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In Puglia e Basilicata

IL CASO

L’educazione sentimentale che sfocia in dramma

L’educazione sentimentale che sfocia in dramma

I giovani e l'educazione sentimentale

Come il Moro, impazzito di gelosia fino al delirio e all’omicidio, così dobbiamo immaginarcela la tragedia che si è consumata a San Severo

24 Luglio 2022

Rossella Palmieri

«Guardatevi dalla gelosia. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre». Così Shakespeare ha reso nell’Otello questo tragico sentimento, evidenziando il modo in cui il «mostro» rende velenoso quello che crede essere il suo nutrimento. Come il Moro, impazzito di gelosia fino al delirio e all’omicidio. Dobbiamo immaginarcela così la tragedia che si è consumata a San Severo, vittima il giovanissimo Francesco Pio dopo una resa dei conti su messaggi social scambiati dal rivale con la sua fidanzatina. 17 anni e tanta voglia di vivere l’amore; 17 anni e dietro l’angolo la morte, con quell’ultimo passo, vacillante e grondante sangue, per provare ancora a vivere.

Una tragedia che farebbe impallidire lo stesso Shakespeare se vivesse questi tempi turbolenti e infelici. Dove si fa fatica a trovare lavoro come a far nascere e crescere un sentimento che a quell’età si vorrebbe eterno, messo nella dimensione del ‘per sempre’ che a dispetto del romanticismo degli adulti lo si ritiene possibile solo quando si è giovanissimi. Siamo tutti abbracciati a Francesco Pio quest’oggi, alla giovane vita che se ne va nel nome dell’amore e per giunta insanguinato; e vorremmo che coloro che restano qui a riflettere – tutti indistintamente, genitori, docenti, educatori, psicologi, formatori – abbiano la forza di impartire una vera e propria ‘educazione sentimentale’ e provare a invertire una pericolosa deriva. L’amore non è possesso, è libertà; non lo si estorce, non chiede rese dei conti all’ultimo duello con cappa e spada. Vale per questo sfortunato figlio della nostra terra, vale per i femminicidi per gelosia. Si dice che ciò che viene ‘sognato’ in gioventù non perde mai la sua aura di fascino, e che da adulti si ricordano proprio quelle sensazioni che per bellezza hanno tolto il fiato. Il fiato, però, a Francesco è stato tolto; per lui non ci saranno più bellezza e amore. Possiamo solo sperare, spiritualmente o laicamente, che il suo sangue possa ripulire quanti non governano gli istinti, e far sì che grazia si celi nel rapporto con l’altro.

Non c’entra il degrado, non c’entra la criminalità, spesso e volentieri tirate in ballo per tutto, per giustificare tutto. Speriamo con tutto il cuore in questa «educazione sentimentale» che ci faccia dire a 17 o a 57 anni, anche fino ai cento, che no, l’amore non è mai prevaricazione, sfida o, peggio, sangue. Amore è rispetto. Senza se e senza ma. E chi non lo ha capito possa imparare dal sangue di Francesco.

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