i suoi ragazzi?
«Prima li accompagnavo sempre. Ora i grandi hanno il loro team e i loro allenatori. Continuo, invece, ad allenare Orsola. Sono ragazzi con i piedi per terra non si danno arie, cercano di portare sempre alto il nome della Basilicata, preferiscono lavorare. Le nostre giornate sono sempre molto impegnative. Insegno educazione fisica al Liceo di Sant’Arcangelo e dopo la palestra torno a casa alle nove di sera dopo una giornata molto intensa. Ma quando si torna a casa non si parla mai di karate».

Cosa si aspetta da Potenza, Città Europea dello sport 2021?
«È una bella occasione per il karate. A noi serve solo uno spazio in strutture idonee ad ospitare le nostre attività. Siamo costretti a lavorare in spazi angusti e sono una decina le società in Basilicata aderenti alla Federazione italiana judo lotta karate e arti marziali (Fijlkam)».

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