Giovedì 05 Febbraio 2026 | 04:20

San Giovanni Rotondo, il direttore di Casa Sollievo replica alle proteste dei lavoratori: «Reazione ingenerosa». Sciopero proclamato per il 9 gennaio

San Giovanni Rotondo, il direttore di Casa Sollievo replica alle proteste dei lavoratori: «Reazione ingenerosa». Sciopero proclamato per il 9 gennaio

 
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I sindacati: il personale dell'ospedale San Pio chiede 5 milioni di arretrati

Venerdì 19 Dicembre 2025, 15:48

22 Dicembre 2025, 16:28

Sono diventate virali le immagini dell'accesa protesta dei lavoratori di Casa Sollievo della Sofferenza, che ieri mattina hanno interrotto il tradizionale incontro per lo scambio degli auguri di Natale con urla e fischi rivolti al CdA dell'ospedale di San Giovanni Rotondo. La protesta è scoppiata per la decisione di applicare ai dipendenti il contratto delle case di cura private, motivo per il quale le organizzazioni sindacali hanno annunciato che sciopereranno il 9 gennaio, mentre lunedì 22 dicembre, a partire dalle ore 17, è prevista una fiaccolata dal palazzo di città fino a Casa Sollievo.

È arrivata la replica del direttore generale di Casa Sollievo della Sofferenza, Gino Gumirato. "La reazione che abbiamo visto tutti, anche sui social, mi pare che sia stata un po' ingenerosa rispetto al lavoro che è stato fatto, però ho ricevuto moltissime attestazioni di stima e onestamente credo che il vero volto del nostro ospedale non sia certamente solo quello che ieri si è visto. Non tutti amano esattamente quello che cerchiamo di portare avanti, ma la vera Casa Sollievo è un'altra.

La situazione economico-finanziaria di Casa Sollievo la conosciamo: l'ospedale perdeva 23 milioni di euro all'anno, oggi la situazione è che l'ospedale non perde più. Avendo anche fatto investimenti clamorosi in ambito cardiologico, in ambito oncologico, tecnologie assolutamente d'avanguardia e quindi le prospettive sono buone da questo punto di vista. Per quanto attiene i finanziamenti della regione, io credo che tutti abbiano compreso che stiamo parlando di finanziamento per l'erogazione di attività, non certo di finanziamenti per chiudere un buco o per sanare una situazione".

I sindacati: il personale ospedale San Pio chiede 5 milioni di arretrati Circa un migliaio di decreti ingiuntivi per il «recupero di adeguamenti contrattuali mai pagati, per una cifra che sfiorerebbe i cinque milioni di euro», saranno depositati lunedì presso il tribunale del lavoro di Foggia da parte dei legali del personale in servizio nella Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale di San Giovanni Rotondo fondato da San Pio. Lo si apprende da fonti sindacali.

Il personale da settimane è in stato di agitazione dopo l'annuncio della direzione di voler applicare, dal prossimo marzo, il contratto delle case di cura private ritenuto "inadeguato e pregiudizievole».

I decreti ingiuntivi - spiegano i sindacati - riguardano i mancati adeguamenti dopo il rinnovo del contratto, avvenuto a livello nazionale a fine ottobre scorso, quando gli ospedali pubblici e privati ottennero gli arretrati degli anni dal 2023 al 2025 (il contratto era scaduto nel 2023).

Ieri, durante lo scambio di auguri, il personale ha inscenato una protesta contro la direzione della struttura sanitaria, di proprietà del Vaticano, per la decisione della modifica del contratto. E per il prossimo lunedì, 22 dicembre, è stata organizzata una fiaccolata, a partire dalle 17, nell’ambito della mobilitazione. Le organizzazioni sindacali, unitariamente, sottolineano che «la fiaccolata intende richiamare l’attenzione delle istituzioni e della cittadinanza al fine di scongiurare eventuali decisioni unilaterali del consiglio di amministrazione della Fondazione volte alla disdetta dei contratti collettivi attualmente in vigore per il personale del comparto e per la dirigenza sanitaria. Tali scelte potrebbero determinare un significativo impoverimento dei lavoratori, con ripercussioni negative anche sull'economia locale e sull'intero territorio della Capitanata». I sindacati sottolineano ancora che «Casa Sollievo della Sofferenza, il più grande miracolo di San Pio, non può e non deve essere intaccato». «In occasione del 50° anniversario della Fondazione - ricordano infine - fu riportato un messaggio di Padre Pio dell’8 maggio 1954: Il Signore benedica chi ha lavorato e chi lavorerà per questa casa e remuneri a mille e mille doppi in questa vita tutti voi e le vostre famiglie, e con la gioia eterna nell’altra».

"L'ospedale di San Pio rischia il tracollo"

«Il rischio concreto è quello di condurre Casa Sollievo della Sofferenza verso un tracollo nel 2026, anno che dovrebbe segnare il 70° anniversario della sua fondazione. Una ricorrenza che, di questo passo, rischia di essere ricordata non come celebrazione di un’eccellenza, ma come il punto di non ritorno definitivo». È un passaggio della lettera aperta indirizzata dalla 'Associazione nazionale medici istituti religiosi ospedalierì al direttore generale dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, Gino Gumirato, dopo l'annuncio della disdetta «improvvisa e generalizzata» dei contratti collettivi di lavoro.

«In questi tre anni - scrive il segretario nazionale Donato Menichella - l’intero personale sanitario ha centrato e superato tutti gli obiettivi di produzione», quindi «se il risultato economico atteso non è stato conseguito - secondo il segretario - o il piano strategico non era realistico; o i costi non sono stati adeguatamente governati; oppure la disdetta dei contratti risponde a finalità diverse».

«In nessun caso - continua Menichella - la responsabilità può essere attribuita a chi ha fatto esattamente ciò che gli era stato chiesto. Le conseguenze delle scelte adottate, del resto, sono facilmente prevedibili: fuga di professionalità, perdita di competenze difficilmente sostituibili, profonda demotivazione di chi resterà». Secondo il segretario, che parla del rischio di "una tragedia sociale», «quasi certamente la produzione calerà, acuendo la crisi finanziaria e con gravi danni per i pazienti e per un’area geografica vastissima, per la quale Casa Sollievo della Sofferenza rappresenta l’unico presidio ospedaliero di riferimento».

«Confidiamo - conclude Menichella - che voglia riflettere sulle conseguenze di decisioni poco comprensibili che rischiano di compromettere irreversibilmente un patrimonio umano, professionale e simbolico che è stato pazientemente ed amorevolmente costruito in settant'anni di storia dal suo fondatore, San Pio, e dalla Chiesa cattolica con l’aiuto dei loro devoti dipendenti e collaboratori».

L'appello del M5s: intervenga il ministero

Un’interpellanza a prima firma di Giuseppe Conte è stata presentata dal M5s al ministro della Salute sulla «crisi di Casa Sollievo della Sofferenza», l'ospedale di San Giovanni Rotondo voluto dal San Pio e di proprietà del Vaticano. Lo comunicano i deputati Leonardo Donno, Alfonso Colucci, Marco Pellegrini, Carla Giuliano; la senatrice Gisella Naturale, l’europarlamentare Mario Furore, e la consigliera regionale della Puglia, Rosa Barone. L’interpellanza fa riferimento in particolare alla situazione che da settimane vivono i dipendenti di Casa Sollievo in seguito all’annuncio della direzione generale di applicare, dal prossimo marzo, il contratto delle case di cura private che sarebbe peggiorativo. «La Casa Sollievo della Sofferenza Irccs di San Giovanni Rotondo - scrive il M5s - costituisce un presidio sanitario di rilevanza nazionale e sovraregionale. Da tempo la struttura attraversa una grave crisi sul piano organizzativo e finanziario culminata nella proclamazione dello stato di agitazione del personale e nella richiesta di attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione. Le difficoltà attuali non colpiscono bilanci o numeri, ma persone, ammalati e famiglie, ponendo una grave questione di responsabilità morale e istituzionale. I diritti dei cittadini, del personale sanitario e di tutti i lavoratori non possono più attendere». «Qualsiasi tentativo di affrontare l’attuale crisi attraverso variazioni contrattuali e riduzioni salariali - evidenzia il Movimento - si configura come una scelta miope e pericolosa».

Il M5s chiede inoltre al ministro Schillaci «come intenda garantire la continuità assistenziale, la sicurezza delle cure e la tutela dei pazienti, se ritenga opportuno verificare le paventate carenze di dispositivi e farmaci che compromettano diagnosi, terapie e monitoraggio clinico, e se intenda valutare l'avvio di eventuali verifiche ispettive sulle responsabilità gestionali, sui ritardi nei pagamenti ai fornitori e sulle conseguenze sanitarie di tali criticità».

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