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«Stop aiuti per i fitti, la Puglia soffre»

«Stop aiuti per i fitti, la Puglia soffre»

 
Marisa Ingrosso

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Marisa Ingrosso

«Stop aiuti per i fitti, la Puglia soffre»

Chieco (già delegato Welfare Anci regionale): il governo Meloni ci ripensi

Sabato 01 Luglio 2023, 13:32

Proprio mentre aumenta la povertà, il governo Meloni toglie le risorse al fondo nazionale a sostegno delle famiglie in locazione e a quello sulla morosità incolpevole, così si rischiano sfratti e dolore che possono portare all’esplosione di un bomba sociale. È l’analisi di Pasquale Chieco, già delegato al Welfare di Anci Puglia, e primo cittadino di Ruvo, che interpreta la preoccupazione dei sindaci per quanto potrebbe accadere nei territori. Con la legge di Bilancio per il 2023, infatti, l’Esecutivo non ha rifinanziato il «Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione» varato nel 1998 (governo D’Alema), a sostegno dei nuclei familiari che non riescono a far fronte alla pigione. Resta a secco anche il «Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli» varato nel 2013 (governo Letta). E così, mentre i suoi uffici chiudono la prima corsa a perdifiato per rispettare le scadenze del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza chiudendo molta parte delle gare per i relativi finanziamenti, il Comune cerca di aiutare i più «fragili» dei 25 mila residenti, quelli che hanno difficoltà a permettersi un’abitazione.

«In questi giorni - dice Chieco - stiamo versando contributi ai cittadini che ne hanno diritto. Poco meno di 200mila euro (trentamila euro cofinanziati dal Comune), per poco più di cento famiglie, 101 per l’esattezza. Un numero importante per una comunità di 25mila abitanti. E, così come gli altri sindaci, abbiamo la consapevolezza che questo sostegno è l’ultima volta che possiamo darlo, se il governo Meloni non tornerà sui propri passi. Ricordo che tutto ciò avviene in un contesto in cui si ridefiniscono gli ambiti, il perimetro, del reddito di cittadinanza, sostituito dall’assegno di inclusione, e che ciò porta a una diminuzione dei nuclei sostenuti, rischiando di creare un mix micidiale che si manifesterà nel 2024. Il grido di allarme, quindi, è per il complesso di azioni di questo governo in un momento in cui la povertà assoluta è cresciuta a poco meno del 10% e con contestuale, progressivo, incremento dei canoni di locazione. Nella mia esperienza, ma credo valga per tutti i sindaci del Sud, quando si incontrano cittadini in condizioni di bisogno le domande sono due: lavoro e casa».

Lei teme l’innesco di una bomba sociale?

«Sì, i dati vanno in questa direzione. Una bomba che si scaricherà sui servizi sociali professionali e sulle amministrazioni. Io e, credo, tutti i sindaci siamo preoccupati di questa convergenza. Faccio presente che noi stiamo procedendo anche con un’anticipazione di cassa per versare queste somme ai cittadini che hanno titolo a riceverle. Le risorse non ci sono arrivate, ma le esigenze sono tali che, per andare in contro ai cittadini, abbiamo anticipato il pagamento. Ricordiamo poi che, a fronte del bisogno di alloggi, c’è un patrimonio sfitto, inutilizzato. Per riuscire ad avere un contratto di locazione spesso viene richiesta una busta paga consolidata e garanzie di solvibilità che non di rado le persone che vivono in condizioni più marginali hanno difficoltà a dare. È la vita reale ed è doloroso. Per fortuna che c’è una rete di soggetti associazioni e enti del terzo settore che ci sostengono, altrimenti la situazione sarebbe ancora più complessa».

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