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Risposta a richiesta cronoprogramma spegnimento area a caldo

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TARANTO - Non è possibile rispondere alla richiesta di cronoprogramma di spegnimento degli impianti dell’area a caldo se prima non si esprime il Consiglio di Stato sulla richiesta di sospensiva. Lo scrivono il direttore operativo e il direttore delle Risorse Umane dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, Loris Pascucci e Arturo Ferrucci, nella lettera di risposta al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci che mercoledì scorso, attraverso la struttura tecnica della Direzione Ambiente, aveva chiesto ufficialmente all’azienda il cronoprogramma delle fasi di spegnimento dei reparti dell’area a caldo in ottemperanza a quanto disposto con l’ordinanza sindacale n. 15 del 27 febbraio 2020 sulle emissioni.

«E' evidente - sottolineano i due dirigenti del Siderurgico - che prima della scadenza del 16 marzo 2021 (che si verificherà dopo l’udienza camerale dell’11 marzo 2021 in cui il Collegio si esprimerà sulla istanza cautelare formulata con appello), non sussiste in capo ad ArcelorMittal alcun obbligo di avviare la fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi». La comunicazione del primo cittadino - aggiungono - «non tiene in alcun conto la chiara pronuncia del giudice di appello, in base alla quale non sussistono certo le condizioni per reiterare alcuna richiesta relativa a presunti obblighi della scrivente, che, come espressamente si legge nel decreto cautelare monocratico, sono al momento anch’essi insussistenti». Il termine di 60 giorni per la chiusura degli impianti è iniziato a decorrere dal 14 febbraio in seguito alla sentenza del Tar di Lecce, ma ArcelorMittal e Ilva in As hanno proposto appello al Consiglio di Stato. L’11 marzo sarà discussa in sede collegiale la richiesta di sospensiva e il 13 maggio è prevista l'udienza di merito.

La richiesta di consegna del cronoprogramma di spegnimento degli impianti «non tiene sorprendentemente conto» del fatto «che ArcelorMittal ed Ilva hanno proposto appello avverso la sentenza del Tar di Lecce». Lo affermano i dirigenti di ArcelorMittal Pascucci e Ferrucci nella lettera di risposta al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci con la quale declinano l’invito a fornire il cronoprogramma richiesto in quanto si ritiene di dover attendere la decisione del Consiglio di Stato sull'istanza di sospensiva. Con l’ordinanza del 27 febbraio 2020 il sindaco Melucci intimava ad ArcelorMittal Italia e Ilva in As di individuare entro 30 giorni le fonti inquinanti del siderurgico, rimuovendole, e, in difetto, di spegnere gli impianti entro ulteriori 30 giorni. Il presidente della IV Sezione del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, nel respingere la richiesta di decreto cautelare monocratico, ha precisato - fa rilevare ArcelorMittal - che i termini «hanno ripreso a decorrere dopo il deposito della sentenza appellata dal 14 febbraio 2021 nuovamente e per l'intero». Il Consiglio di Stato, conclude la comunicazione di ArcelorMittal, ha stabilito «che non è stata comprovata la circostanza che, in assenza di immediate misure cautelari, per l'appellante si produrrebbe uno specifico pregiudizio irreparabile prima della data dell’11 marzo 2021, anche perchè prima di questa data non sarà decorso il 'primo terminè di trenta giorni, con la conseguente insussistenza - prima di essa - dell’obbligo di avviare le operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi».

IL COMMENTO DI MELUCCI - «Non ci aspettavamo dall’azienda collaborazione, ma neanche minacce. Con l’eleganza che ci contraddistingue non abbiamo commentato la sentenza del Tar a noi favorevole, né la richiesta di appello al Consiglio di Stato di ArcelorMittal.Con la stessa eleganza non commenteremo le minacce». Lo afferma il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, riferendosi alle dichiarazioni di A.Mittal che ritiene di non poter rispondere alla richiesta di cronoprogramma di spegnimento impianti dell’area a caldo se prima non si esprime il Consiglio di Stato sulla sospensiva. «La nostra unica stella polare è la salute di cittadini e lavoratori», dice Melucci.

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