Meno negozi ma più grandi. Succede in tutta Italia tranne che in Puglia e Basilicata. Merita di essere analizzato con attenzione il nuovo report di Confesercenti dedicato all’evoluzione dei punti vendita dal 2011 al 2025.
La base di partenza è tristemente nota: nel lasso di tempo considerato sono scomparsi 103mila negozi. Un’ecatombe frutto di mille fattori, dall’esplosione dell’online (che assorbe larga parte del tracollo «fisico») ai rincari generalizzati. Nella consapevolezza che la strage silenziosa rende oltre 1100 Comuni italiani, in primo luogo quelli montani, privi di un negozio alimentare specializzato (per non parlare di quelli culturali o ricreativi assenti in oltre 3mila realtà). A tutto questo, però, la confederazione aggiunge un altro dato significativo: l’aumento tendenziale delle superfici commerciali, cresciute del +7,4% grazie, si legge, «all’allargamento della dimensione media dei punti vendita», passata da 117 a 144,5 metri quadrati. Che significa? Significa che la virtù, e la sopravvivenza, stanno nel mezzo. A pagare lo scotto più alto, infatti, sono le botteghe di quartiere (quelle fino a 50 mq perdono ben 72mila unità), mentre si afferma un modello «mediano» di negozio agile ma non microscopico, fra i 151 e i 250 mq o, al massimo, fra i 151 e i 400 metri quadrati. «Fra destra e sinistra vince il centro», commenta il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi: «Il commercio si sta riorganizzando: i piccoli formati scompaiono, i maxi si ridimensionano. Gli estremi, quindi, arretrano e i piccoli esercizi indipendenti, quelli che per dimensione garantivano specializzazione - come giocattoli o ferramenta - sono le prime vittime».
Un tendenza nazionale che, però, accoglie un paio di eccezioni. La Puglia e la Basilicata si inscrivono a pieno titolo - purtroppo - nel registro della desertificazione dei punti vendita, rispettivamente con un -14,5% e un -15,7%. Dati allarmanti, se pensiamo che la «maglia nera» meridionale è quella molisana al -17,2% e la media nazionale è al -13,6%. La vera novità, però, è che entrambe le regioni, insieme alla Valle d’Aosta, sono le uniche d’Italia in cui le superfici commerciali non crescono. La Sicilia registra un +6%, la Campania un +8,5% fino ad arrivare al +13,2% dell’Abruzzo e al +14,6% dell’Emilia Romagna. La Puglia, invece, segna un -2,2% in termini di superficie, la Basilicata -1,3%. Numeri piccoli che, però, evidenziano il controcanto rispetto al +7,4% nazionale. Segno che, a queste latitudini, i dati sono accoppiati: arretrano i punti vendita e arretrano pure le superfici. Il commercio apulo-lucano si fa più piccolo, insomma. E rende ancora più urgente l’auspicio di Confesercenti: «La rigenerazione urbana - conclude Gronchi - è il punto di incontro che tiene insieme la necessità di fermare la desertificazione e quella di innovare. Iniziando dal riportare funzioni nei quartieri e dal rendere accessibili e attrattive le vie».
















