Il punteggio massimo che l’Agenzia del Demanio ha attribuito al progetto vincitore della gara per realizzare il Parco della giustizia sotto il profilo della sostenibilità ambientale è errato. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, che ha rigettato gli appelli presentati da Cobar (capofila del raggruppamento classificato al primo posto) e della stessa Agenzia del Demanio.
Il risultato è che la graduatoria dell’appalto da 367 milioni (che vedeva al secondo posto il raggruppamento guidato da Manelli impresa di Monopoli, il cui appello incidentale è pure stato respinto) dovrà essere rivista. Cobar-Sac aveva ottenuto 90 punti, di cui 5 sono quelli oggetto della sentenza del Tar Bari che aveva ritenuto erronea l’attribuzione relativa alla certificazione Leed (la sostenibilità ambientale).
Manelli (che nel frattempo ha chiesto l’accesso a una procedura di composizione della crisi e ha ceduto il ramo di impresa alla Cmc di Ravenna) è in raggruppamento temporaneo con Coebo di Bari, Guastamacchia di Ruvo, Debar di Bari, Itm di Forlì e Macob di Massafra che aveva ottenuto 86,58 punti. Eliminando i cinque punti il raggruppamento Cobar finirebbe in seconda posizione. Il Tar di Bari ha tuttavia imposto alla commissione di specificare meglio le modalità di attribuzione di 3,68 punti alla seconda classificata.
La decisione torna ora alla stazione appaltante che dovrà riconvocare la commissione e dare esecuzione alle sentenze amministrative. I tempi, comunque, si allungano. Nel libro dei sogni dell’Agenzia del Demanio era scritto che il primo lotto della nuova sede unica degli uffici giudiziari di Bari doveva essere consegnato nel 2026. Ci vorranno, se tutto va bene, almeno altri tre anni.
















