Venerdì 27 Febbraio 2026 | 16:39

L’incapacità della politica di decidere sull’energia: il caso del decreto bollette

L’incapacità della politica di decidere sull’energia: il caso del decreto bollette

L’incapacità della politica di decidere sull’energia: il caso del decreto bollette

 
paolo formica

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paolo formica

L’incapacità della politica di decidere sull’energia: il caso del decreto bollette

Non esiste un destino cinico e baro che ci condanna ad un costo energetico superiore ai nostri competitor. Qualsiasi notizia, per quanto buona, ha qualche downside che deve essere riconosciuto e affrontato con scelte politiche chiare

Venerdì 27 Febbraio 2026, 13:25

Il governo aveva annunciato da mesi un provvedimento che avrebbe inciso sul taglio dei costi delle bollette energetiche. Così, qualche giorno fa, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto bollette che, a detta del Ministro competente, avrà un impatto di circa 3 miliardi (5 per la premier Meloni) e garantirà «energia a prezzi più bassi per famiglie e imprese».

Questo risultato si raggiungerebbe attraverso una serie di interventi di dettaglio molto tecnici il più importante dei quali, relativo al rimborso del costo di acquisto delle quote ETS (per semplicità: costo dei permessi per emettere CO2) che, però, rischia di non passare il vaglio dell’UE in quanto potenziale aiuto di Stato. Al netto di quest’ultimo aspetto, il ragionamento è il seguente: il prezzo dell’elettricità all’ingrosso si definisce ogni 15 minuti sulla base del costo della fonte marginale di produzione di energia elettrica; in Italia il prezzo all’ingrosso è in media strutturalmente superiore a quello degli altri Paesi europei perché molto più spesso che altrove il gas, più costoso delle rinnovabili (sole e vento), è la fonte marginale; alla struttura del costo del gas, fonte fossile attraverso il cui uso si emette CO2, contribuisce anche il costo degli ETS; se si sterilizza il costo degli ETS dal costo del gas si riduce il costo della fonte marginale e, quindi, il prezzo all’ingrosso si abbassa. Semplice e lineare. Che sia anche giusto si possono nutrire dubbi visto che gli ETS servono per incorporare nel prezzo del gas i costi ambientali delle emissioni e visto che non siamo gli unici a pagarli; ed infatti qualche dubbio sul fatto che la misura supererà il vaglio dell’UE è più che legittimo.

Quindi, in Italia l’energia elettrica costa di più perché usiamo più gas. Giusto per comprendere le dimensioni: nel 2024 il 40% dell’elettricità in Italia è stata prodotta da gas; in Spagna non più del 20%; in Germania meno del 15% e in Francia addirittura intorno al 5%.

Per abbassare il prezzo dell’elettricità il governo, invece di cercare di capire come si possa ridurre il numero delle volte in cui il gas é la fonte marginale, interviene sul prezzo all’ingrosso del gas provando ad abbassarlo (vecchia tentazione quella dei governi di sostituirsi al mercato ed intervenire sui prezzi!). Si dirà: la struttura dell’energy mix italiano (cioè di quanto gas, quante rinnovabili e quanto nucleare abbiamo) è frutto di scelte decennali; nessuno ha la bacchetta magica per cambiare in un batter d’occhio il mix energetico. Verissimo. Quindi paghiamo scelte fatte in passato da altri governi. Ma se anche l’attuale governo non sembra voler prendere il toro per le corna, cioè impostare una politica di medio e lungo termine che incida sull’energy mix, la domanda vera è: siamo davvero condannati ad una struttura di mercato che ci consegna prezzi dell’energia superiore a quella degli altri Paesi? Cosa impedisce all’Italia di avere un energy mix più simile a quello dei Paesi che godono di un costo dell’energia molto più competitivo?

Un passo indietro per farne qualcuno in avanti. Non è sempre stato così. Anzi, quando il mondo viaggiava ad energia fossile, l’Italia godeva di un costo energetico competitivo rispetto ad altri Paesi europei. Perché, grazie alle scoperte dell’Eni in Pianura Padana, siamo stati tra i primi a metanizzare i consumi energetici, perché, anche se non paragonabili a Norvegia, UK e Olanda, qualche riserva d’idrocarburi l’abbiamo e per molto tempo non ci siamo vergognati di estrarle e perché abbiamo diversificato le importazioni sfruttando lo “sconto politico” che la Russia doveva concedere al suo gas e la vicinanza geografica con i produttori nord africani (Algeria e Libia). Certo, avevamo deciso aprioristicamente che si doveva fare senza nucleare ma con il gas ci sapevamo fare. Per la verità, continuiamo a saperci fare perché occorre rendere merito a chi in pochissimo tempo, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, è riuscito a diversificare le importazioni di gas sottraendoci al giogo russo: ne abbiamo guadagnato in sicurezza energetica al costo di un aumento del prezzo medio del gas che, ovviamente, ora vediamo in bolletta.

Da qualche tempo, per fortuna nostra e soprattutto di figli e nipoti (se questo a qualcuno interessa!), il mondo non viaggia più solamente ad energie fossili. Anche se continuano ad avere un ruolo determinante, è successo oramai da parecchio che sole e vento sono diventate molto più competitive e, quindi, gli aumenti incrementali dei consumi energetici vengono per lo più soddisfatti da queste fonti. L’avvento delle energie rinnovabili e la loro tumultuosa crescita globale è una di quelle cose che cambia l’intero paradigma energetico. Basti pensare che, poiché sono fonti che producono energia elettrica, i consumi si stanno elettrificando e continueranno a farlo: auto elettriche e pompe di calore tra tutti. Per un Paese come l’Italia, con risorse minerarie non sufficienti, questa dovrebbe essere, e malgrado tutto è, un’ottima notizia. Ma la notizia non si traduce in benefici reali se non si ha il coraggio delle scelte politiche necessarie.

Questo è il vero punto: non esiste un destino cinico e baro che ci condanna ad un costo energetico superiore ai nostri competitor. Qualsiasi notizia, per quanto buona, ha qualche downside che deve essere riconosciuto e affrontato con scelte politiche chiare. Se non si prendono queste decisioni, non si riescono a sfruttare i benefici delle opportunità che un migliore mix energetico ci darebbe. Ed è proprio l’incapacità di pagare un prezzo, anche piccolo, delle scelte politiche sta mettendo in crisi il nostro sistema energetico, industriale ed economico. Presto approfondiremo il tema indicando quali sono i nodi politici che dovrebbero essere affrontati per allineare l'energy mix italiano a quello degli altri paesi.

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