Lunedì 08 Agosto 2022 | 12:49

In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Voci di strada sotto le acacie

Voci di strada sotto le acacie

26 Giugno 2022

Gaetano Cappelli

C’è qualcosa di più bello per un flâneur – nella definizione di Baudelaire, chi se ne va a zonzo per la città al solo scopo di osservare il paesaggio umano – che risentire i discorsi delle persone per strada dopo il deserto creato dal Covid? Eccosì, avviluppato dal profumo delle acacie – ovvero la voce stessa dell’estate che mi avverte: nonostante tutto sono arrivata! –, un’altra ne ascolto salmodiare le lodi al Signore.

Hallelujah gorgheggia infatti uno di quelli che, prima del politically correct, si chiamavano vucumprà, superando col suo borsone pieno di cianfrusaglie un gruppetto di matrone sudate per la salita cui, forse per questo, propone un ventaglio. «A casa ce n’ho già uno che mi fa vento» gli risponde ridendosela maliziosa una di loro. «Allora regalagli questa corea» fa il venditore non-altrimenti-autorizzato e giù un’altra scarica di risatine delle matrone. Una anzi, assai benevolmente, gli chiede. «Corea? Dove l’hai imparata questa parola, a Napoli?»

Supero il gruppetto ormai fermo per la più cordiale delle transazioni chiedendomi se corea, come mi pare, non indichi la cintura anche nel nostro dialetto ed eccomi immerso in un altro scambio dialogico. Qui il tono è più piccato. C’è infatti un macho – massì un ultra-trentenne ringalluzzito – , che tiene a ribadire la sua natura appunto «maschia» alla lady che lo fronteggia. Dice impettito: «A me piace così… io non ho mai subito modifiche genetiche!».

Non faccio in tempo a notare l’inappropriatezza dell’espressione «modifiche genetiche» che, in realtà, indica «ogni modifica nella sequenza nucleotidica» e di cui capisco solo che non c’entra una ceppa con la proclamazione di virilità del macho, che la lady di rimbalzo sghignazzando gli risponde: «Guarda, invece dovresti proprio provare, magari ti piace. Non si può mai sapere!».

Procedo dunque entusiasta per come le mie concittadine abbiano ormai inscritta l’inclusione, sia etnica che sessuale, nel proprio codice esistenziale, dirigendomi verso il centro pronto ad affrontare i rituali di via Pretoria, finalmente di nuovo piena di gente! Primo tra tutti quello del saluto. Già, perché salutare ma soprattutto esser salutati coincide, in qualche modo, con la dimostrazione del nostro essere «viventi». E mai come in questo periodo abbiamo bisogno di comunicarlo in giro. La prossima volta passerò così all’analisi delle varie forme di saluto. Saluti a tutti, intanto!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

EDITORIALI

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725