Lunedì 26 Gennaio 2026 | 19:02

Wilhelm Brasse, il fotografo di Auschwitz: a Trani la mostra che interroga la coscienza

Wilhelm Brasse, il fotografo di Auschwitz: a Trani la mostra che interroga la coscienza

 
Redazione online

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Da oggi 26 al 31 gennaio 2026 la Fondazione S.E.C.A. ospita una mostra fotografica e documentaria per la Giornata della Memoria, tra immagini, oggetti simbolo e responsabilità civile

Lunedì 26 Gennaio 2026, 17:19

Il 27 gennaio non è una data come le altre. È un punto fermo nella storia dell’umanità, un momento necessario di sospensione collettiva in cui il mondo è chiamato a ricordare, a interrogarsi, a non distogliere lo sguardo. In questo solco profondo di responsabilità morale si inserisce l’impegno della Fondazione S.E.C.A. – Polo Museale di Trani, che anche quest’anno si fa custode vigile della memoria, trasformando il ricordo in esperienza viva e consapevole.

Dal 26 al 31 gennaio 2026, Trani ospita la mostra fotografica “Wilhelm Brasse: il fotografo di Auschwitz”, un percorso espositivo che conduce il visitatore nel cuore più oscuro del Novecento, là dove la Storia non è più racconto ma testimonianza diretta. Brasse, deportato e costretto a lavorare come fotografo nel campo di sterminio di Auschwitz, ha guardato la morte negli occhi migliaia di volte, fissandola per sempre sull’obiettivo di una Leica. Quelle immagini, nate sotto costrizione, sono oggi uno dei più potenti atti di accusa contro l’orrore.

Accanto agli scatti di Brasse, la mostra presenta un oggetto simbolo di sconvolgente forza evocativa: la Olympia Robust, la macchina per scrivere che batté, con gelida precisione, i documenti dell’apparato burocratico nazista. Acciaio, carta e inchiostro diventano così strumenti di memoria, tracce materiali di un sistema che trasformò l’annientamento umano in procedura amministrativa.

La corte del Polo Museale Diocesano si trasforma per l’occasione in un luogo di raccoglimento e ascolto, un vero e proprio sacrario civile dove il silenzio diventa testimonianza. Non un semplice evento commemorativo, ma un tempo dilatato della coscienza: un invito a entrare nelle pieghe più dolorose della nostra storia per comprenderne il peso nel presente.

Scolaresche, cittadini e visitatori non sono chiamati a essere spettatori passivi, ma testimoni per procura. A “toccare con gli occhi” le cicatrici ancora aperte di un passato che continua a interrogarci. Perché la Giornata della Memoria non è un altare al dolore, ma una bussola per la libertà, uno strumento indispensabile per impedire che il buio torni a reclamare spazio nel cuore degli uomini.

La Fondazione S.E.C.A., sentinella instancabile di questa eredità, rinnova il suo invito a non voltarsi dall’altra parte. A custodire la memoria non come cenere del passato, ma come fuoco vivo, capace di illuminare il cammino del presente e del futuro.

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