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In Puglia e Basilicata

Il concerto

Piero Pelù sbanca a Molfetta: applausi e messaggi ai suoi «ragazzacci» per una serata indimenticabile

Prima tappa dell'Oversound Music Festival: una scaletta tra successi e hit che mette d'accordo grandi e piccoli

19 Luglio 2021

Bianca Chiriatti

La Puglia aveva bisogno di tornare alla musica. Possiamo affermarlo senza ombra di dubbio dato il successo della prima tappa dell’Oversound Music Festival, che ieri sera ha ospitato sul palco della Banchina San Domenico di Molfetta (Ba) il concerto di Piero Pelù, prima delle date che porteranno i più grandi artisti del panorama nazionale sui palchi della regione e non solo. «Non siamo mai troppo piccoli per fare la differenza», così comincia il concerto del rocker, che dopo l’apertura con un grande classico dei suoi Litfiba, «Vivere il mio tempo», presenta «Picnic all’inferno», in «duetto» con Greta Thunberg e dimostrando come sempre grande attenzione ai temi dell’ambiente. Non solo: i messaggi dal palco non mancano, nei confronti della quarta mafia («State attenti, perché ha cominciato ad alzare troppo la testa»), di temi sociali, e anche indirizzati al periodo che stiamo vivendo. A un concerto come questo non è facile restare seduti, come vogliono le disposizioni sanitarie: allora Piero tra una canzone e l’altra parla ai suoi «ragazzacci», il suo pubblico, e li invita a stare seduti, a rispettare le regole, «Perché un piccolo sacrificio da parte di ognuno di noi può fare la differenza», e loro ubbidiscono come ipnotizzati da un incantesimo.

La scaletta si snoda alternando lento e veloce, intensità e ritmo, successi di sempre e brani dell’ultimo album, «Pugili fragili», che contiene «Gigante», in gara a Sanremo 2020. Parlando di pubblico, quello di Pelù, abbiamo avuto modo di constatarlo in altre occasioni, mette d’accordo davvero tutti: in prima fila due signore anziane che cantano tutte le strofe a memoria, insieme a grandi e bambini, spesso figli di genitori cresciuti a pane e Litfiba, che portano in eredità la stessa passione. E Piero dal palco li vede, genitori e bimbi sotto l'impianto, e li invita ad allontanarsi per non rovinare l'udito dei bambini. Attento.
Impossibile citare tutti i brani ascoltati, un carosello di hit, da «Io ci sarò» a «Regina di cuori», con tanto di dedica a Raffaella Carrà («Bella come il sole, risplenderà sempre da Lassù»), da «Tribù» a «Spirito», da «Bomba Boomerang» a «Toroloco», passando per quella «Dea Musica» dichiarazione d’amore all’arte che più ha aiutato a sopravvivere durante il difficile periodo storico in corso e che forse è stata troppo poco tutelata. Pelú, accompagnato sul palco dai Bandidos, tra cui c’è Finaz della Bandabardó (straordinaria la ricerca musicale dell'inedito arrangiamento di «Re del silenzio»), punta la chitarra come un fucile verso i suoi «ragazzacci», ma i proiettili non fanno male, sono note, ritmi, brividi d’intensità, voglia di cantare, di ballare, di tornare a vivere davvero, senza limitazioni. L’Oversound Festival ci ha dimostrato che, nell’attesa, si può comunque fare.

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