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Foggia e i tulipani: pazienza dell’attesa

Foggia e i tulipani: pazienza dell’attesa

Anche Giuseppe e Michele ci ricordano che per fiorire ci vuole lentezza; in piena pandemia, con una gelata improvvisa che lo scorso anno ha tranciato senza pietà quei fiori, chiunque avrebbe mollato

10 Aprile 2022

Rossella Palmieri

FOGGIA - Ricominciare da capo con un tulipano. Alzare la testa come questo fiore che ha nella tenacia il sapore della dolcezza. E ce lo insegnano due intrepidi fratelli, Michele e Giuseppe Savino, che hanno aperto il più grande campo di tulipani della Puglia e in mezzo a questo tappeto screziato di fiori hanno piantato ulteriore bellezza – più di una performance di teatro e musica – e creato indotto economico sotto il segno della rigenerazione rurale. Con una spruzzata di rugiada, inoltre, data dai numerosissimi partner, hanno reso tangibile il miracolo della coesione. Ci piace la determinatezza di questi fratelli: la riteniamo emblematica per tanti motivi e la paragoniamo, oggi, a quel capolavoro del regista Silvio Soldini che tutti noi ricordiamo, Pane e tulipani. “Le cose belle sono lente” dice il burbero fioraio presso cui si troverà a lavorare Rosalba, madre e moglie ‘dimenticata’ in autogrill, che dalla circostanza casuale ne trae l’essenza più profonda, provare a cambiare vita. Sotto il segno di un fiore. Anche Giuseppe e Michele ci ricordano che per fiorire ci vuole lentezza; in piena pandemia, con una gelata improvvisa che lo scorso anno ha tranciato senza pietà quei fiori, chiunque avrebbe mollato. Loro no, come la protagonista Rosalba che non si è arresa al destino di donna trascurata dal marito e a Venezia ha conosciuto Ferdinando.

Avviene lì il miracolo della reciprocità e i due non si fanno mai mancare quotidianamente i gesti d’amore più belli che possano esserci in una coppia. Lui le prepara la colazione dove spicca il pane, lei gli porta tutte le sere un mazzo di tulipani. Giuseppe e Michele vengono anche loro, e a loro modo, dal pane e dalla terra incarnati dal padre Antonio. Per tale motivo apprezziamo questi volitivi uomini in grado di coniugare il cibo della tradizione (pane) con l’innovazione e la bellezza (tulipani). A chi chiede loro il perché di questa ‘creazione’ rispondono “per chi” lasciandoci chiaramente intendere quanto forte e preponderante sia la componente affettiva. Come lo è quella di Ferdinando che decide di dichiararsi a Rosalba quando l’ultimo petalo dell’ultimo tulipano cadrà dal vaso. Il fioraio del film spiega che i tulipani non sono di origine olandese, ma persiana. Esattamente come Rosalba: la si crede in un modo, ma la sua splendida interiorità è riconoscibile solo da chi la ama veramente. E oggi vogliamo sentirci tutti, idealmente, un po’ Giuseppe, un po’ Michele e un po’ Rosalba. Con la genuinità del cuore, la fatica delle mani, la pazienza nell’attesa, la fiducia nell’amore.

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