Ripartirà in modo graduale la circolazione ferroviaria sulla linea Adriatica, nel tratto Pescara–Foggia, a partire da venerdì 10 aprile alle ore 6, dopo l’interruzione causata dalla frana che ha interessato l’infrastruttura. La riattivazione avverrà con una riduzione cautelativa della velocità.
Sono oltre 60 i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana e delle imprese appaltatrici al lavoro per il ripristino della tratta, con interventi avviati già dalla serata odierna. Contestualmente proseguono i monitoraggi strumentali e visivi dell’area in coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile.
Il traffico ferroviario lungo la direttrice Adriatica resta comunque condizionato: nel corso della giornata di venerdì e fino al completo ripristino della piena capacità dell’infrastruttura, i treni Alta Velocità, Intercity e Regionali potranno registrare ritardi, cancellazioni o variazioni di percorso. Trenitalia ha attivato servizi di assistenza potenziata nelle stazioni e garantisce il rimborso integrale dei biglietti in caso di rinuncia al viaggio.
A Bari, intanto, si registrano lunghe file allo sportello della stazione centrale, dove numerosi viaggiatori stanno richiedendo assistenza e rimborsi per i treni cancellati o modificati.
«SI RISCHIA UNA NUOVA NISCEMI»
Sul fronte del dissesto idrogeologico, in un sopralluogo a Petacciato il presidente dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs), Nicola Casagli, ha descritto la natura della frana che ha interessato l’area, sottolineando come fenomeni di questo tipo abbiano caratteristiche di lunga durata e gestione complessa.
«Frane di queste proporzioni come quella di Petacciato, di Niscemi o di Ancona non si fermano. Ci si convive. Questa del Molise è molto simile a quella di Ancona come dimensioni e geometria», ha dichiarato Casagli, alla presenza del sindaco Antonio Di Pardo e del prefetto di Campobasso Michela Lattarulo.
Il presidente dell’Ogs ha inoltre evidenziato come il sistema franoso adriatico sia diffuso lungo tutta la dorsale, dal confine con la Puglia fino alla Romagna, citando anche la frana di Vasto tra le più rilevanti.
«È una delle più complesse tra quelle europee più importanti. Si può ridurre il rischio, ma non risolverlo: bisogna conviverci», ha aggiunto Casagli, richiamando l’esperienza di Ancona, dove dal 1980 è stata avviata una strategia di convivenza con il fenomeno franoso in condizioni di sicurezza.
Secondo le analisi illustrate, il movimento della frana di Petacciato avrebbe registrato recenti spostamenti significativi sia in orizzontale sia in verticale, confermando la complessità del fenomeno e la necessità di aggiornare le strategie di mitigazione e protezione civile.
















