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Il basket nel cuore: ecco spiegato il miracolo Brindisi

Il basket nel cuore: ecco spiegato il miracolo Brindisi

Il basket nel cuore: ecco spiegato il miracolo Brindisi

 
Fabrizio Nitti

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Fabrizio Nitti

Il basket nel cuore: ecco spiegato il miracolo Brindisi

La Happy Casa Brindisi rappresenta una sorta di «esercito di marziani». La perfetta fotografia del risultato che si incrocia con il bilancio e con lo spettacolo

Mercoledì 16 Dicembre 2020, 10:48

Produrre risultati coniugandoli con le esigenze di portafoglio, regalare spettacolo. È il mantra di ogni società sportiva. A queste latitudini, dove la crisi immancabilmente imperversa più che da altre parti, è più o meno un'impresa mettere assieme i desideri. Compito reso ancora più arduo e difficilissimo in tempi divorati dalla pandemia. Con sponsor che scappano (ma fortunatamente non tutti), stadi chiusi, palazzetti blindati, impianti che latitano e atleti che preferiscono emigrare, tesserarsi con altre società più a nord pur di non perdere di vista l’obiettivo di una vita.
Ma quasi a Sud del Sud brilla un'isola felice. La cui luce si estende su tutta la Puglia e su tutto il Meridione. La Happy Casa Brindisi rappresenta una sorta di «esercito di marziani». La perfetta fotografia del risultato che si incrocia con il bilancio e con lo spettacolo. Ciò che il team di Frank Vitucci sta combinando nel massimo campionato di basket, merita settimane di applausi. La «pazzia» di Milano, domenica scorsa, è solo l’ultima perla in ordine di tempo. Ma c’è da scommettere che non sarà l’ultima. È l’unica squadra meridionale al vertice di un campionato. Se ci fosse un palazzetto da 10.000 posti, sarebbe pieno in ogni occasione.

Il basket a Brindisi è come il calcio in un'altra città d'Italia. È qualcosa che affonda le radici nel tempo e che nel tempo ha spodestato, in una una ipotetica classifica di gradimento, il calcio. Sorpasso che si è compiuto negli ultimi venti anni. È la materia della quale si parla in ogni angolo di strada. Non c'è Juve, Inter o Milan che tengano. C'è la palla a spicchi, con i suoi rimbalzi sotto canestro, i suoi tiri da tre, i suoi capovolgimenti improvvisi, i suoi supplementari che sono un supplemento, appunto, di emozioni. Il resto è puro contorno. Ha vinto la Juve? Vabbè... L'Inter? Ok, ma... Non comanda il calcio. Ed è giusto così. E lo si annusa pure fotografando l'attività giovanile. Che converge quasi totalmente sul basket. Scuole calcio, sì. Ma scuole basket a volontà, a Brindisi e in provincia. Il che sottintende che ci sia terreno fertile per individuare, allevare, lanciare nuovi talenti.

La riscoperta di un tecnico sottovalutato da molti, un’attività di scouting oculata, occhio fino e attento nell’individuare gente funzionale al progetto e non solo nomi da gettare in pasto ai tifosi. L’idea di un piano tecnico traspare evidente. La Puglia sportiva, giusto per limitarci a casa nostra, dovrebbe prendere esempio. In più, uno sponsor figlio del territorio per rendere più forte il legame. Sarà pure un caso, sarà solo fortuna, ma l’accoppiata Happy Casa-Brindisi ha prodotto due finali di Coppa Italia e la qualificazione alla prossima Final Eight. Definirlo miracolo è fuorviante. Programmazione. Il futuro non è fissato, il destino è quello che ci si crea da soli. Nella vita. Nel basket. E nel calcio... No, qui non trova casa il famoso detto che si sente rimbalzare da altre parti: «Anche quest’anno vinciamo l’anno prossimo».

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