Mercoledì 14 Gennaio 2026 | 16:33

Balanda (Nadara): «Con l’eolico offshore il Sud può fare il salto di qualità»

Balanda (Nadara): «Con l’eolico offshore il Sud può fare il salto di qualità»

 
LEONARDO PETROCELLI

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LEONARDO PETROCELLI

Balanda (Nadara): «Con l’eolico offshore il Sud può fare il salto di qualità»

«Ma servono risposte, o i finanziamenti andranno altrove»

Mercoledì 14 Gennaio 2026, 14:32

14:33

Continua la nostra serie di interviste dedicate alle energie rinnovabili e, in particolare, all’eolico offshore. Dopo Fulvio Memone Capria (Aero), Daniela Salzedo (Legambiente) e Michele Scoppio (Gruppo Hope), oggi ne discutiamo con Ksenia Balanda di Nadara.

Da un lato miliardi di investimenti e un mare di opportunità potenziali, sospese tra sfida energetica ed espansione geopolitica dell’Italia che innova nel Mediterraneo. Dall’altra il solito castello di complicazioni e ritardi che mettono a repentaglio il buon esito di una partita che si può vincere. Al centro, il Mezzogiorno terra d’elezione per un settore, quello dell’eolico offshore, che reclama velocità e centralità. Non a caso, «fare presto» è l’espressione più volte evocata, nel suo lungo ragionamento, da Ksenia Balanda, Direttore Generale eolico offshore l’Italia di Nadara, tra i maggiori produttori indipendenti di energia rinnovabile in Europa.

Ksenia Balanda, iniziamo dalle premesse: perché l’eolico offshore è ritenuto la principale leva di sviluppo del segmento rinnovabili?

«L’eolico offshore sfrutta i venti in mare, che sono più forti e costanti rispetto alla terraferma. Inoltre, poiché gli impianti sono in mare aperto, l’uso di turbine eoliche più grandi di quelle usate a terra consente di generare quantità di energia enormemente più elevate rispetto a tutte le altre fonti rinnovabili. Infine, l’eolico offshore è un volano per la creazione di nuove filiere industriali e posti di lavoro altamente qualificati».

Questo «volano» dove può condurre il Mezzogiorno?

«L’individuazione dei porti di Taranto e Augusta, con Brindisi e Civitavecchia a supporto, per la realizzazione degli hub per lo sviluppo della filiera italiana dell’offshore è per il Sud un’occasione di sviluppo irripetibile, con Puglia e Sicilia in testa. Si tratta di due Regioni che hanno la possibilità di dare una nuova forma al proprio assetto industriale, contribuendo a fornire risposte alternative ad annose questioni irrisolte, come quella dell’ex Ilva. Per concretizzare il tutto, però, è necessario che si acceleri, stanziando le risorse per l’adeguamento dei porti di Taranto e Augusta. È una delle richieste che abbiamo avanzato di recente tramite la nostra associazione di settore Aero, in una lettera inviata al ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin, a fine novembre».

Ragionando in grande, lo sviluppo dell’eolico offshore può dare al Sud la capacità di proiettarsi incisivamente nella dimensione mediterranea?

«A livello internazionale, negli ultimi anni, il settore energetico ha subìto forti tensioni, dovute alla situazione geopolitica dei Paesi che producono energia da fonti fossili. In questo contesto, il Sud dell’Italia ha ricoperto il ruolo di crocevia per il trasporto di energia prodotta altrove, in particolare gas. Con l’eolico offshore, invece, si punta sulla produzione di energia rinnovabile in loco e, soprattutto, sulla creazione di una filiera nazionale legata a questa tecnologia, che è molto innovativa. C’è, insomma, un tema di sicurezza e minore dipendenza energetica, ma non solo: l’eolico a mare ha ricadute positive anche sulle bollette e sull’economia nazionale e locale grazie al fatto che il 70% degli impianti può essere tutto “made in Italy”. Il Mezzogiorno può decidere di smettere di essere solo terra di passaggio e diventare protagonista di un settore dall’alto potenziale. Ma, ripetiamo, è necessario fare presto».

Entriamo nel merito. Quali sono i progetti di Nadara per la Puglia e a che punto sono?

«Nadara ha proposto due progetti per la Puglia: “Kailia”, nel Brindisino, e “Odra” nel Basso Salento. Per la realizzazione dei due parchi si prevede un investimento complessivo di quasi 6 miliardi di euro. Gli iter per entrambi i progetti sono stati avviati nel 2021, al momento sono nella fase finale della Valutazione di Impatto Ambientale. Auspichiamo di avere al più presto un parere positivo. Per entrambi i progetti, fin dall’inizio, abbiamo posto l’interlocuzione con i territori al centro della nostra attività. Ne sono dimostrazione anche le ottimizzazioni progettuali appena depositate per quanto riguarda “Odra”. Alla Gazzetta possiamo anticipare che il parco ha adesso un nuovo layout: le prime file di aerogeneratori sono state ulteriormente allontanate dalla costa per ridurre ancora di più l’impatto visivo, già estremamente contenuto. Anche questo è un segnale del nostro impegno con la Puglia e i pugliesi, coi quali abbiamo avviato, sin dall’inizio, un dialogo continuo e costruttivo».

Dal punto di vista ambientale, invece, l’eolico offshore è sicuro?

«Sì. Innanzitutto, l’impatto visivo e acustico è decisamente ridotto rispetto all’eolico a terra. Gli specchi d’acqua nei quali insistono i parchi, inoltre, diventano habitat marini nei quali possono proliferare specie acquatiche altrimenti ostacolate dalla pesca. I benefici, dal punto di vista ambientale, sono enormi, a cominciare dalle circa 3,2 tonnellate di anidride carbonica risparmiata in un anno con la produzione dei nostri soli due parchi, “Odra” e “Kailia”, in grado di fornire energia elettrica a oltre due milioni e mezzo di utenze domestiche».

Quali sono le principali criticità che affrontate nel percorso di sviluppo degli impianti?

«Il 2025 si è chiuso, per gli sviluppatori dell’eolico offshore, con un segnale forte al Governo: la già citata lettera della nostra associazione di settore al ministro Pichetto Fratin con la richiesta di non temporeggiare oltre. È fondamentale ora concretizzare, in breve tempo, le attività necessarie per l’avvio dei due hub e le aste previste dal decreto Fer 2, senza le quali il settore non può decollare. Per quanto riguarda i nostri progetti, ancora una volta, dobbiamo segnalare gravi ritardi: avremmo dovuto avere risposte sugli iter entro 130 giorni dal deposito delle istanze per la Valutazione di Impatto Ambientale e invece, dopo quasi due anni, sul progetto Kailia non abbiamo ancora alcuna notizia, nonostante il territorio sia favorevole al progetto. Anche per questo saremmo sorpresi da un parere negativo degli enti competenti. Le fasi iniziali per questi progetti necessitano di ingenti investimenti e alcuni operatori hanno ritirato le loro proposte, data l’incertezza generata dai ritardi. Il rischio è che molti investimenti siano dirottati verso altri Paesi del Mediterraneo. Noi, per il momento, siamo ancora intenzionati a investire in Puglia».

E dunque cosa chiedete alla politica per questo 2026 che, secondo molti, sarà l’anno della svolta per l’eolico offshore?

«Novità, risposte, decisioni, azioni che portino a risultati concreti. Non è possibile attendere oltre. Significherebbe privare l’economia nazionale, e meridionale in particolare, di una fondamentale occasione di crescita e sviluppo, di occupazione qualificata e investimenti, di creare una filiera d’eccellenza con la possibilità, oltretutto, di esportare il know-how facendo dell’Italia il Paese leader nel Mediterraneo. Noi siamo pronti a fare la nostra parte: lo dimostrano le decine di milioni di euro già spesi e il fatto che Nadara ha di recente acquisito tutte le quote prima in capo a BlueFloat Energy, a riprova che facciamo sul serio. È tempo che anche altri facciano la loro parte».

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