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Carbonetti: "Assicuriamo sicurezza e stabilità a Mosul e  supportiamo la popolazione locale con visite mediche".

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Il ten. col. Carbonetti

Il tenente colonnello Luca Carbonetti, 44 ann, è il comandante della task force con sede a Mosul (Iraq) appartenente al comando del Contingente militare italiano nell’ambito dell’operazione “Prima Parthica”. La task force “Praesidium” è su base 82° Reggimento fanteria “Torino” di stanza in Barletta: 500 i militari, tutti pugliesi impegnati in questo teatro operativo.

Colonnello, qual è l’attività quotidiana della task force “Praesidium”?

 “Ci occupiamo della protezione della diga in coordinamento con le forze di sicurezza locali e operiamo in un contesto interforze all’interno del contingente nazionale comandato dal generale Nicola Terzano. Oltre ad assicurare la difesa della struttura, garantiamo la sicurezza del personale militare e civile americano e delle maestranze italiane della ditta Trevi impegnate nei lavori di risanamento dell’infrastruttura”.

 Quali difficoltà si incontrano?

“Più che di difficoltà parlerei della particolarità dell’ambiente operativo in cui operiamo e mi riferisco alla situazione climatica, alla conformazione del territorio, alle possibili attività di forze ostili e alle relazioni che si devono instaurare con le autorità e con le comunità locali per guadagnarsi e mantenere la fiducia e il consenso, ingrediente indispensabile per il compimento della missione assegnata. Ma, posso affermare con convinzione che, grazie alla preparazione professionale e all’addestramento specifico cui ci siamo sottoposti prima di giungere in Iraq, siamo in grado di fronteggiare qualsiasi situazione”.


 Qual è il rapporto con la popolazione?

“Ottimo. Tutto questo è frutto del “saper fare” del soldato italiano e del “saper comprendere” la realtà locale rispettandone gli usi, i costumi e le tradizioni. I nostri soldati sono un binomio univoco, strumento di difesa ed al tempo stesso espressione di umanità”.

 Ci sono attività specifiche umanitarie sul territorio? In cosa consistono?

“Oltre ad assicurare la sicurezza e la stabilità dell’area d’operazione, i fanti del “Torino”  supportano in maniera tangibile ed efficace la popolazione locale con attività umanitarie. Ad esempio, con le attività mediche a domicilio effettuate settimanalmente dal personale medico italiano negli ospedali vicini della diga di Mosul, dove il know how italiano è fortemente apprezzato e stimato”.

La stabilità della regione è un traguardo possibile?

“Le forze di sicurezza irachene hanno potuto celebrare la vittoria militare sull’Isis anche grazie all’eccellente lavoro di addestramento che le Forze armate della Coalizione hanno fatto, in cui anche l’Italia ha avuto un ruolo determinante. L'Isis è stato sconfitto da un punto di vista statuale, ma non è scomparso, rimane un fenomeno occulto e complesso. Per questo la Coalizione continua a sostenere l’addestramento delle forze locali per garantire la stabilità raggiunta nella regione”.


 I programmi di addestramento dei Peshmerga continuano? Con quali risultati?


“La Coalizione continua a supportare l’addestramento delle forze di sicurezza irachene e di conseguenza anche di quelle della Regione autonoma del Kurdistan (Peshmerga). L’Italia gioca un ruolo di primo piano nello specifico settore assicurando la leadership del Kurdistan training coordination centre, struttura deputata all’addestramento delle forze di sicurezza curde. Al personale dell’Esercito si affianca un’unità dell’Arma dei Carabinieri che si occupa della formazione delle forze di polizia curde. L'Italia sinora ha addestrato oltre 40mila tra militari e poliziotti sia iracheni che curdi pari a circa il 30% del totale formato dall'intera Coalizione attiva in Iraq”.

Prosegue l'addestramento dei Peshmerga

 Dall'inizio della missione cosa è  cambiato, se è cambiato, il rapporto con le autorità irachene?

“Sicuramente, dall’inizio della missione, il rapporto con le autorità irachene è andato sempre più consolidandosi, basandosi in primis sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione continua che ha dato vita ad una naturale sinergia tra i militari italiani e le forze di sicurezza”.


L'Italia è il secondo paese in termini di numeri impegnato in Iraq. Un ruolo che ci viene riconosciuto?

“Sì, l’Italia è il secondo Paese contributore dopo gli Stati Uniti in termini di personale che opera nell’ambito della Coalizione multinazionale composta da 79 membri con il recente ingresso delle Isole Fiji tra i 74 Paesi e le 5 Organizzazioni internazionali. Un ruolo di primo piano che ci viene riconosciuto in ogni occasione dai nostri alleati sia in termini quantitativi che qualitativi. A testimonianza dell’importanza dell’impegno italiano il nostro personale ricopre numerosi incarichi di rilievo”.

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