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Sporcizia e degrado: ecco come vivevano i braccianti sfruttati nelle aziende del Foggiano

L'operazione dei carabinieri ha portato all'arresto di tre imprenditori e un caporale gambiano

02 Maggio 2020

Redazione online

Tre imprenditori agricoli foggiani sono stati raggiunti da misure cautelari perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ed in alcuni casi anche di impiego di manodopera clandestina. È l’esito dell’operazione anticaporalato 'White Labour', svolta dai carabinieri di Foggia coordinati nelle indagini dalla procura Dauna.
A quanto si apprende le aziende agricole sono state sottoposte a controllo giudiziario per preservarne la funzionalità a tutela dei lavoratori e del tessuto socio-economico del territorio.

Insieme con i tre imprenditori è stato arrestato anche un immigrato del Gambia accusato di essere il caporale che reclutava la manodopera e che ha una quota societaria in una delle aziende agricole poste a controllo giudiziario. A quanto si è appreso, sarebbero almeno una cinquantina i braccianti agricoli che venivano sfruttati e alcuni di loro sono anche irregolari.
Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ed in alcuni casi anche di impiego di manodopera clandestina. Le tre aziende sottoposte a controllo giudiziario si trovano alla periferia di Foggia, lungo la statale 89, e nel territorio di San Giovanni Rotondo. Fanno capo alla stessa società e fatturano annualmente milioni di euro.

Decine e decine i lavoratori stranieri, di diverse etnie (in prevalenza africana ed indiana), quasi tutti reclutati dai “ghetti” della provincia dauna, erano impiegati in diverse aziende agricole ubicate tra Foggia e San Giovanni Rotondo, sottoposti a condizioni degradanti e di sfruttamento, in barba alle più basilari norme in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. Il loro salario andava dai 3,5 ai 6 euro l’ora, con ritmi di lavoro assolutamente estenuanti.

Una delle aziende agricole sottoposte ad indagine, sulla SS 89 Foggia/Manfredonia, era stata già oggetto, l’estate scorsa, di una precedente attività investigativo-giudiziaria, conclusasi con l’arresto del titolare e del fratello. Entrambi i fratelli sono stati quindi nuovamente arrestati e condotti nel carcere di Foggia. 

Anche nell’altra azienda agricola, nel comune di San Giovanni Rotondo, strutturata in più sedi operative e capannoni aziendali, gli investigatori hanno accertato un sistema criminale ben organizzato nel quale avveniva, in maniera continuativa, il reclutamento, l’impiego e l’utilizzo di manodopera – anche in questo caso straniera - in condizioni di grave
sfruttamento, approfittando sempre dello stato di bisogno dei lavoratori. Il titolare dell’azienda agricola, in concorso con uno straniero, assumeva ed impiegava cittadini in condizioni lavorative precarie, disposti ad accettare retribuzioni ben al di sotto dei livelli minimi di paga salariale, lavorando in alcuni casi anche per 13 ore al giorno, a volte senza un giorno di riposo. Il tutto, ancora una volta, senza l’utilizzo di Dpi o materiale per il soccorso sanitario, in ambienti in pessimo stato igienico. All’interno di un’azienda erano stati allestiti anche dei container, dove alcuni lavoratori abitavano in una condizione degradante.
L’imprenditore italiano è finito ai domiciliari, il correo straniero in carcere.

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