Venerdì 07 Ottobre 2022 | 13:42

In Puglia e Basilicata

Il caso

Potenza, il gup boccia Amara: «L’ex avvocato non è affidabile»

Potenza, il gup boccia Amara: «L’ex avvocato non è affidabile»

No al patteggiamento a 3 mesi. La difesa insiste: ha fatto scoprire le trame di Capristo

18 Settembre 2022

Massimiliano Scagliarini

L’avvocato siciliano Piero Amara avrebbe continuato a delinquere anche dopo il 2018, e - soprattutto - non avrebbe prestato una collaborazione sufficiente a meritare un patteggiamento a tre mesi. Cioè quello concordato con la Procura di Potenza nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge anche l’ex procuratore di Taranto, Carlo Capristo. La circostanza è emersa nell’ambito dell’udienza preliminare davanti al gup lucano Annachiara Di Paolo, che deve decidere se rinviare a giudizio l’ex procuratore insieme all’ex commissario Ilva, Enrico Laghi, all’ex poliziotto Filippo Paradiso, all’avvocato Giacomo Ragno e all’ex pm Antonio Savasta.

La proposta di patteggiamento è infatti stata respinta già a giugno, sulla base di due elementi. Intanto per il fatto che Amara risulta condannato per una bancarotta commessa nell’aprile 2018, cioè due mesi dopo l’arresto (anche se relativa a fatti di molti anni prima). E poi, appunto, l’impossibilità di valutarne il contributo alle indagini di Potenza. Il difensore dell’avvocato siciliano, Salvino Mondello, ha però annunciato che riproporrà la richiesta di patteggiamento nella prossima udienza (17 ottobre): con una memoria sostiene, in estrema sintesi, che Amara sia stato determinante per mettere a fuoco le accuse ora mosse a Capristo e agli altri coindagati.

La Procura di Potenza ritiene che l’ex procuratore di Trani e Taranto (che per questa vicenda l’8 giugno 2021 fu sottoposto ad obbligo di dimora) avrebbe «venduto la propria funzione giudiziaria» ad Amara, a Laghi e al consulente Nicola Nicoletti (che ha patteggiato 16 mesi) in cambio «del costante interessamento» per la sua carriera e «per ottenere i vantaggi economici e patrimoniali in favore del suo inseparabile sodale», l’avvocato Ragno. Amara ritiene di aver consentito alla Procura di Potenza di comprendere bene il ruolo di Capristo nello scambio di favori contestato dall’accusa: «Non era certamente Taranto la sede cui originariamente aspirava il dott. Capristo», scrive la difesa di Amara, riferendosi alla candidatura per la Procura generale di Bari in cui fu battuto al filo di lana nella votazione al Csm. Amara si intesta anche il merito di aver «ben evidenziato il ruolo che aveva avuto nella vicenda de qua il prof. Laghi, sia nella fase iniziale del conferimento dell’incarico all’avv. Amara sia in relazione alle nomine pervenute all’avv. Ragno da parte della struttura commissariale» dell’Ilva, oltre che di aver tirato in ballo l’ex pm Savasta («sconosciuto nella fase dell’indagine preliminare»), che ora risponde di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al falso esposto contro i vertici Eni che Amara fece pervenire a Capristo mentre era ancora procuratore di Trani.

Ma è ancora più interessante quello che Amara scrive per accreditare la sua credibilità giudiziaria nei processi in cui ha già patteggiato e nelle inchieste che ancora lo coinvolgono tra Roma, Milano e Perugia. A partire proprio dalla vicenda della loggia segreta Ungheria di cui si parla nei verbali di interrogatorio della Procura di Milano: «All’esito delle indagini - scrive la difesa - non è stato affatto affermato che la vicenda Ungheria sia stata una invenzione dell’avv. Amara, ma semplicemente che “l’esistenza dell’associazione non è stata adeguatamente riscontrata”». E questo mancato riscontro «non può essere addebitato ad imprecisioni dell’avv. Amara, ma soprattutto al comportamento quantomeno anomalo del dottor Paolo Storari», il pm di Milano titolare del fascicolo, accusato (e poi assolto) per aver consegnato quei verbali all’allora consigliere del Csm, Piercamillo Davigo.

Nell’indagine di Potenza, Amara risponde di concorso in corruzione in atti giudiziari tra il 2015 e il 23 luglio 2019, con Capristo (nel frattempo andato in pensione) che avrebbe sfruttato i rapporti di Amara e Paradiso per ottenere raccomandazioni al Csm «in occasione della pubblicazione di posti direttivi vacanti». La Procura aveva accordato al legale siciliano una pena di tre mesi in continuazione con la condanna riportata a Messina (un anno e due mesi), a sua volta in continuazione con la condanna di Roma (6 mesi).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 

BLOG

- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725