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Caporetto non fu una disfatta
Bari, la storia rivisitata

Caporetto non fu una disfatta
Bari, la storia rivisitata

Caporetto non fu una disfatta
Bari, la storia rivisitata

 
Gaetano Campione

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Gaetano Campione

Caporetto non fu una disfattaBari, la storia rivisitata

Dalla sconfitta al successo di Vittorio Veneto: il racconto del generale Torres

Martedì 23 Ottobre 2018, 20:48

“Caporetto non fu una disfatta, ma una sconfitta”. Il tono della voce di Michele Torres, un passato di brillante generale dell’Esercito, è un misto di passione, determinazione e perentorietà. E’ toccato a lui chiudere le manifestazioni per il centenario della Grande guerra, organizzate dalla sezione Unuci di Bari. L’argomento è di quelli che si prestano a diverse interpretazioni. Il termine Caporetto - oggi ribattezzato Kobardi, in Slovenia - è ormai entrato nel linguaggio comune e viene usato come metafora di un’idea negativa. Insomma, sembra che ci sia sempre una Caporetto che ci aspetta.
Invece, lo sfondamento delle linee italiane sull’Isonzo, da parte degli austro-tedeschi, per quanto possa sembrare paradossale, rappresentò la scintilla della reazione italiana. La lettura storica di Torres ha portato i ragazzi delle scuole del Polivalente fino al Piave e alla Battaglia del Solstizio, l’episodio che segnò la svolta del conflitto e costruì le premesse per il successo di Vittorio Veneto.


La ritirata di Caporetto, costellata da una serie di errori di valutazione da parte dei generali dell’Esercito, si trasformò in una difesa elastica e viene ancora oggi studiata sui libri di tattica militare. Gli italiani indietreggiarono per 150 chilometri, combattendo. Non è vero che mancò il nemico. Anzi. I protagonisti del Piave furono gli stessi protagonisti della sconfitta. Cambiarono solo un paio di cose dopo la confusa ritirata iniziale: dietro i nostri soldati c’era l’appoggio di un Paese coeso e unito, non diviso dai nazionalismi;  lo sforzo industriale bellico consentì ai fanti di avere mezzi migliori (fucili, cannoni, munizioni) di quelli del nemico; il ricambio di ufficiali giovani consentì la realizzazione di idee e concetti innovativi sotto il profilo strategico; la spensieratezza e le energie dei ragazzi del ’99 “impararono prima a morire che a vivere”, garantirono un salto di qualità decisivo.
Torres ha rivalutato alcune figure di generali. Su tutti quella di Armando Diaz che forse la storia italiana non ha sufficientemente apprezzato. E ha retrocesso di un gradino ufficiali superiori come Cadorna e Badoglio anche se il primo fu capace di portare l’Esercito dall’altra parte dell’Isonzo e il secondo si rivelò un buon organizzatore.


“Bisogna essere orgogliosi di essere italiani”, ha sostenuto con forza il relatore. “Bisogna smettere di piangersi addosso: sulla sconfitta di Caporetto sono stati pubblicati decine di libri, sulla vittoria della Battaglia del Solstizio solo quattro”.
Alla conferenza, organizzata col patrocinio del Comune e della Polizia municipale di Bari, hanno partecipato, tra gli altri, Francesco Lancianese (presidente Unuci e Lions club Murat), Giovanni Mazzone (già generale dell’Aeronautica militare), Paolo Caradonna (collezionista di uniformi della Prima guerra mondiale), Saverio D’Alonzo, Silvio Maselli e Filippo Melchiorre (in rappresentanza di Palazzo di Città), Michele Palumbo (dirigente generale Polizia municipale).

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