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Taranto, Mittal conferma cassa integrazione per 1400 dal 1 luglio

Per la crisi di mercato dello stabilimento. Ieri l'annuncio

Ex Ilva, sindacati: anomalie su assunzioni e esuberi

«Le sospensioni decorreranno a far data dall’1 luglio 2019 per le successive 13 settimane. Allo stato è ipotizzabile una ripresa del mercato e della domanda a valle di detto periodo, fatta salva la verifica della necessità di eventuale proroga ai sensi della vigente normativa». Lo spiega il documento consegnato ai sindacati, a firma di Annalisa Pasquini e Cosimo Liurgo di ArcelorMittal Italia, in cui l'azienda conferma la necessità del ricorso alla Cassa integrazione ordinaria che interesserà un numero massimo di circa 1.400 dipendenti al giorno del siderurgico di Taranto.

ArcelorMittal ha detto di dover ricorrere agli ammortizzatori sociali a causa della grave crisi di mercato. «Compatibilmente con le esigenze tecnico-produttive, i dipendenti appartenenti a categorie, livelli e qualifiche destinatari delle sospensioni ed in numero eccedente le risorse impiegate, potranno essere avviati a rotazione, fatti salvi i caso di peculiari esigenze».
E’ in corso un incontro tra azienda e sindacati per discutere sia della cassa integrazione che delle graduatorie relative ad assunti ed esuberi.

ArcelorMittal ha proposto la data dell’11 giugno, «per un incontro da tenersi con le organizzazioni sindacali e le Rsu allo scopo di fornire ulteriori chiarimenti». E’ quanto si legge nel documento di ArcelorMittal, fornito ai sindacati dopo la comunicazione dell’avvio della cassa integrazione per 1.400 dipendenti. Nella nota si rammenta che «il sito ionico occupa (al 31 maggio 2019) 8250 dipendenti dei 10.351 lavoratori da cui è composto l’intero organico, così suddivisi: 45 dirigenti, 1675 impiegati e quadri, 870 intermedi, 5660 operai. La produzione ionica fornisce i semilavorati necessari alle attività degli altri stabilimenti di ArcelorMittal Italia spa (in primis Genova e Novi Ligure) che operano 'a valle' del ciclo produttivo di Taranto».

I SINDACATI : INTERVENGA IL GOVERNO - «Le organizzazioni sindacali, preso atto delle dichiarazioni dei responsabili di ArcelorMittal, hanno con forza rigettato al mittente tale procedura non volendo entrare neanche nel merito. Invitiamo il Ministero dello Sviluppo economico, garante dell’accordo siglato il 6 settembre 2018 da tutte le organizzazioni sindacali, a convocare urgentemente un apposito incontro per verificare la completa applicazione dello stesso». Lo sottolineano Fim, Fiom e Uilm di Taranto dopo l’incontro con azienda, avvenuto nello stabilimento siderurgico, in cui i rappresentanti della società hanno confermato l’avvio della procedura di Cassa integrazione ordinaria, annunciata ieri, per 1395 lavoratori dello stabilimento di Taranto per la durata di 13 settimane a partire dall’1 luglio prossimo a causa di una «grave crisi di mercato».

ArcelorMittal Italia, secondo quanto si apprende, nel corso dell’incontro coi sindacati di questa mattina a Taranto avrebbe ribadito la piena disponibilità al confronto e a rivedersi per entrare anche nel merito dei numeri. L'azienda avrebbe anche già proposto la data dell’11 giugno prossimo.

IERI L'ANNUNCIO - ArcelorMittal Italia annuncia che, a causa della grave crisi di mercato, «si trova oggi nella necessità di ricorrere temporaneamente alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo). Il provvedimento interesserà lo stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane. L’azienda ha già contattato le Organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie di Taranto per informarle di questa operazione». Dettagli saranno forniti domani in un incontro.

Il 6 maggio scorso ArcelorMittal aveva manifestato l’intenzione di tagliare temporaneamente la produzione di acciaio in Europa con una riduzione di 3 milioni di tonnellate annue. Nello specifico era stata annunciata la sospensione della produzione degli stabilimenti di Cracovia in Polonia, la riduzione nelle Asturie in Spagna e il blocco dell’aumento della produzione dell’ex Ilva di Taranto che ArcelorMittal Italia contava di portare a 6 milioni di tonnellate nel 2020.

L’azienda conferma le «critiche condizioni del mercato. Un mix di fattori - si aggiunge - sta penalizzando l’intero settore dell’acciaio europeo che soffre una situazione economica peggiorata sempre più negli ultimi mesi. Tutti gli indicatori evidenziano un forte rallentamento del mercato e non solo nel settore automotive, attualmente in calo del 10%. L’indice PMI è sceso a 47,4 nel marzo 2019, andando per il sesto mese consecutivo sotto quota 50 e raggiungendo il punto più basso dal maggio 2013».

Il comparto siderurgico «ha registrato - puntualizza ArcelorMittal Italia - un progressivo rallentamento a partire dal primo trimestre di quest’anno, in particolare, in riferimento ai prodotti siderurgici da coils. Ad oggi si registra un’importante riduzione del consumo di acciaio a livello europeo e, anche italiano, che ha determinato un progressivo minor carico di ordini e, quindi, di lavoro».

JEHL: MISURE TEMPORANEE - «È una decisione difficile, ma le condizioni del mercato sono davvero critiche in tutta Europa. Ci tengo a ribadire che sono misure temporanee, l’acciaio è un mercato ciclico». Lo sottolinea l’AD di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, dopo che l’azienda ha annunciato la necessità di dover ricorre alla Cig nello stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane.

L’azienda, in base all’accordo sindacale dell’8 settembre 2018, ha assunto 10.700 persone (8.200 a Taranto), mentre 2.586 dichiarate in esubero sono rimaste in capo all’Ilva in amministrazione straordinaria in Cigs a zero ore (ma circa mille hanno accettato l’esodo incentivato). Ora fa presente che «accanto alla riduzione della domanda di acciaio in Italia si è registrato un aumento senza precedenti delle importazioni da Paesi terzi: nei primi quattro mesi del 2019 le importazioni di prodotti da coils e lamiere sono aumentate del 51% rispetto allo stesso periodo del 2018 (anno quest’ultimo già di per sé record per importazioni da Paesi Terzi). Inoltre, tale contesto sopravviene a un periodo in cui le scorte a magazzino sono aumentate ben oltre i livelli standard di giacenza».

Ad aggravare la situazione, evidenzia ArcelorMittal Italia, "le deboli misure di salvaguardia per le importazioni di acciaio adottate dalla Commissione Ue, che ci rendono vulnerabili in un momento in cui i prezzi dell’acciaio sono bassi, i costi energetici elevati e i costi delle materie prime in continuo aumento». Nonostante questo «scenario molto critico - conclude l'azienda - ArcelorMittal Italia conferma il proprio impegno su tutti gli interventi previsti per rispettare il piano industriale e ambientale, al termine dei quali, con un investimento da più di 2,4 miliardi di euro, Taranto diventerà il polo siderurgico integrato più avanzato e sostenibile d’Europa»

FIOM GENOVA: BRUTTO SEGNALE

L’annuncio di 13 settimane di cassa integrazione per 1400 lavoratori Ex Ilva a Taranto è una doccia fredda anche a Genova «visto che solo pochi giorni fa il gruppo aveva spiegato che la riduzione della produzione in Europa non avrebbe interessato l’Italia», commenta il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro. «E' un brutto segnale e un messaggio pericoloso soprattutto per quanti vogliono che l’Ilva chiuda" aggiunge.

Se il provvedimento riguarda al momento solo Taranto, la preoccupazione si estende anche allo stabilimento di Genova Cornigliano: «Siamo preoccupati - dice Manganaro - visto che da Taranto parte la produzione dell’acciaio che lavoriamo a Genova e visto che comunque a Genova finora non sono ancora stati garantiti nemmeno i mille lavoratori previsti dall’accordo». Oltre al merito, vale a dire la scelta dello strumento della cassa integrazione ordinaria a pochi mesi dall’affitto degli impianti, per il segretario della Fiom genovese c'è anche un problema di metodo: «Per lunedì 10 giugno è stato fissato un incontro a Roma per fare il punto sui primi cinque mesi dal passaggio dell’Ilva ad Arcelor: avrebbero potuto tranquillamente spiegare il problema in quella sede e vedere se insieme riuscivamo ad individuare un’alternativa. Un brutto segnale quindi anche da questo punto di vista». 

«E' del tutto evidente che la prospettiva della Cig ordinaria, per quanto legata per definizione ad un evoluzione di ciclo congiunturale, non ci rassicura e diventa un ulteriore elemento di incertezza. Sono mesi che la Fiom chiede un incontro al Mise per una verifica degli impegni sottoscritti, che diventa ancora più urgente alla luce delle decisioni comunicate oggi». Lo sostiene Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil dopo che ArcelorMittal ha annunciato la Cig per 13 mesi per 1400 dipendenti dello stabilimento di Taranto.

«La notizia (della Cig, ndr) - spiega - anticipa l’incontro già fissato per domani a Taranto, in cui verrà formalizzata la procedura di Cassa e rappresenta un elemento di ulteriore preoccupazione in una fase di assestamento critico degli obiettivi del piano industriale». «Nell’incontro del 10 giugno - conclude - chiederemo una verifica sull'attuazione dell’accordo sottoscritto in merito alle strategie industriali e produttive e agli investimenti sul risanamento ambientale». 

EMILIANO: AZIENDA RITIRI LA RICHIESTA

«Cassa Integrazione? È un’ipotesi inaccettabile!": così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano stigmatizza l’annuncio di Arcelor Mittal che ha avviato la procedura per la messa in cassa integrazione di 1.400 dipendenti per 13 settimane. «Ci sono ancora 2.600 lavoratori Ilva in cassa integrazione - spiega Emiliano - Arcelor Mittal non può aggiungerne altri 1400. Invitiamo l’azienda a ritirare l'iniziativa già nella riunione di domani, accogliendo le richieste sindacali».

«Mi aspetto che, dopo aver acquisito le quote di mercato Ilva, Arcelor Mittal rispetti gli impegni. L’azienda infatti - aggiunge - ha tutti gli strumenti per fronteggiare la contrazione del mercato dell’acciaio senza intaccare i livelli occupazionali dello stabilimento di Taranto». «Il piano industriale - conclude - va rispettato e il Governo, che è garante di quel piano, adesso convochi immediatamente un tavolo di verifica. La Regione Puglia segue questa vicenda ed è al fianco dei lavoratori, condividendo con loro la preoccupazione a fronte di questi annunci, anche in relazione alle ulteriori ricadute sull'intero indotto».

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