È quel giorno dell’anno: noi giornalisti abbiamo ascoltato i trenta brani in gara a Sanremo 2026, uno dopo l’altro, e nel complesso si sente forse meno autotune degli ultimi anni (o comunque utilizzato meglio), molto amore (il tema più sdoganato) e tanta, tanta voglia di ballare. Fra le proposte c’è qualcosa di sorprendente, e anche qualcosa che ti fa dire: «Ma era proprio necessario?». Forse però le aspettative iniziali sono state superate, e tutto sommato le canzoni (radiofoniche) ci sono e sono meno banali del previsto. Tra gli annunci di Carlo Conti a margine dell’ascolto, in contemporanea a Roma e a Milano, la mostra dedicata a Pippo Baudo che sarà allestita a Sanremo, al Forte Santa Tecla, il fatto che il salentino Welo ha creato davvero il jingle di entrata e uscita dei cantanti in gara, e l’elenco delle cover che il direttore artistico spera di rendere noto già nel corso di questa settimana.
Come ogni anno, la «Gazzetta» non darà voti numerici per onestà professionale: riteniamo infatti che un solo ascolto non sia in grado di stabilire il valore di una canzone, preferiamo dare un primo giudizio il più oggettivo possibile su quanto abbiamo ascoltato, in attesa di approfondire i brani nel corso delle prossime settimane.
Arisa - «Magica favola»
Canzone malinconica sull’amore, la vita e sul tempo che passa, sembra davvero una favola. «A trent’anni mi dicevano “Che bella la tua voce”, a quaranta vorrei soltanto trovare un po’ di pace». E anche noi te lo auguriamo, Rosalba. La vocalità resta bella e raffinata, sul finale cresce gradualmente fino a diventare lirica.
Bambole di Pezza - «Resta con me»
Pop-rock, meno aggressivo di quanto ci aspettassimo (c’è in mezzo Nesli per musica e testo). Bello il giro di chitarra nella strofa, e comunque è sempre un piacere sentire queste sonorità all’Ariston. Verso la fine la traccia cresce un po’ ma senza spettinare. Resta comunque un perfetto biglietto da visita per il grande pubblico.
Chiello - «Ti penso sempre»
Brano dai toni decadenti e crepuscolari, affascinante come tutto il percorso del cantautore lucano: si sente Tommaso Ottomano e il letto di violini di Cigarini che rende tutto più elegante, ma meno malinconico di quanto pensassimo. Coerente.
Dargen D’Amico - «AI AI»
Ritornello ballabile e irresistibile, tra filtri e realtà, tra effetti nelle foto e intelligenza artificiale, AI AI, che fa rima con «bye bye» e «il tuo contatto me lo ridai». Moderna, forse non immediata, ma la canzone c’è, e anche il messaggio: «Ama ciò che non ti piace: è la chiave per la pace». Consistente.
Ditonellapiaga - «Che fastidio!»
Margherita, wow! Inizio elettronico a cassa dritta, sulle orme della più genuina Myss Keta. Canzone glamour ma senza essere banale, le danno fastidio perfino «gli arrivisti e i giornalisti perbenisti». Sicura siano due categorie diverse? Sound che lascerà il segno, molta curiosità sulla resa dal vivo.
Eddie Brock - «Avvoltoi»
Una canzone cantautorale in pieno stile Sanremo, piuttosto classica, con un’interpretazione vocale impeccabile. Il pubblico generalista la apprezzerà (e anche quello social). «Dicono sempre di essere degli eroi, ma ti girano intorno come avvoltoi». Il «nanana» finale sale e coinvolge. Erede di Tommaso Paradiso?
Elettra Lamborghini - «Voilà»
«Ballando con le Stelle e noi con gli occhi amarena», cara Milly, forse si sta autocandidando. Aveva promesso di farci ballare, e la canzone si candida a tormentone, ma è in buona compagnia. Curiosità sulla performance.
Enrico Nigiotti - «Ogni volta che non so volare»
Si propone come gioiellino poetico, con un testo che porta anche la firma di Pacifico. Racconta, tra le altre cose, la mania di dover sempre andare «solo bene» e si apre con forza nella parte finale, regalando una chiusura intensa. Nel complesso da riascoltare.
Ermal Meta - «Stella stellina»
«Stella stellina, la Notte si avvicina», e sorprende: atmosfere balcaniche (destinazione Notte della Taranta) tutt’altro che lenta, con una produzione convincente e di classe firmata Dardust e Gianni Pollex. «La rabbia e la preghiera non basteranno più», ma con il ritmo si possono esprimere anche punti di vista e pensieri. Il sound è originale e coinvolgente.
Fedez & Marco Masini - «Male necessario»
«La gente giudica “Che brutta gente che frequenta Fedez/ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente perbene"». Basta questa frase per descrivere i toni della canzone, che dà spazio alla narrazione del punto di vista di Fedez, e ci fermiamo qui. Perché oggi dobbiamo parlare di musica, e l’operazione di fondere il rap con la bellissima voce di Masini funziona (ed è stata anche fortemente applaudita dalla stampa). Esuli da ogni giudizio personale, può ben seguire la fortunata scia di «Battito». E aspirare anche a qualcosa di più.
Francesco Renga - «Il meglio di me»
Prova la strada di una strofa più moderna, mentre il ritornello resta classico e arioso. Curiosi di vedere la prova vocale, perché non è affatto semplice. C’è il rischio che si perda un po’ nel mezzo delle tante canzoni d’amore di quest’anno, ma va comunque riascoltata.
Fulminacci - «Stupida sfortuna»
Sapevamo che sarebbe tornato all’Ariston con qualcosa di tutt’altro che banale, e non delude le aspettative. «E passeranno classifiche e Sanremi», bella riflessione sullo scorrere del tempo. Molto intelligente il passaggio dalla strofa al ritornello, che ha qualcosa di retrò ma che inevitabilmente cattura. Convincente.
J-Ax - «Italia starter pack»
Una delle vere sorprese di quest’anno. Ascoltata come 30esima canzone sulle trenta proposte, Carlo Conti presentandolo dice «mancava il country». E questo country ci travolge. Una descrizione dell’Italia matura, mai caricaturale, che parla di debiti, soldi, vecchiaia, senza perdere la natura di J-Ax che comunque ti passa la canna… del gas! Attenzione...
LDA & Aka7even - «Poesie clandestine»
Flamenco, tarantella, «Anema e Core», insomma, a Napoli si balla. Ritmo da cui è difficile non lasciarsi coinvolgere, un inserto in napoletano e il brano scorre con passione. Papà Gigi D'Alessio sarà orgoglioso.
Leo Gassmann - «Naturale»
Ottima prova vocale, il brano è da riascoltare perché sebbene salga molto nel ritornello e voglia emozionare a tutti i costi, sembra offrire un suono un po’ troppo classico. E da un ragazzo di neanche trent’anni è lecito aspettarsi qualcosa di più fresco
Levante - «Sei tu»
Racconta un punto di vista abbastanza inconsueto, descrivendo le sensazioni del corpo immerso nelle emozioni dell'amore. Necessiterà di una grande pulizia nella voce, soprattutto nel ritornello, anche se nel complesso è un brano delicato, «in punta di piedi».
Luchè - «Labirinto»
Emo-rap a cavallo tra il moderno urban e la vecchia scuola, di cui è storico esponente. Tutto in minore, che rende l’atmosfera ancora più malinconica, i cultori del genere apprezzeranno. «Mentre gli altri giocano, io mi distinguo tra i pochi che osano». E se osare significa rimanere fedeli a se stessi al proprio percorso, lo sta facendo molto bene.
Malika Ayane - «Animali notturni»
La produzione di Merk&Kremont si trasferisce negli anni ‘80, in un’atmosfera alla «Figli delle Stelle». Voce sempre limpida e raffinata, c’è un bellissimo intermezzo di percussioni. E c'è l’impressione di avere tra le mani qualcosa che raramente si sente su quel palco. Ottimo e inaspettato esperimento.
Mara Sattei - «Le cose che non sai di me»
Voce sempre bellissima per una canzone d’amore con un ritornello che sale e una sezione ritmica che cresce. È un bel brano pop, a cui auguriamo un lungo e meritato viaggio perché Mara lo merita. Forse manca quel guizzo che da Thasup ti aspetteresti, ma sarà una bella prova
Maria Antonietta & Colombre - «La felicità e basta»
Le coppie a Sanremo funzionano (e speriamo continuino anche fuori, visto che questi due stanno insieme da sempre) e la tradizione sembra proseguire in quella direzione. Cassa dritta per un brano scanzonato che tra citazioni all’appena compianto Valentino (il tempismo è tutto) e forse l’unica vera parolaccia di tutte le 30 in gara (cogl…) potrebbe avere lo stesso successo di «Cuoricini». Almeno glielo auguriamo.
Michele Bravi - «Prima o poi»
Torna a Sanremo con un brano cinematografico («non faccio i piatti da una settimana/il disco di Battisti ancora per terra»), sembra quasi di «vederla» la canzone. Elegante e raffinata, in linea con il suo percorso. La riascolteremo volentieri.
Nayt - «Prima che»
Rap puro, sound e scrittura coerenti rispetto a tutta la sua produzione. A primo ascolto sembra sia necessario un approfondimento, per scoprire tutto il vissuto che c’è dietro (Rkomi lo scorso anno ci ha insegnato qualcosa). Brano stratificato.
Patty Pravo - «Opera»
Titolo quasi didascalico: si parte con l’intro di pianoforte, poi il ritornello si apre, elegante, quasi trascendente, citando il testo «verso un’altra dimensione». È una canzone con echi d’altri tempi, Giovanni Caccamo (autore del brano) non ha deluso le aspettative. Ma il brano c’è, e servirà anche la voce. Il pubblico più maturo apprezzerà, ma forse non solo.
Raf - «Ora e per sempre»
Una canzone che abbraccia la voce di Raf sempre delicata, quasi ultraterrena, che sale nella seconda parte in un’eco lontana d’amore. Musicalmente è molto legata alla sua tradizionale produzione dei primi anni Duemila. Ma non è detto che sia un male.
Sal Da Vinci - «Per sempre sì»
Lo diremo in gergo giovane: ha servito (o «ha saldavinciato»). C’è tutto: il neomelodico, l’intenzione di farla diventare inno dei matrimoni (almeno) di tutto il Sud Italia da qui ai prossimi 10 anni, c’è il ballo di gruppo, il tormentone social, la voce (perché canta da Dio) e il finale in napoletano. «Con la mano sul petto io te lo prometto saremo io e te/accussì sarà p semp sì». Sì, per Sal Da Vinci sarà un grande Sanremo.
Samurai Jay - «Ossessione»
Un po’ latina, un po’ reggaeton, un po’ Daddy Yankee, un po’ Fred De Palma. Se la scommessa di Carlo Conti era quella di cercare generi diversi, è ampiamente vinta. Volerà su TikTok, fa ballare, molta curiosità su come la accoglierai il pubblico di Rai1. FantaSanremo, sintonizzati…!
Sayf - «Tu mi piaci tanto»
Finalmente qualcosa che non ha a che fare con l’amore, nonostante il titolo faccia pensare tutt’altro. Una bellissima prova sull’uguaglianza, sul tempo che corre, sulle incongruenze italiane («l’Italia è tristemente nota per qualche fatto/ma minimizziamo»), c’è anche una citazione a Berlusconi. Sapevamo che non sarebbe arrivato all’Ariston con qualcosa di scontato, e infatti porta dentro il suo melting pot di culture in una «canzonetta» (parola sua) che con un ritornello accattivante riesce a parlare anche di faccende «scomode». Ottima presentazione al grande pubblico.
Serena Brancale - «Qui con me»
La promessa è stata mantenuta: Serena è tornata a Sanremo dopo un anno per far vedere a tutti cosa sa fare. Si parte con un giro di piano, poi subito l’intenzione: parla della mamma che non c’è più, di quella somiglianza nel modo di affrontare la vita, di quella «complicità che per sempre mi accompagnerà». Una prova di classe, raffinata, che necessiterà una altissima pulizia vocale. I giornalisti applaudono forte e la Puglia sogna il podio. Lasciateci sognare.
Tommaso Paradiso - «I romantici»
Firmata con la squadra Simonetta-Petrella è una canzone per cuori innamorati, che piacerà ai fan dei vecchi TheGiornalisti. Non delude, coerente con il suo percorso, forse anche un po’ troppo. Prevedibile la scrittura per immagini «se fumo faccio la doccia prima di dormire», e la veste, appunto, «romantica». Una bella canzone di Tommaso Paradiso.
Tredici Pietro - «Uomo che cade»
Qui c’è il rap vecchia scuola, ma lui sa anche cantare, e il ritornello funziona. Si coglie la penna di Dimartino, andrà riascoltata per capire bene questa unione poco ovvia, bisognerà vedere come sarà accolta dal pubblico generalista, ma nel complesso il figlio di Morandi porta qualcosa di autentico, «suo», personale.
Bonus - FantaSanremo
Lo avevamo promesso. Non essendoci quest’anno un «vincitore annunciato», se dovessimo scegliere qualche nome su cui puntare per il FantaSanremo senz’altro andremmo su Serena Brancale, Fedez/Masini, Sal Da Vinci. Per la «quota divertimento» Samurai Jay, Ditonellapiaga, LDA & Aka7Even, Elettra Lamborghini, ma attenzione anche a J-Ax. Alla fine, forse, sarà un Sanremo meno «scontato» del previsto…
















