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Mittal-Governo, nozze pronte. Taranto prepara le barricate

Enti e istituzioni locali lamentano la mancanza di confronto e condivisione

Ilva

A Roma si limano i dettagli del matrimonio tra ArcelorMittal e il Governo, tramite Invitalia (controllata da Mef e Mise), per dare un futuro al complesso aziendale ex Ilva, a Taranto si preparano le barricate. Sull’acciaio rischia di consumarsi una spaccatura tra la capitale e la periferia dalle dimensioni imprevedibili e dalle probabili pesanti conseguenze per il governo Conte, a pochi giorni dalla illustrazione dell’accordo che riporterà lo Stato nel capitale sociale dell’acciaieria; garantirà, ma solo nel 2025, piena occupazione per gli attuali 10.798 dipendenti; resusciterà l’altoforno 5, il più grande d’Europa spento nel 2015; sfornerà coils continuando a usare prevalentemente carbone, in barba a ogni e qualsiasi prospettiva green. Il tutto senza confronto, e men che meno condivisione, con enti e istituzioni locali malgrado i diversi confronti avuti, proprio a Taranto, dal premier Conte.

Ieri in commissione Lavoro della Camera sono stati ascoltati i sindacati metalmeccanici in merito alle prospettive industriali, occupazionali e ambientali degli stabilimenti ex Ilva, da due anni gestiti in contratto di affitto da ArcelorMittal. Secondo il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò, sul futuro dello stabilimento di Taranto appare necessario «conoscere nei dettagli il piano industriale e quello ambientale». Capire come «sarà gestito il grande forno elettrico, dove verrà realizzato». D’Alò ha espresso preoccupazioni «sulla tutela dei posti di lavoro. Vi è il dubbio su come con un nuovo ciclo produttivo si sposeranno gli stessi livelli di organici che abbiamo stabilito nel precedente accordo», esprimendo il timore che gli impegni sui «10.700 lavoratori previsti dal piano industriale precedente» possano non essere rispettati. Giovanni Venturi, della Fiom- Cgil, ha snocciolato alcuni numeri, partendo da un dato ritenuto importante. «Lo stabilimento di Taranto produce oltre il 60% dei prodotti piani di tutta la manifattura italiana.

Con i tagli dell’occupazione la produzione si chiuderà nel 2020 a 3,5 milioni di tonnellate, ma non cambia la sostanza del rischio di dover dipendere dall’import. Non siamo ad una semplice vertenza aziendale, ma siamo di fronte ad una vicenda che ha che fare con il futuro dell’industria italiana. Abbiamo dato un giudizio positivo sul co-finanziamento, attraverso l’intervento pubblico di Invitalia. Ma siamo ancora lontani dall’avere un piano industriale. L’esigenza è che ci possa essere un lavoro congiunto che possa presiedere e orientare nel percorso che dovrà essere fatto. Le commissioni come tutto il Parlamento devono essere investite sulle scelte da assumere sul piano nazionale sulla siderurgia». Sempre di piano industriale ha parlato Guglielmo Gambardella della Uilm-Uil, sollecitando la sua illustrazione con il piano ambientale. Gambardella ha, poi, chiesto alla commissione di «sollecitare il governo ad intervenire con Invitalia per prevedere una fase di discussione con le organizzazioni sindacali».

Presente, alle audizioni, l’on. Marco Lacarra, segretario regionale del Pd. «Dalle parti sociali arrivano preoccupazioni legittime rispetto ai contenuti della trattativa per l’ingresso dello Stato nell’ex-Ilva. È indispensabile - ha detto Lacarra ribadire che non si può prescindere, soprattutto nell’ambito di un’operazione così importante, dal pieno coinvolgimento delle comunità territoriali e delle organizzazioni sindacali». Per il segretario regionale del Pd, «la priorità è senz’altro dotarsi di un piano industriale chiaro per il rilancio degli stabilimenti, che segni un punto di svolta e di equilibrio sotto il profilo della sanità pubblica, del lavoro e della salvaguardia ambientale. Ma ciò deve avvenire secondo il metodo della massima condivisione delle decisioni. Il Governo, in tal senso, non può esimersi dal coinvolgere pienamente il Parlamento nelle scelte che intende adottare».

L’amministrazione comunale ieri pomeriggio ha avviato il primo confronto con la cittadinanza sulla situazione dell’ex Ilva. Sono state invitate tutte le associazioni ambientaliste della città e alla convocazione hanno risposto Genitori Tarantini, Donne e Futuro per Taranto libera, Taranto Respira, Legambiente Taranto, Movimento 24 agosto – Taranto, Progentes, Giustizia per Taranto, Peacelink, Aps LiberiAmo Taranto, Isde (associazione medici per l’ambiente), Legamjonici, Fridays for Future Taranto, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Presenti - naturalmente in modalità web a causa della pandemia - gli assessori della giunta guidata dal sindaco Rinaldo Melucci, alcuni consiglieri comunali e il capo di gabinetto della Regione Puglia Claudio Stefanazzi mentre il presidente Michele Emiliano non è riuscito a collegarsi, assicurando comunque il suo sostegno alle prossime iniziative. «Sono grato a cittadini e associazioni per il loro contributo odierno - ha dichiarato il sindaco Melucci al termine del lungo confronto in videoconferenza -, in questo primo incontro del ciclo che stiamo tenendo per riportare la questione Ilva al centro del dibattito politico-istituzionale nazionale e comunitario, oltre che per recuperare l’imprescindibile protagonismo della comunità ionica sulla vicenda.

Loro combattono da anni per la giustizia e i diritti dei tarantini, gran parte dei loro messaggi sono oggi coincidenti con le azioni e le volontà degli enti locali, Comune, Provincia e Regione in primis, ed è una novità di non poco conto. A me sembra che generalmente ci sia una assoluta contrarietà al piano che il Governo sta chiudendo in solitaria con ArcelorMittal. Per questo, continueremo a sondare il sentimento della città e lavoreremo uniti per una strenua resistenza agli intendimenti del Governo». I confronti avviati dall’amministrazione Melucci proseguiranno oggi con le associazioni datoriali, domani con parlamentari, consiglieri regionali e sindacati e lunedì con tutti i sindaci della provincia: l’obiettivo è organizzare - nei limiti imposti dal Covid - una iniziativa forte e simbolica (davanti ai cancelli della fabbrica?) a ridosso dell’Immacolata per contrastare il matrimonio - e sopratutto le sue basi - tra ArcelorMittal e il Governo.

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