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Taranto

Dl crescita non va avanti per nodo responsabilità amministratori ex Ilva. Appello bis per morti amianto

La Cassazione ha annullato per rideterminazione della pena le condanne degli ex dirigenti del siderurgico Noce e Angelini

Ilva

Ci sarà un processo d’appello bis nel procedimento per le morti di alcuni operai deceduti a causa dell’amianto nello stabilimento Ilva di Taranto, per stabilire l'entità delle condanne per gli ex dirigenti del siderurgico Sergio Noce e Attilio Angelini. La Cassazione ha infatti questa sera annullato con rinvio, per rideterminazione della pena, le condanne di Noce e Angelini ai quali la Corte di Appello di Taranto - il 23 giugno 2017 - aveva inflitto due anni e quattro mesi di reclusione al primo, e due anni di reclusione al secondo.

Per un errore di notifica, sono state stralciate le posizioni di Fabio Riva, rappresentante legale dell’acciaieria appartenuta alla sua famiglia, e Luigi Capogrosso, manager dello stabilimento tarantino. Per loro ci sarà un processo separato. I supremi giudici hanno inoltre dichiarato il non doversi procedere nei confronti di un altro degli imputati, Giambattista Spallanzani, che risulta deceduto. La Corte d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) aveva riformato la sentenza di primo grado per le morti causate dall’amianto ed altri cancerogeni provenienti dallo stabilimento siderurgico, condannando i ex dirigenti dell’Ilva e decretando l’assoluzione piena o per prescrizione per un’altra ventina di imputati.

Tra questi Fabio Riva, ex vicepresidente di Riva Fire, e l’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso, che in primo grado avevano ricevuto invece una condanna a 6 anni e per i quali il pg aveva chiesto la condanna a 3 anni e mezzo. Nei loro confronti la Procura di Taranto aveva fatto ricorso in Cassazione contestando il proscioglimento, la mancanza di notifica ha prodotto lo stralcio. Per quanto riguarda l'annullamento con rinvio delle condanne di Noce e Angelini, bisogna aspettare le motivazioni per capire per quali decessi si dovrà rifare l’istruttoria.

STALLO NEL DL CRESCITA: IL NODO RESPONSABILITA' - La Ex Ilva di Taranto, ora in mano alla multinazionale ArceloMittal, torna tra i temi dell’agenda politica e potrebbe essere stato uno dei punti da approfondire che hanno portato a far slittare alla prossima settimana i lavori sul decreto Crescita. Ci sarebbe infatti, proprio il nodo della responsabilità per gli amministratori dell’ex Ilva dietro lo stallo sul provvedimento legislativo ed è ora atteso un confronto ai vertici del governo per definire la linea di maggioranza e andare avanti.

Nel dl c'è infatti una norma che esclude la responsabilità penale per l’attuazione del piano ambientale fino a settembre. Arcelor Mittal vorrebbe invece, secondo fonti parlamentari, un’esclusione per cinque anni anche sulla sicurezza sul lavoro. Il M5s non vorrebbe cambiare la norma ma un confronto è in atto. Secondo quanto si apprende comunque il problema potrebbe anche essere molto più complessivo, ovvero quello di mantenere condizioni per cui resti fattibile portare avanti sia il piano ambientale sia quello produttivo dell’azienda.

La situazione in generale per le acciaierie tarantine sembra ormai tornata a scaldarsi e la maggioranza appare intenzionata a voler valutare più approfonditamente tutti gli aspetti anche alla luce delle circa 1.400 richieste di cassa integrazione avanzate da A.Mittal per 13 settimane a causa dei problemi del settore siderurgico.

I lavori delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera sul Dl Crescita sono comunque stati rimandati a lunedì mattina, di conseguenza l’arrivo del provvedimento nell’aula di Montecitorio, previsto per lunedì stesso, slitterà a martedì 18 giugno. Non è ancora stato depositato un ulteriore pacchetto di emendamenti del relatore, probabilmente quattro, che dovrebbero arrivare tra stanotte e domani mattina. Fra questi, ce ne sarà uno sulla manutenzione delle casette dei terremotati. Domani mattina scadrà il termine per la presentazione dei subemendamenti

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