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città europea dello sport

Potenza, Roberto Urgesi e il sogno della piscina olimpionica

Una storia agonistica di nuoto e pallanuoto lunga quasi 50 anni

Continua la lunghissima staffetta della Gazzetta verso il 2021, anno di Potenza «Città europea dello Sport». Un impegno importante per il Comune di Potenza e per la Basilicata che, dopo «Matera Capitale Europea della Cultura 2019», si avvia verso una nuova esaltante esperienza internazionale. Una staffetta, attraverso le testimonianze dei protagonisti di ieri, di oggi e di domani, tra curiosità, ricordi, aneddoti legati alla loro storia sportiva. Il testimone dopo l’olimpionico Donato Sabia (26 gennaio) e il campione del mondo Franco Selvaggi (2 febbraio) a Roberto Urgesi, presidente del Comitato regionale della Federazione Italiana Nuoto Basilicata, ma con un lungo percorso agonistico da atleta, allenatore, presidente.

Potenza 2021, Roberto Urgesi (sinistra) con Carlo Silipo (Oro olimpico a Barcellona 1992) durante il Memorial Luciano Messina del 2006.

Partiamo da una data. Se diciamo 1973?
«È la nascita del nuoto agonistico a Potenza. In autunno, dopo 7 anni di lavori, fu inaugurata la piscina coperta di Montereale. Prima c’era solo la piscina Ciancia all’aperto a Betlemme che si poteva usare solo d’estate come le tante piccole fiumare intorno alla città».

E così anche lei come tutti gli atleti potentini si avviò al nuoto nel nuovo impianto di Montereale?
«Era una novità per una città fredda e di montagna come Potenza. Divenne quasi una moda iscrivere i propri figli in piscina. Tutti i ragazzi di quella generazione sono passati da lì. Poi c’è chi ha avuto la fortuna di continuare e chi alla prima febbre abbandonava. Ma noi eravamo ragazzi diciamo molto “naif”, si andava a piedi a Montereale, io all’epoca abitavo in via Cavour ed era una corsa continua tra allenamenti che aumentavano sempre più e compiti di scuola. E quando arrivava l’estate i nostri istruttori raddoppiavano l’allenamento. La mattina si entrava in acqua alle 9 dopo colazione e si tornava il pomeriggio. Finivamo di mangiare 10 minuti prima di entrare in acqua. Anche dopo un pranzo completo e ovviamente incuranti di tutti i consigli delle mamme: prima di uscire bisogna prendere la mezz’aria, nel lungo inverno potentino».

Partiamo dall’inizio...
«Ho iniziato a 8 anni e mezzo. Mi piaceva il mare e andare in piscina era una prosecuzione delle vacanze. Prima avevo fatto minibasket e tennis. Il nuoto era la curiosità per un’attività nuova. Partii come tutti dal corso comunale. Funzionavano molto bene e qui gli istruttori selezionavano i più bravi per portarli nelle società e avviarli all’agonismo. Fu così anche per me e mi chiesero di iscrivermi in una nuova associazione sportiva».

All’epoca c’era solo la Polisportiva Invicta Nuoto?
«Si, è stata la prima società, poi arrivò l’As Tourist Hotel Nuoto Potenza e successivamente la Concordia Nuoto. L’Invicta era la prima, era la società dei “figli di papà”, si diceva allora e ne facevano parte i ragazzi più grandi: Perretti, Galasso, Fusco, Andretta, Luccioni. Così mi iscrissi nella nascente Tourist Hotel».

Roberto Urgesi, dopo il bagno nella piscina Scandone di Napoli, al termine del campionato che ha sancito la promozione in A2 della BasilicataNuoto 2000 Potenza.

Era il 1974 e c’era un bel team di allenatori.
«Li chiamavano i quattro moschettieri: Emilio Dema, Giuseppe Lasaponara, Lorenzo Mongelli e Pasquale Potenza. Ma tutto nasce grazie al sostegno di un salernitano, di Minori, trasferitosi in città, Salvatore Anastasio che volle finanziare la nuova squadra di nuoto, dopo quella di calcio».

Una curiosità: si comincia a gareggiare con gli atleti di Taranto?
«Non essendoci un comitato regionale della Fin, la Federazione nazionale decise di istituirne uno aggregando Taranto alla Basilicata, con sede in Puglia, presidente tarantino e alternanza nelle gare tra Potenza e Taranto. Fu un periodo molto proficuo con i partner tarantini che ci permise di crescere tanto».

E nel 1977 arrivano i primi risultati?
«Eravamo pochi e piccoli, ma con voglia di dar fastidio alla noblesse del nuoto. I nostri atleti si distinguono a livello nazionale con Flavio Nocera, migliore prestazione nazionale under 12 (100 Farfalla). Poi i campionati italiani con Maria Teresa Giugliano. E a luglio 1982, in concomitanza con il Mundial di Spagna, vinciamo i Campionati regionali assoluti sui più quotati cugini dell’Invicta. Ricordo che sconfissi Marco Braida, divenuto poi pluricampione italiano (100 e 200 Farfalla) partecipando a Campionati Europei, Mondiali e ai Giochi Olimpici».

Con il nuoto parte anche l’avventura della pallanuoto?
«Nel 1979 con un altro rivoluzionario istruttore, Dino Ligrani, che da autodidatta introdusse la pallanuoto e i primi campionati, a 15 anni, senza neppure i palloni di pallanuoto e le porte in piscina».

Poi partì anche il nuoto sincronizzato?
«Grazie a Peppino Ligrani e in contemporanea con la nascita nel 1982 della Fin Basilicata, presieduta da mio padre Rocco».

Ma torniamo alla pallanuoto...
«Nasce come divertimento, occasione di gioco e valvola di sfogo al nuoto. Per gli universitari rimasti a Potenza era un modo per rimanere in questo mondo. Ogni sera, dalle 21 alle 23, eravamo in piscina per gli allenamenti: massacranti, ma c’era la passione».

E i risultati sono arrivati.
«Più volte campioni regionali allievi e juniores e nel 1987 la svolta con la promozione in C. Intanto il Tourist Hotel era diventato Basilicata Nuoto 2000».

Poi nel 1997, la chiusura della piscina per due anni
«Tutte le attività interrotte. Sono stati anni micidiali. Molti mollarono. Si dovette ripartire da zero. Riprendemmo in mano la società con mio fratello Vittorio presidente e nel giugno 2003 da presidente, giocatore e allenatore vinsi il campionato di serie C, con possibilità di iscriverci in B. E E nel 2012 la promozione in A 2».

Ma senza piscina olimpionica si giocava e si continua a giocare sempre fuori casa?
«Ci allenavamo a Potenza, Napoli, a Salerno e dovunque capitava. Da 17 anni non ho mai trascorso un sabato potentino. Dal 2005, ho interrotto l’agonismo».

Una vita in acqua e tanti ricordi...
«Una trasferta a Bari nelle finali interregionali juniores di pallanuoto. I nostri avversari erano il Posillipo, la Canottieri Napoli e la Bari Nuoto. C’erano i fratelli Porzio, Fiorillo, Pandolfi, Silipo che poi sono diventati campioni olimpici nel 1992 a Barcellona. Facevano cose strabilianti. Quando riuscivamo a rubargli un pallone era già un’impresa. Il nostro allenatore ci rimproverava perché invece di fare il riscaldamento eravamo incantati a guardarli».

Tanti importanti risultati, ma il passo più lungo non si è ancora fatto?
«Sì, la vasca da 50 metri . In Basilicata c’è solo quella di Scanzano Jonico all’interno del villaggio turistico Porto Greco-Torre del Faro. Non si è mai pensato concretamente a un impianto olimpionico e imprenditori privati non se ne sono mai visti. E così, mentre le altre città sono cresciute, Potenza è rimasta al palo. Sfumata anche l’unica vera importante occasione di realizzarne una a Viggiano, comune baricentrico rispetto a altre regioni. C’erano i fondi ma gli amministratori poco lungimiranti progettarono una vasca da 25 metri. Anche a Matera a Serra Rifusa c’è un impianto all’aperto mai completato dal 1997».

Ma se aveste avuto una vasca da 50 metri cosa sarebbe cambiato?
«Davvero tanto. Fare allenamenti, dividere la piscina tra nove società (da 1 siamo passati a 9) è stato faticoso. E l’idea di un impianto a Potenza non è mai decollata. Avrebbe evitato che atleti andassero via. L’ultimo di punta, Domenico Acerenza che si allenava a Satriano di Lucania, è stato costretto a lasciare la Basilicata»

Cosa si aspetta da Potenza Città europea dello sport 2021?
«Magari la possibilità di creare un evento di respiro internazionale. World League pallanuoto femminile? Magari. Conto in un investimento: la Basilicata ha bisogno di una piscina olimpionica per uno sport in crescita. E questa candidatura sarà un importante stimolo».

Roberto Urgesi, presidente della BasilicataNuoto 2000 Potenza, portato in trionfo dopo la promozione in A2 nel 2012

(video Tony Vece)

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