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Quei rifiuti abbandonati trattengono le nostre colpe

Quei rifiuti abbandonati trattengono le nostre colpe

 
Omari Di Monopoli

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Omari Di Monopoli

Quei rifiuti abbandonati trattengono le nostre colpe

Cumuli di mondezza sedimentano ovunque, nei meandri di ricche città del Nord come ai margini di paeselli meridionali sperduti ai piedi di Cristo

Domenica 20 Febbraio 2022, 10:21

Va’ mènulu alli macchi! (vallo a gettare nelle macchie) era l’esortazione con cui la buonanima di mio padre era solito liquidare le cose rotte o fastidiose. Bastava che uno qualunque della stirpe si presentasse a casa con un giocattolo malfunzionante per sentirsi investiti da quel benevolo disdoro vernacolare: alli macchi! Una forma di pratico sprezzo genitoriale che, scoprimmo crescendo io e i miei fratelli, poteva estendersi ben oltre l’ingenuo retaggio delle nostre avventure puberali: anche un vestito poco in linea coi dettami della rispettabilità o un’auto sportiva dalla meccanica non propriamente a norma di legge sarebbero diventati come niente i destinatari di quel lapidario ammonimento. E identica sorte sarebbe spettata a personaggi ritenuti insalubri per l’armonia della famiglia: dal compagno perdigiorno sino al vicino broker in odor di truffa, alla presta toccava a tutti meritarsi un perentorio, definitivo: va’ mènulu alli macchi! Perché, per quanto spesso in senso solo figurato, l’idea di liberarsi di ciò che è sgradito affidandolo alla comprensiva munificenza della natura (le macchie, appunto) permeava la quotidianità di una generazione, quella del mio vecchio, classe ’31, cresciuta contando sul fatto che le aree allo stato brado fossero illimitate e, soprattutto, che i rifiuti loro prodotti fossero perlopiù residui genuini, biodegradabili, frutto comunque prezioso della stessa terra cui li si restituiva.

Oggi è lampante quanto tale automatismo sia ormai impraticabile: gli spazi rurali, sempre più minuti e assediati da un’urbanizzazione feroce, sono facile preda dell’accumulo indiscriminato di rifiuti. Ed è evidente che non si tratta più - non solo almeno - di un problema d’inciviltà o di cattiva amministrazione. Cumuli di mondezza sedimentano ovunque, nei meandri di ricche città del Nord come ai margini di paeselli meridionali sperduti ai piedi di Cristo. Perché la modernità ci ha privati del privilegio di delegare al semplice fluire delle stagioni la pulizia delle nostre scorie. Scarti che oggi sono agglomerati di pura chimica, veleno che ammorba i nostri gioielli naturali annichilendo oceani, foreste e animali che credevamo imperituri. Oggi i nostri rifiuti non smettono di essere nostri quando li abbandoniamo. Trattengono le nostre colpe, lasciandole sedimentare lontano dalla nostra vista. Ed è per questo che ci viene richiesto di differenziare correttamente ciò che produciamo, di praticare una spesa consapevole che limiti al massimo l’uso di plastica e componenti inquinanti, e di assicurarci che le aziende preposte al ritiro lo facciano nel modo più giusto. Essere responsabili, di questo si tratta. Una fatica immane, inutile negarlo. Cui però nessuno può più sottrarsi.

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