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TARANTO -  «È sconfortante dover commentare ogni volta questi incidenti, è ormai chiaro che gli impianti cadono a pezzi ed è riprovevole che l’azienda, innanzi alle denunce delle organizzazioni sindacali, non abbia di meglio da fare che provare a mettere il bavaglio ai lavoratori con provvedimenti punitivi». Lo afferma il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci dopo l’incendio a un nastro trasportatore dello stabilimento ArcelorMittal che domenica sera ha provocato la fuoriuscita di fiamme e fumo nero che hanno destato allarme. Diversi cittadini hanno documentato l’episodio con foto e video postati sui social network.

«L'azienda - aggiunge il sindaco - avrebbe affermato che si sia trattato di un impianto in manutenzione straordinaria, dunque vuoto di ogni prodotto, e che a causa dell’attrito sviluppato proprio da queste attività abbia preso fuoco. Dai repentini sopralluoghi di Arpa Puglia e per mezzo della rete delle centraline esterne allo stabilimento si è potuto verificare che l’evento non ha inciso sulla qualità dell’aria dell’abitato vicino». Ma «evidentemente - osserva ancora Melucci - quelle manutenzioni a cui assistiamo impotenti non sono sufficienti e non tendono ad un vero aggiornamento tecnologico, come richiesto a gran voce dalla città. È uno dei motivi per i quali siamo oggi molto critici con le ulteriori dilazioni degli interventi previsti dall’Aia da parte del Ministero dell’Ambiente e con ipotesi di accordo sul futuro dell’ex Ilva che non tengano al primo posto la salute e l’ambiente circostante. Questa volta è andata bene e nessuno si è fatto male, ma come fanno a dormire la notte i responsabili di questa situazione?». «Torno ad appellarmi al presidente del Consiglio Giuseppe Conte - conclude il sindaco - perché non consenta che Taranto viva ancora sotto quella che ArcelorMittal vuole far passare come normalità». 

«Cosa ha fatto l’amministrazione per l’ex Ilva? La risposta è una lunga serie di atti e azioni prodotta in tre anni: l’intervento dell’ente è sempre stato puntuale e incisivo». Così il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci in una nota che riassume le iniziative del Comune in merito alle vicende del Siderurgico. «Dalla prima richiesta di accordo di programma, a gennaio del 2018, con la quale - ricorda il primo cittadino - si propose un percorso di accompagnamento di eventuali esuberi e la chiusura delle fonti inquinanti, passando per il riesame dell’Aia di maggio 2019, necessario per garantire tutele sanitarie più ampie ai cittadini, fino all’ordinanza di chiusura delle fonti inquinanti dello scorso febbraio, che ancora - aggiunge - pende al Tar e sulla quale non è scritta l'ultima parola».

Il sindaco fa presente che «mancano formalmente meno di due settimane alla chiusura del negoziato sull'ex Ilva. Per questo abbiamo voluto fare un resoconto di quanto prodotto in questi tre anni per tutelare la città, i cittadini, i lavoratori e le imprese dell’indotto, senza mai dimenticare che su quell'impianto di interesse nazionale la competenza è del Governo. Dal quale - conclude Melucci - ora ci aspettiamo finalmente un coinvolgimento della città e le risposte che tutti attendono».

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