Una sostituzione temporanea durata dieci anni, grazie a un’assunzione disposta «in conflitto di interessi» e alla mancata comunicazione al ministero dell’Ambiente. Il tutto per nascondere «una funzione che, mai, avrebbe dovuto e potuto svolgere, facendosi riconoscere differenze stipendiali non dovute». È per questo che la Procura della Corte dei conti ha mandato a giudizio Fabio Modesti, 63 anni, di Bari, l’esponente ambientalista che da febbraio 2011 a luglio 2019 ha svolto senza titoli il ruolo di direttore generale del Parco dell’Alta murgia incassando - secondo l’accusa - 495mila euro di stipendi non dovuti.
La vicenda è emersa dopo un’ispezione del ministero dell’Economia, che ha ricostruito - scrive nell’atto di citazione il vice procuratore generale Pierlorenzo Campa con il visto del procuratore regionale Carmela de Gennaro - «inconfutabilmente l'atteggiamento fraudolento del sig. Modesti». Per svolgere il ruolo dirigenziale nella pubblica amministrazione serve non solo la laurea (Modesti ha il diploma di liceo), ma anche - per gli enti parco - l’iscrizione all’apposito albo del ministero dell’Ambiente a cui, in dieci anni, la nomina del direttore facente funzioni dell’Alta Murgia non sarebbe mai stata comunicata. La Procura ritiene che «l’omissione volontaria ed intenzionale al Ministero competente della comunicazione relativa al trattamento retributivo da direttore fossero preordinati dal Modesti all’unico scopo di continuare a svolgere» un ruolo che non gli spettava. Ma la Procura contabile ha chiamato a rispondere del presunto danno a titolo di colpa grave, in via sussidiaria e per un quinto del totale, i cinque presidenti che si sono succeduti in quel periodo: Girolamo Pugliese, Massimo Avancini, Cesare Veronico (difeso dall’avvocato Sabino Annoscia) e Cesareo Troia (avvocato Francesco Bruno) cui è contestata complessivamente una somma di circa 99mila euro...
















