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In Puglia e Basilicata

Il caso

Potenza: lavoratori senza diritti e una legge ancora da attuare

Potenza: lavoratori senza diritti e una legge ancora da attuare

Operaio in condizioni di dubbia sicurezza a Potenza

La scena catturata su un tetto della città rilancia il tema della sicurezza

18 Settembre 2022

Redazione Potenza

POTENZA - Un operaio al lavoro sopra un tetto senza nessun presidio di sicurezza. La scena l’abbiamo immortalata a Potenza dove un uomo di colore a mani nude sta risistemando da alcuni giorni le tegole sulla copertura del palazzo. Facile pensare che condizioni così precarie possano essere accettate solo da un migrante, una di quelle persone ai margini della società che pur di racimolare qualche euro si ritrova costretto a fare di tutto. Anche senza nessuna tutela sindacale. Sul tetto del palazzo, tuttavia, sono al lavoro anche altri uomini, forse stranieri, forse no. Tutti senza guanti, senza caschi, senza scarpe anti infortunio. Una scena sotto gli occhi di tutti che pure non solleva alcuna indignazione perché, com’è noto, se non ci scappa il morto, il problema non esiste.

Segnaliamo questi operai al lavoro sul tetto a Potenza a pochi giorni di distanza dal doppio incidente di Lavello e all’ondata di indignazione sollevata soprattutto negli ambienti sindacali per il perdurare di condizioni di vario sfruttamento.

A Lavello era successa una cosa ritenuta «paradossale» da Adelmo Barbarossa, reggente dell’Ugl Basilicata, poiché i due episodi si sono consumati all’interno della stessa azienda di conserve alimentari. «Fondamentale prevenire simili drammi», aveva detto Barbarossa, chiedendo «interventi immediati alle istituzioni regionali e nazionali volti ad intensificare i controlli, incentivare la formazione dei lavoratori e la cultura della sicurezza sul lavoro». Sulle morti bianche il nodo è proprio l’assenza totale di «cultura». In presenza di un sistema fragilissimo di controlli - come quelli più volte invocati dalla Cisl - è chiaro che le responsabilità ricadono unicamente sulle spalle degli imprenditori, medi o piccoli che siano. Dovrebbero essere i primi depositari del valore della vita, a prescindere dalla paura di controlli e sanzioni (che oltre tutto non ci sono).

Da mesi la Cgil Basilicata chiede alla Regione di convocare il comitato regionale di sicurezza e di riattivare l’Osservatorio sugli infortuni e le malattie professionali. In questo modo, secondo il segretario Angelo Summa, si darebbe «immediata attuazione alle disposizioni della legge regionale 27 del 18 dicembre 2007». Una bella legge: promuove la tutela e la salute dei lavoratori attraverso l’osservazione permanente del fenomeno degli infortuni e la conoscenza e dei rischi e delle misure di prevenzione. Peccato sia del 2007. E che debba ancora essere attuata. 

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