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«Nessun allarme sanitario
nella Val d'Agri del petrolio»

Esperti chiamati dall'Eni smontano le risultanze della «Vis»

«Nessun allarme sanitario  nella Val d'Agri del petrolio»

di Alessandro Boccia

VAL D'AGRI - Ci sono voluti tre mesi agli esperti chiamati dall’Eni per passare sotto la lente d’ingrandimento i dati contenuti nella Valutazione d’impatto ambientale, più comunemente conosciuta come Vis, condotta in Val D’Agri dallo staff del professor Fabrizio Bianchi. «In Val d’Agri non c’è alcun allarme sanitario»: è questa la conclusione alla quale il team di scienziati dell’Eni, composto dal professore di Sanità pubblica dell’Università la Sapienza, Gianfranco Tarsitani, dall’ex capo dipartimento Ambiente e salute dell’Istituto superiore di Sanità, Loredana Musmeci, dal direttore del dipartimento di Biomedicina e prevenzione nell’Università Tor Vergata di Roma Leonardo Palombi, e dal direttore dell’istituto di Epidemiologia nella «Mount Sinai school of medicine» di New York, Paolo Boffetta, è arrivato dopo aver passato in rassegna lo studio. Posizioni che sono state comunicate ieri mattina ai giornalisti nel corso di un incontro nella sede potentina della compagnia petrolifera e che sono risultate diametralmente opposte rispetto a quelle del professor Bianchi che parlava invece di «associazioni di rischio» tra l’attività petrolifera e la salute pubblica.

Tre le principali osservazioni sollevate dagli esperti sulla Vis: «Viene erroneamente definita valutazione d’impatto ambientale ciò che in realtà è uno studio, l’analisi non tiene conto dei dati e trend storici e, in ultimo, non stabilisce un rapporto di causa-effetto coerente con i dati acquisiti». Per ciò che attiene al primo punto, hanno spiegato ieri gli esperti, «lo studio del professor Bianchi sulle popolazioni di Viggiano e Grumento Nova, non prende in considerazione quelle fasi fondamentali relative allo screening, scoping, assessment, monitoraggio e reporting», inoltre «completamente assente è la fase di risk assessment, essenziale per valutare i rischi connessi alle singole sostanze o contaminanti e alla loro miscela». Gli esperti dell’Eni di contro, esaminando i dati Istat, hanno osservato un eccesso di mortalità cardiovascolare nella zona del centro oli di Viggiano che risale a prima dell’apertura dello stabilimento; successivamente una diminuzione della mortalità, fino al 2014 a Viggiano, Grumento Nova e in molti altri Comuni lucani, invariate sono rimaste le malattie respiratorie, mentre dal punto di vista dei tumori a Viggiano e a Grumento il dato non è risultato superiore a quello nazionale né prima, né dopo l’apertura dell’impianto. Infine, in relazione alla terza critica mossa alla Vis, gli esperti della compagnia petrolifera, hanno spiegato che «tra i campioni di popolazione non c’è una rilevante differenza in termini di esposizione a ossidi d’azoto e loro miscele, che lo studio inoltre non esamina le informazioni di contesto rispetto ai principali inquinanti ambientali e, inoltre, non considera i fattori di rischio più comuni per la mortalità cardiovascolare». Tuttavia da parte dell’Eni, è stata ribadita la «piena disponibilità alla cooperazione ed al confronto con la comunità scientifica».

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