«Esistono ma non li ho visti» dichiara sugli UFO l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama a Brian Tyler Cohen, conduttore di un podcast molto popolare oltreoceano. Dopo lo scalpore suscitato dalle sue parole, ha tenuto però a precisare su Instagram: «Statisticamente, l’universo è così vasto che ci sono buone probabilità che ci sia la vita là fuori. Ma le distanze tra i sistemi solari sono così grandi che le possibilità che gli alieni ci abbiano fatto visita sono basse, e non ho visto alcuna prova durante la mia presidenza che gli extraterrestri abbiano preso contatto con noi. Davvero!» Una tesi in sintonia con l’opinione della compianta Margherita Hack.
A pochi giorni di distanza arriva la replica di un individuo agli antipodi di Obama, Donald Trump. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha proclamato in un post su Social Truth: «Visto l’enorme interesse dimostrato, darò istruzioni al Segretario alla Guerra e ad altri Dipartimenti e Agenzie competenti di avviare il processo di identificazione e divulgazione dei documenti governativi relativi alla vita aliena ed extraterrestre, ai fenomeni aerei non identificati (UAP) e agli oggetti volanti non identificati (UFO), e a qualsiasi altra informazione connessa a queste questioni altamente complesse, ma estremamente interessanti e importanti». In coda, un rabbuffo ad Obama: «Ha fatto male a parlare così».
È un ritorno di fiamma per gli extraterrestri o la perpetuazione di un enigma sollevato da Enrico Fermi con il suo paradosso: «Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono?»
Quella degli alieni è una mitologia postmoderna di cui si occupò perfino Jung nel suo saggio Su cose che si vedono nel cielo. L’inizio si situa in due episodi. Alle 15 del 24 giugno 1947, sulla rotta aerea compresa tra Chehalis e Yakima, nello stato americano di Washigton, l’imprenditore Kenneth Arnold, in volo sul suo CallAir A-2, mentre collaborava alla ricerca di un apparecchio precipitato dei Marines, dalle parti di Mount Ranier avvista luci e oggetti che gli ricordano mezze lune o piatti volanti (flying saucers).
Il 2 luglio di quello stesso anno, nei pressi di un ranch 120 km a nord-ovest di Roswell, New Mexico, avviene un’esplosione che lascia rottami di origine e fattura sconosciute. Il mandriano Mac Brazel, avendo udito un formidabile botto, trova i resti inspiegabili e contatta i militari. L’8 luglio 1947, il Roswell Daily Record: «L’Aeronautica cattura un disco volante presso un ranch nella regione di Roswell». La conferma arriva da un comunicato di Walter Haut, addetto stampa della locale base militare, smentito il giorno dopo dai superiori. I militari diffondono una foto del maggiore Jesse Marcel che mostra quanto rimane di un pallone sonda.
Tutto questo sembra lontano nello spazio e nel tempo dai territori di prossimità. Invece anche le problematiche ufologiche entrano nel quadro informativo ambientale.
Dal 1900 al 1990 si registrano 150 casi documentabili. Il primo si trova proprio sulla Gazzetta del Mezzogiorno, del 6 ottobre 1946, quasi un anno prima della testimonianza di Arnold. Un velivolo di configurazione oblunga appare sui cieli di Polignano a Mare. Nel 1950 si annoverano 6 fatti analoghi, fra cui uno a Ceglie Messapico. Successivamente la Puglia fu interessata da flap, termine che designa grandi ondate di sorvoli da parte di UFO. Alcune località “visitate” dai dischi volanti sono Monte S. Angelo e San Pietro Vernotico. Va specificato che se dapprima spicca la predominanza dell’elemento luminoso, dopo la Puglia conosce anche la presenza di aerostati che sfidano le leggi della fisica con manovre impossibili. Se ne riscontrarono dopo il G7 del 2024, talvolta acclarati come razzi o satelliti. Studiosi del CUN hanno analizzato avvistamenti a Copertino e Manduria, non di rado rivelatisi fenomeni naturali o convenzionali.
La stessa Gazzetta del Mezzogiorno si occupò del cosiddetto Ufo-porto di Bari, segnalato con un puntino rosso. Un sito per l’eventuale atterraggio di velivoli extraterrestri ricavato dall’ex caserma Rossani. Vi sono iscritti triangoli e cerchi con un linguaggio geometrico di facile comprensione per altre specie.
Non era un UFO bensì forse un frammento meteorico quello che lo scorso gennaio provocò una deflagrazione con luce verdastra a Casamassima.
Certo, è la spettacolarizzazione delle notizie nell’era dell’invadenza mediatica, del digitale invasivo e pervasivo. Ma le stranezze del mondo attuale arrivano dovunque al di qua delle colline.
















