Giovedì 22 Gennaio 2026 | 12:50

Fatture false a Margherita di Savoia: sequestro da 30 milioni a consigliere comunale del centrodestra candidato alle Regionali I NOMI

Fatture false a Margherita di Savoia: sequestro da 30 milioni a consigliere comunale del centrodestra candidato alle Regionali I NOMI

 
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Giro di fatture false a Margherita di Savoia: sequestro da 30 milioni, tra gli indagati anche un consigliere comunale

La Procura contesta un ruolo centrale a Giovanni Leone e al padre Vitantonio. Tra i sette indagati anche altri parenti. Sigilli a immobili, auto, beni di lusso, quote societarie e denaro contante. La difesa: pronti a confutare le accuse

Giovedì 22 Gennaio 2026, 11:03

12:10

Un giro di fatture false messo in piedi a Margherita di Savoia, nel nord Barese, per non pagare le tasse. Un sistema che ha coinvolto società definite casseforti in cui sarebbero confluiti i proventi dell’evasione fiscale su attività economiche che vanno dall'ittica all'edilizia fino al mondo delle scommesse. È quanto accertato dalla Procura di Trani con l’inchiesta denominata "Game over" che ha portato la Finanza a eseguire il sequestro finalizzato alla confisca di beni, mobili e immobili, per un valore di 30 milioni di euro e alla iscrizione nel registrato degli indagati di sette persone, di età compresa tra i 40 e i 70 anni. Tra loro un ruolo centrale è contestato al consigliere comunale di Margherita di Savoia, Giovanni Leone, 39 anni, candidato alle scorse elezioni regionali nelle liste di Noi Moderati della Bat, e al padre Vitantonio Leone. Il gruppo di società utilizzato per la frode - secondo le indagini - sarebbe riconducibile a loro, alla madre del consigliere e alla compagna. Indagato anche il commercialista Paolo Lacidogna (difeso dall'avvocato Carmine Di Paola).

Il sequestro disposto a fine dicembre dai pm Roberta Moramarco e Pasquale Festa è stato convalidato dal gip di Trani, Marina Chiddo, che ha contestualmente disposto un sequestro preventivo nominando custode la commercialista Mariangela Quatraro. Le accuse, contestate in concorso e a vario titolo, sono bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio, utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, trasferimento fraudolento di valori e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale. I sigilli riguardano dieci immobili, 36 auto, una imbarcazione di lusso, 29 quote di partecipazioni societarie, denaro contante, 83 conti corrente, gioielli e orologi di ingente valore economico.

L’indagine, durata un anno, è scaturita da alcuni controlli delegati dalla Procura di Trani ai finanzieri che hanno scoperto «un complesso meccanismo di evasione fiscale» messo in piedi attraverso «l'istituzione e la gestione di una galassia di società riconducibili, direttamente o indirettamente, allo stesso gruppo di affari», si legge in una nota dei militari. A essere attive, prosegue la nota, erano società «cartiere operanti nel settore del commercio ittico all’ingrosso e società cassaforte» considerate «custodi di immobili e mobili in cui venivano investite e schermate le ricchezze accumulate illecitamente».

Così gli indagati avrebbero evaso le imposte sui redditi e il pagamento Iva per 60 milioni di euro. Le società cartiere, dopo aver accumulato ingenti debiti tributari, venivano «poste in liquidazione volontaria e cessate per eludere la responsabilità della frode fiscale». In questo modo gli indagati sarebbero riusciti a «sottrarsi a ogni titolo esecutivo di richiesta debitoria».

«Stiamo predisponendo – dice l’avvocato Mario Malcangi che difende i Leone – una consulenza tecnica. Il materiale probatorio è corposo. Confidiamo, con l’aiuto del consulente dottor Sebastiano Zingaro, di poter confutare la ipotesi di accusa e ottenere la revoca del provvedimento».

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