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Taranto, domani sciopero alle Acciaierie: operai precettati per evitare danni e messi in cig senza preavviso

Taranto, sciopero alle Acciaierie d'Italia

Protesta anche l’Ugl. Confapi: «Le nostre imprese non aderiranno»

05 Maggio 2022

Giacomo Rizzo

TARANTO - Acciaierie precetta gli operai per le comandate sugli impianti. Domani è il giorno dello sciopero di 24 ore (indetto dal consiglio di fabbrica Fim, Fiom, Uilm e Usb) dei dipendenti diretti dello stabilimento siderurgico di Taranto, di Ilva in As e dell'appalto che chiedono garanzie su piano industriale e occupazione e denunciando problematiche di sicurezza e utilizzo sistematico alla cassa integrazione. Ha proclamato lo sciopero anche l’Ugl Metalmeccanici (per «il totale disinteresse della politica, del governo nazionale e la mancanza di linee chiare» sul polo siderurgico), mentre Confapi Industria - come Confindustria nei giorni scorsi - non condivide la forma di mobilitazione e annuncia che le imprese associate non parteciperanno.

L’iniziativa sindacale ha l’intento di avviare un tavolo permanente al Ministero dello Sviluppo Economico «che chiarisca definitivamente il futuro di migliaia di lavoratori». L’azienda intanto ha comunicato le «comandate» (previste dalla normativa di legge e di contratto) del «personale turnista e semiturnista addetto all’esercizio degli impianti di produzione». Si tratta di lavoratori «precettati per garantire i presidi di sicurezza e non esporre le strutture al rischio di danni, come accaduto, rammenta la società, in occasione dello sciopero del 10 luglio 2019 che determinò «la rottamazione di 7 carri-siluro».
Sarà «l’occasione - osservano le sigle metalmeccaniche - per tornare ad essere protagonisti del cambiamento perchè non intendiamo rinunciare alla possibilità di costruire un futuro sostenibile anche dal punto di vista sociale». L’appello rivolto a «tutti i lavoratori» è di «partecipare allo sciopero (che inizierà alle 7, ndr) con presidio davanti alle portinerie per poi raggiungere la Portineria C-varco merci». La decisione è stata assunta dopo una serie di assemblee avviate con i lavoratori a seguito del mancato accordo sulla cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione avviata dalla società il 28 marzo scorso per un massimo di tremila lavoratori in tutti i siti del gruppo, di cui 2.500 a Taranto.
«Confindustria - dichiara Francesco Brigati, coordinatore di fabbrica della Fiom - è preoccupata per lo sciopero del 6 maggio? Vuol dire che stiamo dalla parte giusta! Avanti tutta per conquistare una transizione ecologica e sociale. Il sindacato rappresenta gli interessi dei lavoratori e Confindustria quelli delle imprese e a me sembra che tra i due a pagare sia sempre il lavoratore».
Da parte sua, Confapi Industria fa rilevare che «Acciaierie d’Italia produce l’1% del Pil nazionale e rappresenta un’importantissima occasione di riscatto industriale che non possiamo e non dobbiamo perdere. L’attuale paradigma produttivo richiede solo sforzi comuni in ampio senso costruttivo e non ostativo o distruttivo». Secondo Confapi, «la riconversione dell’impianto di Taranto non è un miraggio e la questione andrebbe piuttosto affrontata con serietà, lungimiranza e spirito di collaborazione tra le varie forze in campo».

«Si segnala che anche oggi a moltissimi lavoratori è stato negato l’ingresso alle portinerie dello stabilimento in quanto gli stessi hanno scoperto di essere stati collocati in cassa integrazione senza aver ricevuto preventiva comunicazione. Tutto questo avviene quotidianamente e rappresenta un abuso che non può essere più tollerato». E' quanto denunciano Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto in una nota inviata al direttore del personale e all’ufficio relazioni industriali di Acciaierie d’Italia. Anche «per l’organizzazione dei turni di lavoro - aggiungono - deve essere data ai lavoratori comunicazione (in tempi sufficientemente congrui) della collocazione in cassa integrazione anche in ragione del fatto che il tragitto casa-lavoro espone gli stessi a rischio di infortuni (senza considerare i costi economici), salvo poi scoprire - eventualmente - di essere fuori copertura».
Le sigle metalmeccaniche annunciano «sin da ora che, in mancanza di una comunicazione ufficiale e tracciata inerente alla messa in cassa integrazione, si dovrà considerare tali lavoratori normalmente in servizio. Questo principio sarà fatto valere anche presso istituti ed enti esterni». Tale "atteggiamento - concludono i sindacati - che evidenzia scarsa o nulla considerazione dei lavoratori, rafforza, se mai ce ne fosse bisogno, le ragioni che ci hanno condotto allo sciopero di domani, 6 maggio».

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